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Elezioni Presidente FIGC: I candidati

Grigliate, bottiglie di birra ghiacciata e maxi schermi sui terrazzi. Doveva essere più o meno questa l’estate degli italiani, ma purtroppo, o per fortuna, ci toccherà inventare qualcosa di diverso dal sognare la scalata alla Coppa del Mondo in Russia 2018. A novembre 2017, come ormai tutti sappiano, la Nazionale italiana ha perso lo scontro spareggio per qualificarsi ai prossimi campionati del Mondo. Quel fallimento fu imputato ai due personaggi principali: l’allenatore della stessa Nazionale, Ventura, e il presidente della Federazione italiana gioco calcio, Tavecchio.

Come si arriva a queste elezioni?

Il primo scelse di non dimettersi, ma piuttosto di farsi esonerare, forte delle sue certezze e del suo score comunque positivo anche nella disfatta. Infatti Ventura fu esonerato dall’incarico di CT due giorni dopo la debacle di San Siro. Discorso diverso per Tavecchio che in un primo momento ha ben pensato di rimanere al suo posto. Le dimissioni tardavano ad arrivare nei giorni seguenti la cocente eliminazione e all’orizzonte si prospettava l’assemblea della Federazione in cui provare ancora a rimanere in sella.

Così non successe: un po’ per l’effetto Malagò, presidente del CONI, che chiese a gran voce le dimissioni di Tavecchio, un pò’ perché la lega dilettanti fece venir meno il sostegno alla stesso presidente e aprì la porta alla più profonda crisi politica del Calcio italiano. Sono passati due mesi da quei giorni di scompiglio calcistico e oggi ci ritroviamo con tre candidati per una sola poltrona alla guida della FIGC: Damiano Tommasi, presidente dell’AIC; Gravina, presidente della Lega Pro e Sibilia, presidente della Lega Nazionale Dilettanti. Per voce di Tavecchio, la Serie A è senza un candidato ufficiale, ma che fino a questa notte aveva visto Lotito andare vicinissimo alla candidatura, poi sfumata per una manciata di voti e per il bene della Lazio.

I programmi dei tre candidati

I programmi dei tre candidati, come le idee, non possono che ripartire da quella che è l’apocalisse calcistica del fallimento mondiale. Il rilancio del Club Italia sembra il progetto che accomuna tutti e tre i candidati in quanto la maglia azzurra è il punto di partenza per un nuovo calcio. Il secondo progetto che accomuna i candidati è quello di promuovere e valorizzare maggiormente il movimento femminile di calcio, che per questa annata, in termini di risultati, ha dato maggior lustro alla maglia azzurra rispetto alla compagine maschile.

Ma ciò che davvero preme maggiormente è una vera riforma del mondo calcio. La possibilità è di quelle ghiotte, ossia finalmente ripartire da zero. Il problema non si limita solo alla mera questione stadi, di cui veramente pochi sono degni della Serie A e di poter essere palcoscenico europeo, ma anche alla ripartizione dei voti con cui si elegge il presidente della FIGC, per finire a quei settori giovanili troppo spesso non valorizzati e abbandonati. Analizziamo però i principali problemi uno alla volta.

Gli stadi

Il problema stadi trova la sua origine dopo il Mondiale Italiano. Già dalla fine di Italia ‘90 si doveva pensare a una rivalutazione e idea di rimodernamento degli stadi italiani vendendoli alle società calcistiche. Se guardiamo bene, oggi, solo la Juventus ha uno stadio di proprietà e un fatturato di gran lunga superiore ai restanti club italiani. La Roma ha avviato il progetto per avere un suo stadio e sappiamo tutti le difficoltà che sta incontrando Pallotta con l’amministrazione pubblica. Inter e Milan sono state convocate dall’assessore all’edilizia di Milano perché San Siro ha bisogno di lavori per la messa in sicurezza di alcuni posti a sedere. In Europa League l’Atalanta è costretta a giocare al Mapei Stadium di Reggio Emilia poiché l’Atleti Azzurri d’Italia non è uno stadio a norma UEFA. Se paragonati agli stadi inglesi, tedeschi e spagnoli, quelli italiani sono indietro di un decennio almeno e questo in Europa si fa sentire non solo sul fatturato, ma anche sulla crescita di un club e sull’appetibilità di uno Stato che vorrebbe candidarsi (molto forse) per Euro 2028.

La ripartizione dei voti

La ripartizione dei voti per l’elezione del presidente FIGC è una questione spinosa, soprattutto se non si conoscono i meccanismi. Ad oggi, stando così le cose, la Lega Serie A e la Lega Serie B assieme fanno la metà dei voti della Lega Nazionale Dilettanti. Il paradosso è proprio qui: le due maggiori leghe, le quali portano i maggiori introiti di tutto il movimento calcio italiano, hanno meno potere decisionale della sola Lega Dilettanti. Dunque la domanda è questa: com’è possibile che le due leghe più importanti abbiano meno potere della Lega Dilettanti? Albertini e Gravina si sono accorti di questa disparità e nei loro programmi hanno presentato una revisione delle quote e del peso delle singole leghe. Sibilia, sulla scia invece di Tavecchio, non ha presentato nessuna riforma in tal senso, e questo fa presagire a un ritorno delle vecchie consuetudini con accordi ufficiosi e sottobanco tra potenziale presidente e delegati delle leghe. Quest’ultima prospettiva sarebbe forse l’ennesima apocalisse del calcio italiano già annunciata.

I settori giovanili

Infine i settori giovanili poco valorizzati. Sembra un problema di poco conto, ma i giovani calciatori italiani arrivano a giocare da professionisti troppo tardi al contrario dei coetanei inglesi, spagnoli e tedeschi. Se prendiamo ad esempio il modello Barcellona, è facile notare come ogni anno i blaugrana inseriscano in prima squadra almeno tre, quattro giovani provenienti dalla cantera. Il Bayern Monaco ha fatto la stessa scelta e spesso si è ritrovato con un tesoretto economico non indifferente e a costi pressoché nulli. Lo stesso Real, sotto la gestione Zidane, ha scelto la via dei canterani abbandonando, almeno per il momento, lo stile galacticos che ha caratterizzato la storia recente dei blancos. In italia, ad eccezione della solita Juventus e di qualche club, come Atalanta, Sampdoria, Chievo, Sassuolo, i restanti club scelgono di puntare su giocatori stranieri e affermati. Un male che non danneggia solo i club ma anche la nazionale maggiore che spesso si ritrova a convocare giocatori non più giovani o giovani che non hanno esperienza né a livello di massima Serie, né a livello europeo.

In un clima caldo come quello che ci attende da qui fino al 29 di Gennaio (data delle votazioni) l’intero mondo del calcio italiano ha bisogno di risposte concrete, di soluzioni efficienti, dopotutto i valori culturali e le potenzialità di questo sport così amato in Italia hanno conseguenze anche sul singolo tifoso che quest’estate farà a meno della sua consuetudine e di sentirsi “Fratello D’Italia” sotto il colore azzurro.

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Davide D'Aiuto

Laureato in Scienze dell'Informazione editoriale, pubblica e sociale, amo scrivere più di qualunque altra cosa al mondo. Il giornalismo è la mia vita. Quando non scrivo viaggio e scatto fotografie perché adoro scoprire il mondo e leggerlo come un libro.
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