Cronaca

Chi è Simone? Il ragazzo di Torre Maura contro i militanti CasaPound

Una questione dibattuta su larga scala, che vede coinvolta la nazione tutta, quella relativa allo stanziamento in Italia di rom, sinti o caminanti. “Entro la fine del mandato non ci sarà più un campo rom in nessuna città d’Italia” dichiarava solo pochi giorni fa il ministro Matteo Salvini, alimentando come di consueto una situazione di tensione critica per il Paese e le periferie. L’intolleranza e la diffusa tendenza xenofoba, frutto di irrisolte difficoltà che sfavoriscono i cittadini nel quotidiano, hanno trovato questa mattina un comodo scenario nel quartiere Torre Maura di Roma. Un corteo guidato dai militanti estremisti di CasaPound, portatori e divulgatori di ideali neofascisti, si sarebbe scontrato con il dissenso di Simone, quindicenne e residente nella stessa zona. Movente della protesta, che ha raccolto nel suo svolgersi gli abitanti della periferia, sarebbe stato pertanto l’arrivo di 75 persone di etnia rom, di cui 33 bambini e 22 donne in stato di «fragilità sociale».
Una scena già nota, un grido di vendetta che pugnala inesorabile i valori umani di remota acquisizione e che, come se non bastasse, punta i propri riflettori sulle gesta anacronistiche di fazioni politiche al limite del legittimo. Mosse sulle onde di radicalismi, come non fosse bastata l’esperienza, il tempo o la storia.

Eppure, ed è uno spiraglio di luce nel buio di una crisi ideologica prima che politica, la riscossa feroce di chi insegue il consenso con l’arma del disprezzo e della violenza verbale ha conosciuto stamattina il fallimento. A decretarlo è stato il quindicenne Simone, residente di quella porzione degradata di Roma che stava apprestandosi all’accoglienza di nuove persone. Rivolto al leader Mauro Antonini, il ragazzo avrebbe affermato, secondo i video ormai virali circolanti nel web: «Lei è una persona molto intelligente, ma sta facendo leva sulla rabbia dei residenti del mio quartiere per interessi elettorali. Quello che è successo ieri era solo un modo per far sentire a tutte le istituzioni l’abbandono e il degrado di Torre Maura. Un quartiere non scende compatto per 70 persone, lo fa perché ci sono altri problemi gravi e quello era un modo per farsi sentire. A me, 70 persone in più o in meno, non cambiano la vita. Il problema non è chi mi svaligia casa: se mi svaligia casa un rom, tutti pronti ad andare contro, se invece è un italiano devo stare pure zitto. Non mi sta bene che si vada sempre contro una minoranza e i rom lo sono, in Italia siamo 60 milioni di persone. Nessuno deve essere lasciato indietro: né italiani, né rom, né africani». Accusato di essere di parte, sottovalutato per ragioni anagrafiche e interrogato sulle simpatie politiche, Simone replica concludendo: «Io non sono di nessuna fazione politica, a differenza vostra. Io sono nato al Policlinico Casilino e ho sempre vissuto a Torre Maura, voi di che zona siete?».

Lezione di civiltà, voce di un popolo che ha imparato a convivere, ad accettare, ad integrare laddove i megafoni avessero fatto credere non fosse possibile. Simone è la resistenza alla spregiudicatezza di un oggi pregno di parole e povero di onestà intellettuale. Lo scudo ad un pugnale già sporco di sangue, ma mai posto tra le macerie di un passato rinnegato dalla Costituzione stessa. E’ la parola valida di chi non ha bisogno di sotterrare l’altro per innalzare se stesso. Simone è un paese insofferente che non dimentica di essere umano, come tutti gli altri.

 

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