Attualità

Elezioni Politiche 2018: Le reazioni della stampa estera

All’indomani del voto in italia, gli osservatori internazionali della stampa estera si domandano come sarà risolto il rebus governo.

Il successo dei partiti “populisti” anti-sistema e degli “euroscettici”, l’assenza di una maggioranza chiara, che potrebbe dare  all’Italia un periodo di ingovernabilità e un futuro incerto, sono questi alcuni dei titoli di apertura della maggior parte dei principali quotidiani internazionali.

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Cominciamo la nostra rassegna stampa estera partendo dall’autorevole giornale Tedesco Süddeutsche Zeitung. La situazione generale, viene sintetizzata  da Oliver Meiler, corrispondente da Roma, in quattro punti:

[…] Primo, gli italiani hanno principalmente dato il loro voto a due partiti di protesta: il volubile e ideologicamente eterogeneo Movimento 5 Stelle e la Lega, di destra. […] La grande domanda riguarda se esiste la possibilità che questi due partiti anti-sistema possano formare un’alleanza e governare l’Italia. […]

Secondo, sin dal 1994, in Italia il campo della destra è stato il dominio di Silvio Berlusconi, che lo ha inventato e ha tolto i fascisti dal loro isolamento. Adesso, questo campo sta subendo un mutamento culturale e un cambio di leadership. […]

Terzo, i socialdemocratici del Partito Democratico, che hanno governato finora, hanno subito una chiara sconfitta, come c’era da aspettarsi, e una sconfitta storica. […]

Quarto, nessuno dei tre campi politici è in grado di governare da solo.

Sul Financial Times, il principale giornale economico-finanziario del Regno Unito, ed uno dei più antichi, autorevoli e letti del mondo, Tony Barber così commenta:

“Le elezioni parlamentari di domenica in Italia difficilmente avrebbero potuto consegnare un verdetto più schiacciante sulle mancanze delle classi politiche che hanno governato il paese nell’ultimo quarto di secolo.

Il risultato getta anche dei dubbi sul ruolo del paese nell’iniziativa, attesa da tempo, per una maggiore integrazione dell’eurozona, che dovrebbe essere portata avanti da Francia e Germania. […]

Il paese ha davanti sfide economiche formidabili. Decine di migliaia dei suoi giovani migliori e più brillanti se ne vanno ogni anno. Quando l’economia europea cresce, quella dell’Italia cresce sempre un po’ meno. Quando la recessione colpisce, la ricaduta sull’Italia è sempre più dura. I risultati elettorali non forniscono risposte su come il paese affronterà queste sfide”.

La corrispondente da Roma del Guardian, Stephanie Kirchgaessner,  definisce Matteo Salvini “leader dell’estrema destra italiana”  ed aggiunge che esce dalll’ombra di Berlusconi e detta le regole per un governo di destra.

Daniel Verdú, corrispondente da Roma di El Pais scrive: “La Lega e il Movimento 5 Stelle si contendono il diritto a governare l’Italia” Il tutto avviene in uno scenario dove non ci sono maggioranze chiare” 

Sempre dalle pagine di El Pais, Rubén Amón si chiede: “Sono matti questi italiani?” e scrive che gli italiani “hanno deciso di sotterrare i riferimenti convenzionali. Il Cavaliere […] va verso il pensionamento. E Matteo Renzi è ridicolo nel suo ruolo caricaturale di stella fugace e manda il PD nello stesso cimitero dove già risiede il Partito Socialista francese e dove si accumula lo psicodramma della socialdemocrazia continentale” .

I giornali francesi Le Figarò e Le Monde dicono entrambi la stessa cosa. Dalle loro pagine si afferma che “all’indomani del voto, in Italia non c’è nessuna maggioranza che possa dare un governo stabile e duraturo al paese“. Le Monde in particolare ci ricorda che “l’instabilità politica non è una scoperta per l’Italia, ma l’entità degli sconvolgimenti tracciati dai risultati di queste elezioni non ha precedenti. Non emerge nessuna chiara maggioranza parlamentare e il Paese, più che mai diviso, si sta muovendo di nuovo verso una situazione di blocco politico”.

Sempre il giornale francese attraverso la prestigiosa penna di Jérôme Gautheret, si sofferma sul crollo del Partito Democratico di Matteo Renzi, “a terra dopo cinque anni al potere”.

Del crollo renziano se ne parla pure su La Vanguardia, in un articolo impietoso firmato da  Enric Juliana, dal titolo “Le ceneri di Renzi”, che così conclude:

“Egocentrico, iperattivo, dipendente dai social network, presentò subito un programma cesarista. Marginalizzò l’ala sinistra del partito e la gente del PCI […]. Si creò attorno un circolo ermetico. Era rimasto quasi senza avversari. Berlusconi si avvicinava agli ottant’anni, la Lega Nord sembrava spacciata, il Movimento 5 Stelle si profilava come un avversario comodo, per la paura che faceva l’esperimento alle classi medie. Il PD si stava convertendo in un partito nazionale dall’ampio spettro. Renzi, convinto di sé, pronunciò la fatidica frase di Cesare Borgia: “O Cesare o nulla!”. Volle convertire il referendum della riforma costituzionale in un plebiscito personale e lo perse di venti punti nel dicembre del 2016. Ieri, gli italiani arrabbiati gli hanno dato il colpo di grazia […].

Il film Macron non è fatto per l’Italia, paese che sempre finisce per detestare gli uomini forti. Prima li cerca, poi li defenestra”.

Il New York Times, parla dell’Italia dicendo che “gli italiani hanno consegnato la maggioranza dei voti alle “forze di destra e populiste che hanno condotto una campagna alimentata dalla rabbia anti-immigrati”. 

Per il Washington Post, “il risultato frammentato delle elezioni italiane rivela il potere dei populisti.- ed aggiunge – i populisti italiani hanno preso a martellate il vecchio ordine politico del loro paese nelle elezioni di domenica, schiacciando i partiti centristi tradizionali in favore di un caleidoscopio di alternative, ribaltando il sistema politico precedente”,

In conclusione possiamo affermare che dai commenti fin qui riportati emerge un forte stato di preoccupazione sulla governabilità interna dell’Italia che inevitabilmente viene percepita anche come una minaccia alla stabilità Europea. Tutti, perfino la Russia pongono l’accento su un risultato che viene considerato “scioccante” per il tipo di effetto che potrebbe avere sulla stabilità di uno dei paesi fondatori dell’Unione Europea.

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Antonio Caporaso

Antonio Caporaso è nato a Salerno, vive a Portici. Laureato in Giurisprudenza, è fotoreporter dal 1990. Insieme con Jacopo Naddeo, dal 2016 ha costituito un laboratorio per le arti fotografiche in Pellezzano (Sa). Ha partecipato a numerose mostre e concorsi fotografici. Scrive libri e collabora con alcune riviste e case editrici nazionali.
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