‘A Private War’: Trama e Trailer del film con Rosamund Pike

Matthew Heineman Il regista di “Cartel Land” passa al film narrativo con questa storia vera su un reporter di guerra diverso da qualsiasi altro.

Rosamund Pike

Quando Marie Colvin è stata uccisa insieme al suo collega Remi Olchik, nel febbraio del  2012, in Siria, aveva 56 anni. Morirono ad Homs, uccisi da una bomba improvvisata piena di chiodi, in un attacco ufficialmente orchestrato dai ribelli, ma probabilmente ordinato direttamente da Bashar Al Assad, stufo di quella donna americana che continuava a ficcare il naso nei suoi affari.

Marie Colvin era già nota in tutto il mondo per il suo coraggio e per i suoi reportage; aveva vinto qualsiasi premio giornalistico. Ex corrispondente di Foreign Affairs, inviata per il Sunday Times, fin dal 1985 aveva visto da vicino tutti i piccoli e grandi conflitti che negli ultimi 50anni hanno infiammato il Medio Oriente e non solo: dalle guerre in Cecenia e Kosovo agli scontri armati in Sierra Leone e Sri Lanka; inoltre, è stata la prima a intervistare Gheddafi, dopo il 1986, insieme ai colleghi Christiane Amanpour e Jeremy Bowen.

A trasformarla in leggenda, oltre ai suoi reportage,  la sua benda nera da pirata, che portava con fierezza sull’occhio perso in Sri Lanka a causa dello scoppio di una granata,  la voce roca da fumatrice e la sua risata fragorosa, ora anche un film ‘A Private War’, diretto da Matthew Heineman che sarà in uscita nelle sale italiane il prossimo 9 novembre .

Il volto cinematografico di Marie Colvin è stato affidato all’attrice inglese Rosamund Pike  che per l’occasione il regista Heineman (34 anni, già considerato dalla critica mondiale come uno dei migliori documentaristi, al punto che ‘Cartel Land’, che parlava dei cartelli di droga messicani, gli regalò nel 2015, la nomination all’Oscar), ha voluto invecchiata e ingrigita.

Non è un caso che un film del genere arrivi al pubblico in questo 2018.  Stiamo vivendo in un mondo in cui il giornalismo è sotto attacco. Da un lato l’avanzata inesorabile dei ‘social’ che sembrano svuotare di significato il ruolo del reporter (a che serve pagare qualcuno, quando le stesse fotografie o notizie le puoi ottenere gratis con un Twitt o prenderle direttamente da Facebook?), dall’altro da governi o gruppi di potere sempre più irritati dai presunti “sgarbi” fatti da quei giornalisti interessati alla ricerca della verità e a cui poco importa se questa è scomoda e intacca l’immagine e la visibilità del leader di turno.

Marie Covin diceva sempre: “Il nostro ruolo è quello di dire sempre la verità, anche in faccia al potere”. E il film di Matthew Heineman racconta proprio questo: la storia di una donna che non si è mai fatta problemi a usare la penna per svelare gli orrori della guerra, per la quale il mestiere di giornalista era sacro, una vocazione, impossibile da fermare con qualche intimidazione politica. La sua era una “Guerra Privata” contro chi voleva mettere a tacere i “senzavoce”, fino al punto di sacrificare tutto perfino la sua stessa vita.

Il film ripercorre gli ultimi dieci anni della sua carriera ma sottolinea anche i segni e i traumi che i conflitti avevano lasciato nell’animo di Marie. L a giornalista americana è raccontata anche nella sua incapacità di relazionarsi nella vita civile. Al collega Paul Conroy (nel film interpretato da Jamie Dornan) dice: “Odio trovarmi nelle zone di guerra ma mi sento costretta a vederla con i miei occhi” e lui le risponde “Perché ne sei dipendente“. Il film infatti affronta anche il tema della sindrome da stress post traumatico e quella sorta di dipendenza dalla guerra di cui soffrono i reporter, fino a subire veri e propri attacchi di panico.

Rosamund Pike è brava a calarsi nel ruolo di Marie Covin. L’interpretazione è convincente ed è  è probabile che arrivi fino ai prossimi Academy Awards. Bisogna quindi tenerlo in considerazione.

Pubblicato da Antonio Caporaso

Antonio Caporaso è nato a Salerno, vive a Portici. Laureato in Giurisprudenza, è fotoreporter dal 1990. Insieme con Jacopo Naddeo, dal 2016 ha costituito un laboratorio per le arti fotografiche in Pellezzano (Sa). Ha partecipato a numerose mostre e concorsi fotografici. Scrive libri e collabora con alcune riviste e case editrici nazionali.