Musica

“Bandiere”, secondo disco da solista di Giorgio Ciccarelli degli Afterhours

Il cantante, chitarrista e compositore Giorgio Ciccarelli, già leader dei Sux con cui ha pubblicato quattro album e negli Afterhours per quindici anni, lo ritroviamo per la sua terza strada, quella solista iniziata due anni fa con “Le cose cambiano” e adesso al secondo album “Bandiere”. I suoi testi sono scritti per entrambi i dischi da Tito Faraci. E devo dire che un po’ci mancano i testi crudi e naif dei Sux che scriveva lo stesso Giorgio e riusciva a fare esplodere dentro le nostre anime rock. Il rapporto di Giorgio con il suo pubblico è stato sempre molto importante e quindi non mi sono stupita quando ha messo a disposizione come omaggi gli oggetti musicali della sua esperienza per la campagna musicraiser che finanziava il disco nuovo. Chi quindi partecipava poteva portarsi a casa cimeli dai suoi gruppi come i CD della discografia o quadernetti con i testi.

Entrando nel merito delle canzoni, sono aumentate le tastiere e l’elettronica ma le chitarre sono il filo rosso attorno a cui si gira e si costruisce la sempre più nuova estetica delle canzoni.

In “Due per tre”, con la voce cavernosa e malinconica, ci si rende conto di essere in preda ad una storia senza speranze da chiudere subito, ma manca il coraggio per non dover provare l’assenza. Il finale distorto con rumori di elettronica danno l’idea del caos emotivo interiore e nel finale la voce diventata rabbiosa e decisa a recidere il rapporto una volta per tutte.

“Bandiere” la title track inizia con una melodia di un piano astratta, poi in lontananza un sax distorto rompe le linea dritte e la voce di Giorgio si fa melodiosa e suadente e spegne gli entusiasmi per il futuro perché si parla di perdite e non c’è più speranza per ammainare le bandiere ed ergerle. Ormai sono in fondo al mare.

In “Mia Pietà” la voce tremante del cantante esplicita le sfumature dell’emozione di raccontare a proposito di qualcosa che non c’è più, non per colpa nostra. Ma nel concreto, ripensandoci, più che la mancanza fa più male la pietà.

“Contendersi i tuoi no” fotografa un momento amoroso non ricambiato con una batteria che scandisce i secondi che diventano pesanti perché ogni richiesta d’attenzione subisce un diniego. Amare mette in conto però anche il non essere ricambiati e così si rimane a subire i no.

In “Voltarsi Indietro” con un giro di chitarra iniziale che ricorda il consorzio produttori indipendenti e i suoi gruppi, sembra dichiarare il suo astio personale nel rimanere ancorati al passato e così il futuro tutto da costruire diventa l’unica speranza di dimenticare veleni e delusioni.

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