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Afghanistan, Trump in guerra contro ISIS e Talebani

I soldati americani non lasceranno l’Afghanistan: questo l’annuncio del Presidente Trump in diretta TV. L’esatto contrario di ciò che il mondo intero attendeva dopo la sua elezione. Più e più volte in campagna elettorale il Presidente tuonò contro una guerra “lunga ed inutile”, ma le sue azioni dimostrano altro.

Dalla Casa Bianca sono certi che la ritirata avverrà solo dopo la chimerica “vittoria finale”. Era il 7 ottobre 2001, quasi sedici anni fa. Nello studio ovale sedeva un altro Repubblicano, George W.Bush, che per contingenza storica iniziò una guerra sanguinosa che vide fino a 100.000 soldati americani impegnati sul campo di battaglia.

La guerra afgana, però, perse lentamente di interesse politico il quale limitò le operazioni al controllo del territorio. Questa è la situazione che, in linea di massima, persiste fino ad oggi. La vittoria su Al-Qaida e il ridimensionamento delle forze talebane non hanno fermato però un confitto decennale. Gli ultimi fatti di cronaca impediscono di fatto al potere decisionale di ritirare la presenza militare in Medio Oriente. È in gioco infatti la credibilità della potenza bellica occidentale, messa a dura prova dai frequenti attacchi terroristici.

Probabilmente Trump era in buona fede dichiarando che “le decisioni cambiano quando si è al potere” e ammettendo di non poter più “seguire il suo istinto”. C’è bisogno infatti che la politica si mostri disponibile alle richieste di generali e stati maggiori per non risultare debole agli occhi della popolazione.

Guerra in Afghanistan, Trump: “Più potere all’esercito”

Molte decisioni, prima di competenza della Casa Bianca, saranno prese direttamente dal Pentagono. Anche le autorizzazioni sugli attacchi dei droni non passeranno più dalla scrivania presidenziale. Minacciato, inoltre, anche il governo del vicino Pakistan accusato di tollerare l’estremismo islamico.

 

“Non possiamo più stare zitti sui paradisi sicuri del Pakistan per le organizzazioni terroristiche”, ha dichiarato il presidente, “Il Pakistan ha molto più da guadagnare collaborando con i nostri sforzi in Afghanistan e ha molto da perdere continuando a proteggere i terroristi”. Annunciate sanzioni e pugno duro anche per i network sui quali si muove la comunicazione e la propaganda terrorista.

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Matteo Squillante

Napoletano di nascita, attualmente vivo a Roma. Giornalista pubblicista, mi definisco idealista e sognatore studente di Storia e Culture Globali presso l'Università di Roma Tor Vergata. Osservatore silenzioso e spesso pedante della società attuale. Scrivo di ciò che mi interessa: principalmente politica, cinema e temi sociali.
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