Direzione Partito Democratico di oggi, Renzi: “No a scissioni”

Renzi si dimette da Presidente del Consiglio dopo la Sconfitta nel Referendum

Non possiamo continuare a fare discussioni tra noi e poi non scaricare a terra tutta la bellezza delle proposte concrete. Torniamo alla politica, noi siamo altro dalle polemiche quotidiane“. In Direzione PD, il segretario Matteo Renzi invita a riassorbire ogni contrasto, in vista di un progetto più ampio e che trovi il partito coeso.

L’ex premier si rivolge a Michele Emiliano, Enrico Rossi e Roberto Speranza, candidati alla carica di segretario, spiegando che “se vincerà uno di loro io sarò in prima fila per sostenerli, sarà utile potersi confrontare. Vince chi ha idee migliori, ed il giorno dopo non va lasciato solo. Come è successo con Giachetti “. Renzi ha voluto rivendicare tutto il lavoro speso finora, ricordando le elezioni europee del 2014 quando il suo partito superò il 40%, ma non solo. “In Europa non avevamo casa, ci siamo iscritti al Pse. Avevamo problemi di bilancio, chiudendo il 2013 con 10 milioni di disavanzo. Abbiamo fatto tagli al bilancio“, menzionando in proposito la chiusura del 2014 in pareggio.

Per quanto riguarda la convocazione del prossimo Congresso, avverte che “…è un concetto diverso dalle elezioni popolari. Non sono mai stato ministro degli interni, non faccio parte del Governo o del parlamento. Quando si vota non lo decido io. Chiaro è che il congresso PD non si farà per decidere le elezioni politiche – che comunque si faranno da  qui a un anno“. Ma il Segretario preferisce soffermarsi nella relazione su altri temi, come quello degli obiettivi raggiunti.

Ecco allora che il discorso si sposta sulle tasse: “Abbiamo ridotto la pressione fiscale. Saremo agevolati dai dati del PIL, superiori a quelli che abbiamo scritto – perché la prudenza non è mai troppa – e che saranno corretti. Non vogliamo essere solo quelli delle unioni civili (approvate con la fiducia per la quale votò anche Verdini, ndr), anche se duemila coppie grazie a noi si sono unite. Ma non è l’unica cosa che resta: in due anni la nostra produzione industriale è cresciuta ed ha superato quella della Germania. Questo ha portato ad abbassare le tasse“. E in merito alla procedura d’infrazione (e ai richiami di Bruxelles per aggiustare i conti pubblici), Renzi avverte che “va evitata. Il PD deve sostenere il governo in Europa e gli altri partiti devono sostenere il governo. 3,4 miliardi si recuperano senza aumento delle accise“.

Le preoccupazioni maggiori vanno in realtà al populismo che ora rischia di affermarsi anche in Francia con Marine Le Pen, dopo la vittoria oltreoceano di Trump. A proposito del presidente statunitense dice: “Si pone all’opposto di Roosvelt, il quale affermava che «dobbiamo aver paura solo della paura stessa». Sta mettendo al bando le battaglie climatiche di Obama, sta mettendo in discussione l’idea stessa di comunità“. E la comunità è certo anche quella europea, cui rivolge più di un monito: “Guardiamo ai contenuti. Chi si è scagliato contro Trump e la sua politica in tema di immigrazione ha poi girato la testa all’Italia, lasciandola da sola“. Basta poi all’Europa come “maestrina che chiede lo 0,2%“, riferendosi alle richieste della Commissione di ridurre il deficit. “Chiediamo di tenere fuori dal patto di stabilità anche le spese culturali, chiediamo che il piano Juncker arrivi al cuore delle periferie. Occorre un investimento europeo“.