Politica

Cnel: Cos’è, Cosa fa e Costi dell’ente che rischia la soppressione

Il Referendum del 4 dicembre è alle porte ed è importantissimo informarsi in merito. Scopriamo insieme cos’è, cosa fa e i costi del Cnel, ente a rischio soppressione

La sigla Cnel sta per ”Consiglio Nazionale Economia e Lavoro”, istituito dalla legge n.33 del 5 gennaio 1957. Come previsto dall’ articolo della Costituzione, il Cnel è composto da rappresentati delle categorie produttive, in proporzione alla loro importanza numerica e qualitativa, e dovrebbe svolgere una funzione di consulenza nei confronti delle Camere e del Governo.

Il Consiglio è così composto:

  • Dieci esponenti della cultura economica, sociale e giuridica. Otto di questi sono nominati dal Presidente della Repubblica mentre i restanti due sono proposti dal Presidente del Consiglio.
  • Quarantotto rappresentanti delle attività produttive: ventidue in rappresentanza dei lavoratori dipendenti, tre per i dirigenti e quadri pubblici e privati, nove per i lavoratori autonomi e diciassette per le imprese.
  • Sei in  rappresentanza delle associazioni di volontariato.

I membri durano in carica per 5 anni ma possono essere riconfermati.

Come detto, il Cnel ha un compito sostanzialmente di consulenza poiché le sue mansioni sono relativi alla fornitura di pareri, studi, rapporti e proposte per il legislatore, compiti che spesso si sovrappongono a quelli svolti da altri enti.

I sostenitori dell’abolizione del Cnel puntano molto sugli alti costi che comporta per lo Stato: infatti, sono ben venti i milioni di euro che annualmente vengono messi a disposizione di quest’organo per il suo funzionamento. Questa cifra è spesa per le indennità (€25.000 annui per i consiglieri e €41.000 per i due vice presidenti)  e le spese di viaggio dei consiglieri , le spese di ufficio, gli stipendi e i numerosi straordinari per gli ottanta dipendenti a tempo indeterminato, le tanto ingenti quanto ingiustificate spese per la comunicazione e tanti piccoli costi aggiuntivi.

A non deporre a favore del Cnel c’è anche l’alto tasso di assenteismo dei suoi dipendenti: infatti, tra il gennaio e il febbraio del 2016 i lavoratori di quest’ente hanno fatto registrare una percentuale di assenze tra il 16 e il 19%, cifre certamente alte che non giovano alla popolarità di un organo spesso percepito come inutile.

Insomma si parla di un ente considerato da molti, anche da sostenitori del “No”, costoso e poco produttivo e quindi non utile alla collettività.

https://www.newsly.it/referendum-4-dicembre-si-no-si-vota

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Emanuele Terracciano

Nato ad Aversa (CE) il 22 agosto 1994 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno. Collaboro con i siti di Content Lab dal 2015 occupandomi di sport, politica e altro.
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