Cronaca

Cesare Battisti annuncia lo sciopero della fame

La protesta dichiarata dall'ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo prevede anche il rifiuto della terapia

Cesare Battisti ha annunciato lo “sciopero della fame totale” e “il rifiuto della terapia“. Decisione che l’ex terrorista dei Proletari armati per il comunismo ha motivato in una lettera inoltrata al suo legale, Davide Steccanella. Il legale ha chiarito infatti che il suo assistito da oltre 1 anno e mezzo è in isolamento diurno nel carcere di Oristano, isolamento “di fatto del tutto illegittimo”.

L’ex terrorista, condannato all’ergastolo per 4 omicidi, è stato arrestato dopo 37 anni di latitanza il 12 gennaio 2019 dall’Interpool in collaborazione con la SCIP-Criminalpol, la DCPP-DIGOS e l’AISE a Santa Cruz, in Bolivia. Al momento dell’arresto indossava barba e baffi finti. È stato lo stesso governo boliviano a rifiutare la sua richiesta di asilo politico e a ordinare l’immediata espulsione verso l’Italia, avvenuta poi il 14 gennaio dopo essere stato preso in custodia dalla polizia italiana. Al suo arrivo è stato condotto nel carcere di Oristano, dove tuttora è rinchiuso e in cui ha scontato i mesi mesi di isolamento diurno.

La lettera di Cesare Battisti

“La morsa del DAP (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) – scrive Battisti nella lettera – messa puntigliosamente in esecuzione dalla autorità del carcere di Oristano, ha resistito provocatoriamente a tutti i miei tentativi di far ripristinare la legalità, e la dovuta concessione dei diritti previsti in legge, ma sempre ostinatamente negati. A nulla sono valse le mie rimostranze scritte o orali rivolte a questa Direzione, al Magistrato di Sorveglianza, all’opinione pubblica. A Cesare Battisti – scrive ancora lo stesso Battisti, condannato all’ergastolo per 4 omicidi e arrestato nel 2019 dopo 37 anni di latitanza – non è nemmeno consentito sorprendersi se nel suo caso alcune leggi sono sospese: è quanto mi è stato fatto capire, senza mezzi termini, da differenti autorità”.

“Pretendere un trattamento uguale a quello di qualsiasi altro detenuto – continua nella missiva – è una contesa continua, estenuante e che coinvolge gli atti più ordinari del mio quotidiano: l’ora d’aria; l’isolamento forzato e ingiustificato; l’insufficiente attendimento medico; la ritensione arbitraria di testi letterari; le domandine sistematicamente ignorate; oggetti di varia utilità e strumenti di lavoro negati, anche se previsti dall’ordinamento penitenziario, ecc”. Da qui l’annuncio dello sciopero della fame e del rifiuto delle terapie per malattie di cui soffre.

Il tutto, scrive l’ex terrorista, “affinché sia disposto il mio trasferimento in una Casa di Reclusione dove mi siano facilitate le relazioni con i familiari e con le istanze esterne previste dall’ordinamento nonché i rapporti professionali atti al sostentamento e al reinserimento. Chiedo – conclude – inoltre che sia rivista la mia classificazione nel regime di Alta Sicurezza (AS2) per terroristi, in quanto non esistono più di fatto le condizioni di rischio che la giustificherebbero”.

Cesare Battisti, la confessione

Il 25 marzo 2019 Battisti ha ammesso le proprie responsabilità per i crimini imputatigli: si dichiara colpevole di tutti i reati commessi e chiede scusa ai famigliari delle vittime, dichiarando di non essere “mai stato vittima di ingiustizie. Ho preso in giro tutti quelli che mi hanno aiutato. Ad alcuni di loro non c’è stato neanche bisogno di mentire”. Inoltre ha sostenuto di aver firmato il foglio di confessione per assumersi la responsabilità morale, politica e penale:

Per esempio, ricordate quel giornalista che su “Il Giornale” scrisse qualcosa come: “Mai stato vittima di ingiustizie. Ho preso in giro tutti quelli che mi hanno aiutato. Ad alcuni di loro non c’è stato grande bisogno di mentire”? Proposito opportunamente attribuitomi affinché fosse ripreso dai media francesi, brasiliani, ma anche italiani per dire a tutti: “Guardate come vi ha raggirato il vostro mostro!”. Ecco, invece, il contenuto reale, verificabile su Internet, della mia risposta a una domanda precisa: “Non è stato necessario mentire a chi mi ha sostenuto, perché la questione, per loro, non era affatto innocente o colpevole. Ero piuttosto percepito come un militante della lotta armata negli anni di piombo”.

La sua confessione riprende a sua volta un articolo del 2006 in cui in un memoriale affermava: “Non ho mai ucciso. Sono colpevole d´aver militato in un gruppo armato a scopo sovversivo e di aver posseduto delle armi. Ma non ho mai sparato a nessuno”.

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Veronica Mandalà

Palermitana di nascita, sono laureata in Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo all'Università "La Sapienza" di Roma. Appassionata scrutatrice della realtà in tutte le sue sfumature, mi occupo di attualità, politica, sport e altro.
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