Altrove, nuovo album Algo Vuol Dire Qualcosa: Recensione

Recensione di “Altrove” degli Algo Vuol Dire Qualcosa duo di Città di Castello

Altrove

“Altrove” è l’esordio degli Algo Vuol Dire Qualcosa, un duo di Citta di Castello (PG) composto da Marco Mencarelli (voce, sinth e campioni) che avevamo già conosciuto per le meraviglie dei Moleskin che hanno prodotto un EP e tre bellissimi dischi. E alle chitarre, al basso, batteria, sinth e campioni Filippo Poderini, chitarrista laureato in jazz che ha suonato nei Tick-E, nei No Money Band e nel duo condiviso con Ljuba De Angelis, Amarchor Duo.

Il disco inizia con “Universi” e con dei piccoli passi simulati dalle note della chitarra e quando arriva la voce di Marco ci trasporta nella sua grazia nella sua eleganza per il suo tocco vocale che ricama attorno a una linea semplice che sa essere carezzevole e senza fronzoli. È come una eleganza che sa essere modesta e per questo acquista più valore. In una canzone dove racconta l’inizio di tutto, della creazione con poeticità e magia.

“Dalle mani” con Filippo Poderini alle chitarre e alle percussioni campionate, per raccontare il donare all’altro tutto quello che ci riesce ma senza farlo contento perché non si può continuamente sorprendere senza soste: così il ritmo all’inizio parte scostante quasi rassegnato ma poi si aggiunge l’effetto di uno schiocco di dita per darsi una spinta e continuare a provarci nel sorprendere l’altra persona. Con la voce di Marco che rimane sulla sua intima raffinatezza.

La chitarra di Filippo apre “Rivoluzione solitarie” come descrivendo con la melodia l’arrivo della rabbia sempre contenuta di Marco che canta di questa implosione che racchiude dentro sé stesso e non la fa diventare violenza ma bensì profondità e diventa anche momento di riflessione che invece di sfogarsi ‘si riparano e riposano’ parafrasandolo.

“Respiro” canto e controcanto per raccontare di una fisicità che rende felici, scandendo un ritmo lento e delicato nella prima volta per poi aumentare in corrispondenza di un battito del cuore che aumenta i suoi battiti quasi pericolosamente in un senso di unione e completezza.

“Finalfly 70” con una chitarra acustica e la voce sussurrata che viene fuori dalla coperta per raccontare di un amore che non è reale e così ci si nasconde, ci si sente in colpa e si è disposti a diventare ghiaccio e farsi sciogliere da lei che è il sole.

Un disco di metafisica sentimentale che coinvolge profondamente per i suoi lineamenti eleganti.

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