“Fantasmi” di Pirandello, in scena all’Arena del Sole di Bologna: Recensione

La recensione della rappresentazione teatra della compagnia Arte e Salute

Nell’immaginazione si consumano passioni forti, quelle che non siamo in grado di vivere nella quotidianità del reale. Si è detto spesso che i narratori, siano essi poeti, prosatori, artisti o folli, hanno la fortuna di fare esperienze ai più non concesse. I più si trascinano in imprese che hanno i piedi per terra. I più vivono soltanto la vita che credono sia stata data loro. Ancorati a una verità dalla quale faticano ad allontanarsi. Ma chi crea, attraverso l’immaginazione, crea altri universi possibili, in cui le cose possono andare diversamente. In cui la verità si disintegra in miliardi di favole amare o felici, in lacrime o sorrisi.

Il teatro ha una particolare propensione all’empatia. Niente tra spettatore e attore, niente a dividerli, a differenziarli. Siamo tutti attori delle nostre storie. Ci permettono di assaporarne altre, offrendoci uno spettacolo nuovo, gli attori, ci distraggono dalla routine. E ci resta dentro qualcosa di più intenso, rispetto alle sensazioni che una proiezione cinematografica ad esempio può portare con sé. Ci restano dentro vite colme di domande, ci resta dentro persino l’odore di quelle persone, e lo sguardo. Ci resta impresso lo sguardo.

“Fantasmi” è il primo atto dei “Giganti della montagna” di Pirandello, opera incompiuta degli anni ’30. Non si parla mai dei giganti, solo degli Scalognati. Gli Scalognati sono riusciti a scappare da una realtà che male si sposava con il senso che essi le attribuivano. Cortocircuiti di emozioni, passioni forti, come dicevamo prima, e immaginazione. Questo l’universo in cui si muovono i personaggi, la villa della Scalogna è una delle possibili strade che avrebbe potuto prendere ognuno di loro. O forse sono tanti potenziali percorsi narrativi, tutti insieme, che si mischiano, si contaminano, fino ad esplodere. Ed è un’esplosione quella che si percepisce entrando in contatto con queste voci e questi corpi.
Un incontro non previsto darà modo alle voci di moltiplicarsi, di compenetrarsi, di conoscersi e di raccontarsi ancora e di più. Non succede niente o forse succede troppo, e gli sguardi si rincorrono perdendosi, a volte, nel vuoto.

Nanni Garella e la Compagnia Arte e Salute

La regia è di Nanni Garella, che da anni lavora con la compagnia Arte e Salute. Si tratta di pazienti psichiatrici che, dopo una formazione professionale cui lo stesso Garella diede avvio nel 1999, grazie al sostegno di psichiatri e insegnanti si sono accorti delle potenzialità che possiedono. Si sono accorti del potere dell’immaginazione e della forza dell’allucinazione come strumenti mitopoietici privilegiati.
Sensibilità, talento e empatia. Empatia e immedesimazione degli attori nei personaggi, ma anche e soprattutto empatia con il pubblico. E sguardi, che restano inevitabilmente impressi. Sguardi persi nel vuoto, ma sono i loro, o forse i nostri riflessi nei loro occhi?
Lo spettacolo sarà presente all’Arena del Sole di Bologna dal 14 febbraio.

Esploro ogni strada possibile per conoscere il significato nascosto dietro la gabbia dell’apparenza. Laureata in Dams Cinema e poi in Semiotica all’Università di Bologna, scrivo per dare un senso a ciò che mi circonda con la convinzione che ci sia sempre un altro punto di vista da cui porsi per osservare il mondo. E una volta trovato mi basta lasciare che gli occhi vedano tutto come se fosse la prima volta.