Musica

“Dischi volanti per il gran finale”, album di esordio di Gustavo

Gustavo è Francesco Tedesco alla chitarra baritona e voce con il piccolo grande aiuto di Aldo Canditone alla batteria, Antonio Di Filippo al sax tenore e Gennaro Ferraro alla tromba.

La voce di Francesco ha una certa somiglianza a quella di Lucio Battisti con l’approccio di Franco Battiato e già questo è un punto a favore ma la particolarità è nella forza delle parole di questa penna sorretta da una consistente musicalità che sa arrivare dentro.

Il disco inizia con “Carente di note puntali” una canzone perfetta per descrivere un carattere amareggiato dalla vita, diventato cinico e disposto a subire un finto accoltellamento pur di avere una distrazione dalla banalità dei gesti sempre prevedibili.

“Gustavo” con la batteria e la chitarra che scansionano le parole dando un ritmo che rimane sulla stessa linea e la tromba che crea il movimento per descrivere le anomalie di un uomo che, ad esempio parafrasandolo, fa il musicista ma detesta il rumore e sopravvive sempre di più. Un uomo contro gli schemi: così la sua bellezza è proprio il suo mostrarsi quasi pericoloso agli occhi degli altri, ma ad un certo punto bisognerebbe aiutarlo e fermarlo anche per lui stesso.

“Incubi” per raccontare riflessi del subconscio che arrivano a tratti dai sogni e si prova quasi una mancanza se si torna alla realtà. I tocchi di un piano conteggiano ordinati i secondi che passano e ci si dondola con la tromba che accompagna le inquadrature del sogno incubo che si fanno concreti e palpabili includendo anche i sentimenti provati di gioia e paura.

“Dischi volanti per il gran finale” con un intro strumentale chitarra e batteria in una prospettiva catastrofica da fine del mondo, si cerca di salvarsi la pelle e viene in mente quello che non si è fatto per crescere, per inventare, per fare e invece quando è troppo tardi si rimarrà con in mano solo possibilità mai compiute.

“I fiorellini del male” un amore che diventa insopportabile e si ci sputa addosso solo veleno.

In una danza tra la tromba e la chitarra, quando arriva “Buon giorno”, si segue il ritmo della batteria soave mentre si pensa alle occasioni mancate in una melodia elegante.

Un disco ben pensato e curato iniziando dalle parole e avvolto da contorni musicali forti ed oltremodo espressivi.

 

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