Concorsi Pubblica Amministrazione: Conteranno Voto di Laurea e Ateneo

Concorsi Pubblica Amministrazione: Conteranno Voto di Laurea e Ateneo

E’ recente la notizia che sta suscitando tanto scalpore tra universitari e non, tra studenti e laureati. Nei concorsi della Pubblica Amministrazione, infatti, conteranno Voto di Laurea e AteneoL’Emendamento Meloni, dal nome dello stesso ministro di centrodestra che l’ha proposto, è stato appena approvato, probabilmente assieme al disegno di legge della Pubblica Amministrazione italiana (che è ancora in discussione in seconda lettura alla Camera dei Deputati), e contiene una grossa novità.

Il voto di laurea, si sa, è un parametro basilare per giudicare l’ammissione o meno ad ottenere un posto di lavoro statale. Nei concorsi della PA, da adesso, il solo punteggio ottenuto al termine del corso di laurea frequentato e superato non basterà più: conterà anche l’ateneo nel quale la laurea è stata conseguita. Sicuramente clamorosa la proposta, come detto, approvata, dal ministro Giorgia Meloni, che ha parla di “superamento del mero voto minimo di laurea quale requisito per l’accesso” e “possibilità di valutarlo in rapporto ai fattori inerenti all’istituzione che lo ha assegnato”.

Spieghiamoci meglio: non conterà solo il voto di laurea ma anche l’ateneo frequentato. Ma come? Per fare un esempio molto semplice, nel caso in cui io avessi ottenuto 110 in un ateneo nel quale la media degli studenti che si sono laureati in quell’anno è 109, sicuramente avrò minor ‘peso’ e minor valutazione in un concorso pubblico di uno stesso studente che si è laureato con 110 ma in un ateneo che ha avuto come media in quell’anno 93.

La questione è subito aperta: in primo luogo, i criteri di valutazione cambiano da commissione a commissione: un corso di laurea, per esempio, all’Università di Salerno può contenere in media 25 esami e, dunque, 25 professori diversi, sicuramente eterogenei tra di loro in quanto a metro di giudizio, figuriamoci in confronto all’Università di Trento, per fare un esempio. In secondo luogo, gli studenti stanno già protestando, definendo la norma ‘classista’ e ‘contraria alle pari opportunità’ tra gli studenti. Staremo a vedere, intanto la polemica divampa.