Politica

Chi è Andrea Roventini? ”Ministro” dell’Economia Movimento 5 Stelle

Si chiama Andrea Roventini, docente associato di economia alla Scuola superiore Sant’anna di Pisa, il futuro Ministro della finanza e dell’economia scelto dal candidato premier pentastellato Di Maio.

Ad annunciarlo è stato lo stesso leader grillino a Unomattina. Il quarantenne docente è stato uno dei partecipanti al convegno organizzato dal M5S denominato “Lo Stato Innovatore”. Si definisce un “Keynesiano eretico”, scrive per il Journal of Evolutionary Economics e figura tra i gli autori, assieme a Stiglizt, di un paper dal titolo “Rational Heuristics? Expetations and Behaviors od evolving economies with Heteregeneous interacting agent

Perché Roventini

Roventini ha l’età di Macron ma già scrive con un premio Nobel che è Stiglitz, con lui torneremo a fare politica espansiva” – spiega il leader del movimento – “ed ha già portato avanti tre progetti con la commissione UE per rivedere i parametri economici e quelli deficit/Pil”, concludendo come le idee del docente siano in perfetto accordo con quelle del candidato premier grillino. Di Maio annuncia così la fine dell’austerity, che aveva avuto un ruolo decisivo nelle ultime legislazioni, per un’idea di politica economica espansiva.

Andrea vanta un record di pubblicazioni che lo colloca fra il top 10% mondiale degli economisti e il top 5% nazionale. Con lui presentiamo all’Economia tutto ciò che abbiamo sempre desiderato: gioventù, merito, eccellenza scientifica e indipendenza politica” – motiva ancora la sua scelta Di Maio, fiducioso in un cambiamento economico che miri agli investimenti e alla crescita per combattere il crescente debito pubblico.

Il programma di Roventini

Il primo no del candidato al MeF è arrivato subito sulle privatizzazioni. Roventini, infatti, si è detto contrario ad ulteriori privatizzazioni sostenendo che “in questi anni si è privatizzato troppo, svendendo imprese strategiche”. Il suo piano invece prevede forti investimenti pubblici per rivitalizzare e aumentare la crescita del Paese.

Oggi i moltiplicatori fiscali sono maggiori di uno, ovvero ogni euro di spesa pubblica si traduce in più di un euro di pil aggiuntivo. Va colta questa opportunità attraverso investimenti a sostegno dell’innovazione” – è la teoria dell’economista che prosegue spiegando come l’incremento del Pil dovrebbe far calare il rapporto tra debito/Pil.

Non è mai calato agendo solo sul numeratore. In Europa, abbiamo avuto esempi disastrosi, come Grecia e Finlandia. Studi teorici ed empirici dimostrano che le politiche di austerità sono auto-distruttive” – spiega ancora il docente al Sole24ore il motivo per cui in questi anni il debito non sia sceso, anzi aumento. I tagli mirati, sopratutto agli sprechi e alla spesa pubblica, secondo il piano Cottarelli, sarebbero fattibili e realizzabili secondo lo stesso che aggiunge anche l’eliminazione di tutti quei finanziamenti improduttivi dati alle imprese individuati dal rapporto Giavazzi.

La priorità però resta una riforma del fisco, basata sull’equità, ma che attualmente presenta rivelanti disparità dannose per la crescita e lo sviluppo del Paese. Si dice anche pronto a stilare il prossimo documento di Economia e Finanza, dove “non ci sarà spazio per idee bizzarre e utopistiche”, ma poggerà su basi solide con particolare attenzione al tema dell’investimento pubblico senza squilibrio dei conti pubblici.

Le difficoltà da affrontare

La prima sfida che toccherà al futuro ministro dell’economia è a Bruxelles. Infatti verranno valutati i conti pubblici italiani e andrà assolutamente evitata una manovra correttiva da 3,5 miliardi di euro. Anche qui Roventini si dice pronto a dialogare con l’Europa, ma sulla base di proposte concrete e credibili, evitando quelle soluzioni che danneggerebbero troppo i cittadini e sarebbero a discapito delle imprese e degli investimenti.

La seconda sfida, questa inerente al programma, sarà quella delicatissima del reddito di cittadinanza e l’abolizione della riforma Fornero voluta dai vertici del Movimento. Secondo il docente anche questo scoglio sarebbe superabile e sostenibile. La riforma Fornero non verrebbe abolita in toto, ma subirebbe un “superamento” precisando che alla soglia dei quarant’anni di contributi è giusto avere un ricambio. Invece sembra esserci un piano per attuare il reddito di cittadinanza senza pesare eccessivamente sui conti pubblici.

Per scoprire la fattibilità di tutti questi progetti e riforme, dunque, non resta che attendere il 5 marzo quando le elezioni saranno concluse e sapremo se questo Paese avrà un governo pentastellato o meno.

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Davide D'Aiuto

Laureato in Scienze dell'Informazione editoriale, pubblica e sociale, amo scrivere più di qualunque altra cosa al mondo. Il giornalismo è la mia vita. Quando non scrivo viaggio e scatto fotografie perché adoro scoprire il mondo e leggerlo come un libro.
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