Elezioni Francia 2017, Macron davanti a Le Pen: perché vince la moderazione?

Un primo posto al primo turno delle elezioni francesi 2017 per Emmanuel Macron, con il 23,75% dei voti, che vale oro in chiave ballottaggio. Il leader della nuova formazione En Marche può ora essere considerato, con un margine del 2,22% sulla sfidante, l’uomo da battere della scena politica francese. Depotenziato, infatti, il potere propulsivo delle critiche euroscettiche. Marine Le Pen arginata al ruolo dell’inseguitore e con uno scarto ipotetico, oltre 20 punti percentuali secondo sondaggi, difficilmente colmabile nei 10 giorni che dividono i francesi dal turno di ballottaggio.

Sicuramente il voto francese di ieri presenta le sue complessità. Frutto maturo di un clima di tensione generatosi tramite attentati terroristici e radicalizzazione dello scontro elettorale. Un clima fatto di estremismi e di paura a cui la popolazione francese nella cabina elettorale ha risposto, tutto sommato, con compostezza e convinzione; quasi a dimostrazione che quella force tranquille di Mitterandiana memoria forse non rappresenta un semplice slogan elettorale ma un tratto caratteristico del comportamento di un popolo.

A tre giorni dall’ennesimo attentato oltre il 78% della cittadinanza è andato a votare. Di certo i tentativi di generare paura hanno prodotto come effetto la bipolarizzazione delle reazioni ad essa riducendo ulteriormente nella competizione elettorale l’importanza delle distinzioni politiche tradizionali. La maggioranza dei francesi più che affermare un voto moderato sceglie la moderazione come approccio, un contrappasso rispetto alla radicalizzazione dello scontro politico e visibile notando l’incremento dei risultati alle estremità di destra e sinistra. Lo fa con una certa dose di sangue freddo non concedendo grandi possibilità di vittoria ai metodi drastici e settari di risoluzione dei problemi della società francese. Sommando, infatti, i consensi espressi per Le Pen e Melenchon (il 41,17%) il dato risulta inferiore a quello riguardante la sommatoria dei voti ottenuti da Macron, Fillon ed Hamon (il 50,01%). E’ proprio questa risposta tramite l’ausilio dei meccanismi del sistema uninominale ad imbrigliare una rabbia, che corrisponde con l’euroscetticismo, diffusasi trasversalmente tanto nella destra francese quanto nella sua sinistra.

Marine Le Pen perde anche la battaglia capitale. A Parigi, teatro dell’ultimo gesto di terrore, racimola solo il 4.99%. Del resto, le politiche della candidata di estrema destra non rispondono alle esigenze multietniche della realtà parigina come di certo non al terrore ed alle manifestazioni di violenza degli ultimi giorni di campagna elettorale. L’elettore parigino sembra essere invece alla ricerca di un nuovo sentire nazionale ed evidentemente attratto dall’incontro più che dallo scontro, da colui che cerca di essere il presidente di tutti i compatrioti contro i nazionalisti. Macron infatti si afferma con il 34.83%.

Emblema di una campagna elettorale incentrata sull’Euro Si, Euro No, è la sconfitta del partito socialista guidato da Benoît Hamon. Quel 6,35% chiarisce tutto mostrando quanto i socialisti francesi non abbiano saputo dare maggiori risposte all’urgenza di autotutela del sistema Europa e contemporaneamente alla rabbia ed alla disillusione verso una determinata organizzazione del mercato del lavoro presente in gran parte delle nuove generazioni. La sinistra non sembra morta, più che altro radicalmente arrabbiata. Il diffuso spostamento delle generazioni più giovani verso La France Insoumise (la Francia che non si sottomette), formazione di sinistra radicale ed euroscettica ne è conseguenza. 19,64% per Jean-Luc Melenchon e sorge il dubbio sul comportamento di quest’elettorato per il secondo turno.

Tra Macron e Le Pen vince, e governa meglio, chi unisce di più e con la divisione del trasversale elettorato euroscettico può giungere la definitiva risposta francese per la tenuta dell’eurozona. Il supporto di Hamon e, soprattutto, di Fillon al candidato di En Marche dovrebbe far preoccupare la candidata del Front National. Le borse europee intanto festeggiano il risultato elettorale. Tanto, però, dipenderà anche dal tipo di risposta (andranno in cabina elettorale?) dell’elettorato di quella sinistra radicale, delusa e disillusa che è dimostrazione di gravi problemi presenti nell’esacerbato tessuto sociale francese e che rischia di essere più propensa alle risposte di piazza più tosto che alla compostezza della discussione sui nodi sociali da dipanare. Un comportamento che può destare preoccupazione perchè può generare una dialettica tra estremi che si legittimano delegittimandosi ma la cui utilità, se c’è, non è sinonimo di stabilità.

Laureato in Filosofia, mi occupo di comunicazione politica e sociale. Qui scrivo di politica, diritti ma anche di altro. Ove conoscenza permette cerco di avere uno sguardo ampio sui fatti. Mi piace evidenziare i nodi delle questioni con un approccio riflessivo, pragmatico e razionale. Nonostante tutto, non mi piace rimanere ad immaginare ciò che c’è oltre il muro. Credo sia necessario andare a guardare e provare a capire.