Politica

Elezioni in Ungheria 2018: Vince Orban

Si sono chiuse alle 19.00 di domenica 7 aprile le urne per le attesissime elezioni parlamentari in Ungheria, mostrando una partecipazione che ha dell’incredibile. Poco dopo le 15.00 del pomeriggio 4,2 milioni di aventi diritto al voto, cioè circa la metà dell’elettorato, si erano già recati ai seggi. Alle 17.00 si parlava di un’affluenza totale del 63,2% [superiore al 61,7% di quattro anni fa] mentre gli ultimi dati sembrano convergere su un 68-70%.
Alcuni seggi sono addirittura rimasti aperti oltre l’orario ufficiale in quanto diverse persone, data l’impressionate lunghezza delle code, non erano riuscite ad esprimere la loro preferenza entro le 19.00.

Secondo indiscrezioni, una tale affluenza avrebbe potuto rimescolare le carte in tavola, ma alle 23.00, con il conteggio avvenuto per il 75%, è già stato proiettato e annunciato un risultato definitivo: Viktor Orban, esponente di punta del partito Fidesz nonché primo ministro uscente dello scorso governo, ha stravinto le elezioni, ottenendo voti che non solo gli consegnano 134 seggi e due terzi del parlamento, ma che gli permetterebbero anche di avere i numeri per perseguire in quelle riforme costituzionali che erano state annunciate in campagna elettorale e di cui però era ancora incerto il compimento. E’ da sottolineare che il premier aveva già proposto ed ottenuto due provvedimenti di carattere costituzionale, introducendo una legge che tutelasse il matrimonio tradizionale fra uomo e donna e diminuendo il numero dei seggi da 386 a 199.

La strada è così spianata a un mandato molto forte, il terzo consecutivo di Orban ed il suo quarto in totale, che potrebbe ridisegnare e problematizzare la situazione europea. Come infatti le elezioni italiane dello scorso 4 marzo hanno attivato un campanello di allarme fra i banchi di Bruxelles in quanto caratterizzate dall’ascesa di partiti definiti “populisti” e “antisistema”, così l’esito elettorale ungherese conferma una linea politica non solo decisamente spostata a destra ma dichiaratamente euroscettica.

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