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Elezioni Figc: Roberto Fabbricini nuovo commissario straordinario

È Roberto Fabbricini il nuovo commissario straordinario della Federazione Italiana Gioco Calcio. Ad affiancarlo due nomi completamente nuovi ma molto in vista: il primo, nonché ex giocatore del Milan e ora commentatore Sky, Billy Costacurta; il secondo Angelo Clarizia con il ruolo di Subcommissari della Figc. Così il CONI ha messo le mani sul calcio italiano portando quella ventata di rivoluzione e rinnovamento che auspicava proprio Malagò dopo il fallimento azzurro.

Come si è arrivati al commissario?

Il 29 gennaio la Federazione italiana doveva eleggere il presidente della stessa e della Lega di serie A. In quella data, anche per volontà degli uomini di Sibilia, la Lega nazionale dilettanti (LND) ha optato per il voto con scheda bianca, dunque non appoggiando né Damiano Tommasi, né Gravina. Dai tre scrutini è emerso la minoranza numerica di tutti i candidati e dunque l’ingovernabilità. A quel punto è sceso in campo in prima persona il presidente del Coni, che già aveva minacciato il commissariamento, prendendo in mano la situazione. Il nome, infatti, che circolava nelle primissime ora dopo la mancata elezione è stato proprio quello di Malagò, l’uomo giusto al posto giusto nel momento giusto. Quest’ultimo però si è riservato tre giorni e infine nella giunta ha scelto di affidare la guida del movimento calcio ad uno dei suoi fedelissimi.

Il programma Fabbricini

Appena eletto commissario straordinario, Fabbricini ha garantito di non essere un “carneade” e fa bene a dirlo: la sua storia sportiva è lì a darne prova. Il suo primo compito, assieme a Costacurta, sarà quello di sciogliere la riserva per il nuovo commissario tecnico della nazionale. Mancini è e resta il favorito, ma anche Carlo Ancelotti sembra essere un candidato ottimale per la panchina azzurra. Quel che è certo, il nuovo CT avrà caratura internazionale e sarà un grande nome. L’obiettivo è chiaro: rilanciare la maglia azzurra per EURO 2020 e rendere appetibile la serie A per grandi campioni. Il lavoro di Fabbricini sarà duro: riforma dei campionati, riforma elettiva, vivai, seconde squadre, limitazione agli extracomunitari, calcio femminile e molto altro compreso il problema stadi. Ma se qualcuno pensa che il Coni abbia mandato un uomo arrendevole si sbaglia di grosso: Fabbricini ha spalle larghe e sarà in grado di farcela sul serio questa volta. Non basteranno sei mesi, e Malagò lo sa, ma è pronto a prorogare il commissario straordinario finché la Figc non sarà riformata davvero.

La serie A a Malagò

Per l’appunto quella Serie A tanto spaccata è toccata proprio a Malagò. Non si è tirato indietro il presidente del CONI anzi, ha accettato la sfiga più difficile: riportare ordine in una Lega spaccata in due, dove si è sempre o quasi sfiorata la rissa. È l’ora di far pulizia e Malagò lo ha fatto capire a chiare lettere anche all’ex presidente Tavecchio. Per quest’ultimo non ci saranno incarichi e non avrà tanto spazio di manovra. D’altronde questa scelta è sembrata chiara quando Malagò ne aveva invocato le dimissioni dopo la debacle contro la Svezia. Il nodo spinoso sarà quello dei diritti TV che potrebbe trovare soluzione al terzo bando d’asta. Mediapro ha molti contrari, mentre Sky vanta numerosi membri a favore. La piattaforma web Perform offrirebbe 160 M per i diritti web e risparmierebbe a Sky quella cifra a favore di altri diritti. La quadratura del cerchio sarebbe così chiusa e si arriverebbe a un miliardo. Infine la riforma dello statuto e l’elezione del presidente. Malagò dovrà guidare per sei mesi la lega e indirizzarla verso un nuovo presidente (Nicoletti suo uomo fiducia). “Rispetto il calcio, ma andrò in Corea” ha tuonato ancora, facendo intendere che l’impregno preso con la spedizione azzurra ai giochi olimpici invernali è seria e non sarà il calcio a fermarlo.

Il coraggio del presidente del Coni, che un giorno forse diventerà Lui il presidente della Figc e ci tiene da matti, è da ammirare e dunque non resta che augurarci la rinascita del movimento calcio italiano. Forse, per rifarmi Caressa, il 13 Novembre non è stato poi tanto l’apocalisse, quanto l’inizio della liberazione e della rinascita azzurra.

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Davide D'Aiuto

Laureato in Scienze dell'Informazione editoriale, pubblica e sociale, amo scrivere più di qualunque altra cosa al mondo. Il giornalismo è la mia vita. Quando non scrivo viaggio e scatto fotografie perché adoro scoprire il mondo e leggerlo come un libro.
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