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Anniversario morte Martin Luther King: 50 anni fa l’omicidio

“I have a dream”, “Io ho un sogno”. Una frase che è passata alla storia, così come l’uomo che l’ha pronunciata il 28 agosto 1963. Martin Luther King Jr aveva un sogno che, negli anni della segregazione razziale, sembrava impossibile da realizzare. Voleva un’America più giusta per tutti, un’America in cui anche i cittadini afroamericani vedessero riconosciuti i loro diritti.
Il 4 aprile 1968, esattamente cinquant’anni fa, James Earl Ray, suprematista bianco, tentò di mettere fine a quel sogno. Con un proiettile pose fine alla vita del pastore protestante che era diventato il simbolo della lotta comune di migliaia di persone. Colpito alla testa, Martin Luther King si spense alle 19.05 al St. Joseph’s Hospital di Memphis.
Ma la sua lotta non si è spenta con lui. La stessa determinazione si legge sui volti di quanti continuano a scendere nelle piazze per difendere l’uguaglianza.

Martin Luther King junior nacque il 15 gennaio 1929 ad Atlanta, Georgia, secondogenito di Martin Luther King senior, reverendo della chiesa battista di origini africane e irlandesi, e di Alberta Williams. Martin crebbe in una città del sud degli Stati Uniti dove, in quegli anni, gli atti di razzismo erano all’ordine del giorno e la segregazione degli afroamericani era vista dalla popolazione bianca come qualcosa di assolutamente normale. Un episodio, che lo stesso King riporterà in seguito nella sua biografia, segnò la sua adolescenza. Durante un viaggio in autobus, di ritorno da una gara oratoria tenutasi in una cittadina lontana più di 200 chilometri da Atlanta, fu costretto a cedere il suo posto, e con lui gli altri passeggeri afroamericani, a passeggeri bianchi saliti a bordo lungo il percorso, restando in piedi per tutto il tragitto. Nonostante questa situazione difficile, Martin riuscì ad avere la possibilità di frequentare le migliori scuole per studenti neri e a laurearsi in filosofia.
Nel 1954, spinto anche dal padre, divenne pastore battista nella città di Montgomery, in Alabama.
L’anno successivo si verificò un fatto che portò King ad esporsi pubblicamente e in maniera decisa in favore della comunità nera. Il 1° dicembre 1955 Rosa Parks, attivista della NAACP (National Association for the Advancement of Colored People), si rifiutò di cedere il posto sull’autobus ad un bianco. Venne immediatamente arrestata con l’accusa di aver violato la legge. La comunità nera di Montgomery decise inizialmente di reagire con la violenza, dando alle fiamme gli autobus e sparando contro le vetrine dei negozi. L’azione proposta da Martin Luther King e da altri leader di diverse comunità afroamericane fu di diversa natura e in questo assolutamente eccezionale e rivoluzionaria. King ebbe una grande ammirazione per Gandhi e credette sempre, durante tutta la sua attività politica, nella forza della non-violenza. Decise di rispondere sempre alle armi con le idee. Venne dunque organizzato un boicottaggio dei mezzi pubblici locali: nessun nero, ma anche chiunque avesse voluto partecipare, avrebbe dovuto utilizzarli. Questa battaglia durò ben 382 giorni, riscuotendo grande successo e un’inaspettata eco mediatica. Ed è grazie a questa azione che nel 1956 la Corte Suprema stabilì l’incostituzionalità delle leggi segregazioniste sui mezzi di trasporto.

Martin Luther King

L’attività di King va sicuramente riconosciuta come straordinaria in quanto contribuì, insieme a quella di pochi altri, a rendere consapevoli le comunità afroamericane sparse per tutti gli Stati Uniti della situazione orribile che si trovavano a vivere e che le cose andavano cambiate.
Nel 1957 decise di riunire gli uomini e le donne che combattevano la sua stessa battaglia in un’unica organizzazione non-violenta, la Southern Christian Leadership Conference.
Nonostante la vita di King, in quegli anni, cominciava a diventare difficile, tra arresti e minacce dei suprematisti bianchi, la marea non si arrestò.
Nel 1963 riuscì a riunire 200.000 persone davanti al Lincoln Memorial. Era il 28 agosto e King gridò al mondo il suo “I have a dream”.
“Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli un giorno vivranno in una nazione dove non saranno giudicati per il colore della loro pelle ma per le qualità del loro carattere”.
Disse così Martin Luther King, immaginando un mondo senza discriminazione per i suoi figli e per tutti i figli degli afroamericani ai quali, in quegli anni, erano negati anche i diritti più elementari. L’anno successivo il suo volto era sulla copertina del TIME. Era lui l’uomo dell’anno e l’ennesima conferma di questo fatto fu l’assegnazione del premio Nobel per la pace, che King ricevette a soli 35 anni. Il 10 febbraio dello stesso anno collezionò un’altra vittoria. Venne approvato il Civil rights act, legge che aboliva la disparità di registrazione nelle elezioni e la discriminazione nelle strutture pubbliche.
Passò alla storia la prima marcia partita da Selma. Organizzata da King il 7 marzo 1965 e più tardi divenuta tristemente nota come “Bloody Sunday”, vide seicento persone che manifestavano in modo pacifico per chiedere il diritto di voto per gli afroamericani e la fine della segregazione brutalmente caricate dalla polizia. La violenza immotivata usata dalle forze dell’ordine scandalizzò l’opinione pubblica e fece il giro del mondo.
Nel 1968 King era nella città dove troverà la morte per supportare uno sciopero dei netturbini locali.
Quel 4 aprile Martin Luther King aveva solo 39 anni ma era riuscito a cambiare l’America e con i suoi pochi mezzi aveva portato all’attenzione delle altre nazioni la piaga della discriminazione.
La sua eredità non è andata perduta. È stata raccolta da quanti hanno sentito la necessità di cambiare le cose e, partendo dalle sue battaglie, sono riusciti a farlo.

Oggi, in un’epoca in cui spesso si sente parlare di violenza di stampo razzista e in molti paesi, in America ma anche in Europa, sembra tornare lo spettro della segregazione, è importante ricordare e guardare all’uomo che ha fatto di un sogno la sua missione.

Eleonora Panseri

Milanese di adozione, romana di nascita. Classe 1994, laureata in “Lingue” all’Università La Sapienza di Roma, attualmente frequento il corso di laurea magistrale in “Editoria, culture della comunicazione e della moda” dell’Università degli Studi di Milano. Interessata a tutto ciò che accade nel mondo, sogno un futuro nel giornalismo. Nel tempo libero, leggo, scrivo e viaggio.

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