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Dove fare test sierologici in Campania? Costo e a cosa servono

In Campania è possibile svolgere anche a livello privato test sierologici per capire se si è entrati o meno in contatto con il Covid-19.

In Campania i test sierologici possono essere eseguiti anche in laboratori privati pagando una cifra che oscilla tra i 35 e i 50 euro ma a cosa serve questo test?

È partita anche in Campania la tanto attesa fase 2 in cui tutti noi siamo chiamati a cercare di convivere con il virus. Mascherine e distanza di sicurezza saranno i mantra dei mesi che ci attendono ma in molti pongono l’accento anche sulla fondamentale questione legata ai tamponi e ai test sierologici. La Campania è una di quelle Regioni che ha autorizzato l’esecuzione da parte dei privati delle analisi del sangue atte a ricercare anticorpi contro il Coronavirus, ecco dove farli, quanto costano e a che servono.

Dove fare test sierologici in Campania?

I test sierologici in Campania possono essere svolti, se ritenuti necessari, dalla sanità pubblica ma è possibile anche eseguirli a pagamento presso una struttura privata. Non tutte le Regioni hanno acconsentito affinché siano anche i laboratori privati a effettuare questo delicato tipo di esame e anche Vincenzo De Luca in un primo momento si era mostrato scettico verso questa ipotesi. Per capire quando e come poter fare un test sierologico basterà contattare un laboratorio di analisi della nostra città per sapere se sono attrezzati per svolgerlo e, eventualmente, richiederlo.

Quanto costa un test sierologico?

Il costo di un test sierologico oscilla tra i €35 e i €50 a seconda del laboratorio di analisi scelto e delle modalità con cui il test viene effettuato. Il test può essere svolto facendo un prelievo del sangue o attraverso uno dei tantissimi test rapidi sul mercato che, attraverso una gocciolina di sangue ricavata da una piccola puntura, danno un risultato molto veloce ma non sempre particolarmente accurato.

A cosa serve fare un test sierologico?

Eseguire un test sierologico dovrebbe servire a verificare se il soggetto è entrato in contatto con il virus e se ha sviluppato gli anticorpi necessari a proteggersi da un nuovo contagio. In realtà la questione non è così semplice e più di un dubbio si nutre nei confronti della reale attendibilità di questi test.

Quali sono gli anticorpi al Covid-19?

Una prima criticità si verifica nel momento in cui bisogna stabilire se un soggetto risultato positivo al test abbia già superato l’infezione o se il virus è ancora in circolo. Gli anticorpi che un test sierologico è in grado di riscontrare sono di due tipi: gli IgM che dovrebbero essere quelli preposti al contrasto del virus e gli IgG che, stando a quanto se ne sa, sarebbero invece gli anticorpi di protezione che dovrebbero garantire l’immunità una volta superata la malattia. Per il momento, in caso di positività al test, è sempre necessario eseguire anche un tampone che, di fatto, rappresenta il metodo più efficace per capire se una persona è affetta da Covid-19.

Test sierologici: quanto dura l’immunità?

Un’altra questione molto delicata è legata alla durata della protezione che gli anticorpi IgG possono garantire contro un nuovo contagio. Al momento i test sierologici non possono essere usati per attribuire ”patenti di immunità” poiché, pur volendo sorvolare sui problemi di affidabilità sopraesposti, non c’è alcuna sicurezza che gli anticorpi garantiscano una protezione duratura nel tempo.

Il dubbio di alcuni è che, essendo questo un virus molto propenso alla mutazione, gli anticorpi creati dal sistema immunitario dopo la malattia possano divenire velocemente ”obsoleti”. Una tale ipotesi, tra l’altro, renderebbe difficile anche lo sviluppo di un vaccino. Un’altra perplessità è legata anche alla quantità di anticorpi prodotti che sembrerebbe variare in base alla gravità con cui la malattia è stata contratta.

Tutti questi elementi fanno propendere per una certa prudenza nei confronti dei test sierologici che, però, comunque rappresentano uno strumento molto importante per studiare l’evoluzione dell’epidemia e scoprire qualcosa in più sul comportamento di questo virus ancora molto misterioso. Per avere più certezze sarà necessario eseguire analisi su un numero molto ampio di persone ma, per il momento, non è il caso di far passare il messaggio che una persona positiva a questo tipo di test possa esimersi dal rispettare le norme di buon senso contro il contagio.

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Emanuele Terracciano

Nato ad Aversa (CE) il 22 agosto 1994 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno. Collaboro con i siti di Content Lab dal 2015 occupandomi di sport, politica e altro.
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