Cinema

Andrzej Wajda morto: il regista aveva 90 anni

Dopo il regista brasiliano Hector Babenco (Il bacio della donna ragno e Pixote- La legge del più debole), scomparso a luglio, si è spento ieri a Varsavia, all’età di 90 anni, il più famoso regista polacco: Andrzej Wajda. Il più famoso almeno in patria, perché forse all’estero sono più conosciuti altri suoi connazionali quali Roman Polanski, Krzysztof Kièslowski, Jerzy Skolimowski e Andrzej Zulawski (scomparso anche lui nel 2016).

Wajda è stato un importante esponente del cinema europeo e mondiale, attivo fin dal 1950, filmando l’evoluzione politica del suo paese, realizzando un cinema denso di patriottismo, ed è famoso per la sua ostinazione nel rifiuto a scendere a compromessi a trattare argomenti difficili. L’ultimo suo film, per dire, è il biopic Walesa- L’uomo della speranza (2013).

Nel 1981, ha vinto la Palma d’oro a Cannes con L’uomo di ferro, film che racconta di uno sciopero nei Cantieri Lenin in Danzica, è il secondo capitolo del precedente L’uomo di marmo. Prima e unica Palma d’oro assegnata ad un sequel.

Nel 1998, la Biennale gli assegna il Leone d’oro alla carriera.

Wajda è stato candidato all’Oscar ben quattro volte (La terra della grande promessa, L’uomo di ferro, Le signorine di Wilko e Katyn), vincendo solo l’Oscar alla carriera in riconoscimento alle cinque decadi di straordinaria regia.

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Claudio Rugiero

Laureato in DAMS all'Università degli Studi di Torino e diplomato in Filmmaking presso la Scuola Holden, ha frequentato diversi workshop di sceneggiatura e critica cinematografica, formando la sua esperienza anche presso alcuni Festival cinematografici (Torino, Bobbio e Venezia). Già redattore presso "Darkside Cinema" e "L'Atalante", è autore di racconti, soggetti e sceneggiature, nonché regista di un cortometraggio, "Interno familiare". Nel 2016, un suo soggetto per lungometraggio è stato tra i finalisti al Pitch in The Day- Concorso Opere prime.
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