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Cuba, arriva il primo presidente non Castro

Oggi, 19 aprile 2018, finisce a Cuba l’era castrista e il Paese si appresta ad avere un nuovo Presidente, non appartenente alla famiglia Castro.

Oggi è anche il 57esimo anniversario dell’attacco alla Baia dei Porci, cioè quel tentativo, operato nel 1961 da esuli cubani e mercenari addestrati dalla CIA, di rovesciare il regime castrista.

Dopo la cacciata del Presidente filo-americano Fulgencio Batista da parte di Fidel Castro e Ernesto Guevara, Cuba è diventata una Repubblica socialista con un unico partito, il Partito Comunista Cubano (PCC). Fidel Castro è stato Presidente dal 1976 fino al 2008, quando rinunciò ad un altro mandato e lasciò il potere al fratello minore Raul Castro Ruz, che vi rinuncia oggi.

Dal 2008, con Raul Castro, Cuba ha visto un periodo di apertura: molte restrizioni operate dal governo di Fidel sono state abolite. Viaggiare è diventato più semplice, ma soprattutto, si ricorda la stretta di mano tra Raul Castro e Obama ai funerali di Nelson Mandela. Questo episodio segnò l’inizio di un processo di disgelo. Dopo questo atto sin precedentes, Obama espresse il desiderio di togliere l’embargo che vigeva su Cuba dal governo Kennedy, ma il Congresso, dominato dai Repubblicani, bloccò il progetto.

Ora il nuovo Presidente Donald Trump ha ritirato la proposta di abolire l’embargo, sostenendo di volere una Cuba libera dal comunismo. Raul Castro risponde accusandolo di retorica.

Di sicuro, la fine dell’era Castro, durata quasi 60 anni, è un passo avanti per il popolo cubano, sottoposto fino ad ora a terribili repressioni da uno Stato comunista e dittatoriale. Negli ultimi decenni, gli unici candidati papabili alla presidenza del Paese sono sempre stati Fidel Castro, sempre eletto all’unanimità e dopo il 2008 suo fratello Raul. I Castro hanno creato una vera e propria dinastia reale.

Questa dinastia verrà interrotta oggi, con l’elezione di Miguel Diaz-Canel Bermudez. Laureato in ingegneria, ex professore universitario, difensore dei diritti LGBT sull’Isola, è uno dei sei vicepresidenti del PCC. Inoltre è il primo alto funzionario politico a Cuba a essere nato dopo la rivoluzione.

Miguel Diaz-Canel è un progressista. Ha difeso i diritti della comunità gay, seppur osteggiato dal conservatorismo del partito, ha sostenuto il rock and roll, favorendo il concerto dei Rolling Stones “Havana Moon in Cuba”, una data storica. Sostiene la diffusione di Internet nel Paese, lottando contro l’isolazionismo che negli ultimi 60 anni ha tenuto Cuba fuori dal mondo.

Dunque, potrebbe trattarsi di un grosso passo avanti per il Paese, che potrebbe rientrare nelle mappe geopolitiche mondiali e non solo come ricordo della Guerra Fredda o come stato canaglia. Diaz-Canel potrebbe essere il Presidente che libererà Cuba.

Però, Cuba non è libera, nemmeno oggi. Le elezioni si sono svolte, ma Diaz-Canel è l’unico candidato in gara.

Le elezioni cubane si compongono di due momenti fondamentali: innanzitutto, vengono proposti dei candidati (prima in ogni quartiere, poi a livello provinciale e regionale), che vengono poi vagliati dagli organi competenti; in un secondo momento viene votata un’assemblea che poi sceglierà il presidente. Il primo voto è quello del Presidente uscente, in questo caso Raul Castro. Senza sindacare sulla democraticità del metodo di votazione, è impossibile non notare che il PCC è l’unico partito e che Diaz-Canel è l’unico candidato. A Cuba non è consentita la propaganda, né è consentito condurre campagne elettorali, ma quando si può eleggere un solo partito, servono a ben poco.

Inoltre, giungono ultimamente notizie di un giro di vite ulteriore del governo cubano sulla libertà dei cittadini. Pare che, sfruttando questo varco verso il mondo, alcuni cubani stiano cercando di operare una nuova rivoluzione che porti Cuba ad un nuovo livello, un cambiamento più radicale. Ogni tipo di insurrezione è repressa con la forza, secondo il metodo cubano instaurato da Batista, Castro e Castro secondo negli ultimi anni.

Forse Cuba ha un nuovo Presidente, forse non è un Castro, magari usa un tablet ed è pro-LGBT, ma Cuba è davvero libera?

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