La Festa delle Donne: Com’è nata?

La nascita della celebre festa che si festeggia l’8 marzo

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La Festa delle Donne è stata istituita nei primi del ‘900, ma molti non conoscono il motivo per il quale essa si festeggia. Prima di tutto andrebbe precisato il fatto che non si tratta di una vera e propria festa, bensì di un ricordo e per dare una spiegazione a questo, raccontiamo cosa successe l’8 marzo.

L’incendio del 1908

L’8 marzo del 1908, in una industria tessile di New York, più di cento operaie (molte delle quali clandestine), scioperarono in simbolo di protesta contro le condizioni di lavoro con cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero durava già da giorni, ma fu proprio l’8 che i proprietari dello stabile, bloccarono le porte per impedire alle donne di uscire e nel momento in cui scoppiò un grave incendio, le operaie rimasero intrappolate. Tra le vittime erano presenti anche delle italiane. L’incendio in questione, è il motivo più conosciuto legato a questa giornata, ma alcuni storici in passato, hanno definito questa notizia come un falso storico.

Storia o leggenda?

Nei secoli scorsi in America, risultano essersi verificati numerosi incendi, ma la fabbrica della Cotton prima citata, sembra non essere mai andata a fuoco. Si hanno testimonianze invece di altri gravi incendi: il Great Fire del 1935 distrusse oltre 700 edifici e nel 1876 il fuoco in un teatro uccise 300 persone; il 25 marzo 1911, ci fu un grosso incendio alla Triangle Shirtwaist Company nella quale lavoravano più di 600 operai dei quali 500 donne, costretti a lavorare in condizioni disumane con turni massacranti. La vicenda fu molto simile a quella della “leggenda del 1908”: un incendio scoppiò nell’ottavo piano e gradualmente, si estese a tutto il resto dello stabile, provocando la morte di 146 operai tra cui italiane di età compresa fra i 13 e i 22 anni. Le condizioni di sicurezza erano pressoché assenti, nonostante la legge obbligasse delle misure precauzionali molto rigide a seguito dell’incendio del 1871.

Che cosa accadde nel 1908?

Nell’estate del 1907 a Stoccarda, si tenne il VII Congresso della II Internazionale socialista, in cui si discusse della rivendicazione del voto alle donne. I membri del congresso dichiararono di impegnarsi a lottare per l’introduzione del suffragio universale delle donne però, senza allearsi con le donne borghesi che reclamavano tale diritto. Decisione che non mise d’accordo tutti e nel 1908 negli Stati Uniti, la socialista Corinne Brown scrisse sulla rivista The Socialist Woman, che il Congresso non aveva alcun poter di decidere i termini di liberazione delle donne e la stessa Brown, tenne una conferenza il 3 maggio a Chicago alla quale presero parte tutte le donne: la giornata prese il nome di “Woman’s Day”, la giornata della donna. L’evento dedicato al diritto di voto femminile si tenne ogni anno alla fine di Febbraio, partendo dagli Stati Uniti per poi espandersi in Europa ma in date differenti: il 18 Marzo in Francia e il 3 marzo in Russia. Le rivendicazioni si fermarono con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, ma l’8 marzo del 1917, un gruppo di donne rivendicò la fine della Guerra; storicamente questa data è conosciuta come l’inizio della Rivoluzione russa di febbraio. Successivamente, l’8 marzo 1917 divenne la “Giornata internazionale dell’operaia”.
In Italia si iniziò a festeggiare tale ricorrenza nel 1946 e nel 1959 le senatrici Balboni, Palumbo e Nenni, presenteranno una legge- che non venne prese in considerazione- per rendere nazionale questa festa. L’8 marzo 1972 a Roma, si tenne una manifestazione organizzata da donne, con slogan a favore dell’aborto, dell’omosessualità e della prostituzione legalizzata; ma è nel 1975, con la proclamazione della “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti della donna e la pace internazionale”, che venne ufficialmente riconosciuta la giornata dedicata alle donne.

La libertà delle donne

Quando le donne scendevano in piazza avevano tanti motivi per protestare: il ruolo della donna a quei tempi non veniva preso in considerazione ed era costretta a stare alle regole dei mariti o dei padri: era costretta a stare alle regole dell’uomo. Non esistevano giorni liberi o possibilità di riposo perché malate, non potevano votare perché non ritenute idonee; a quei tempi le donne non potevano pensare, anche se in realtà di pensieri ne avevano tanti. Quando le donne scendevano in piazza sapevano che l’universo femminile era collegato in qualche modo e che tutte, anche se non lo facevano per paura, volevano gridare i propri diritti: “o stai alle regole o stai da sola”, era forse questo il vero slogan che le accomunava, lo stesso che univa le donne “suffragette” come Emily Davison (vittima o suicida del cavallo del re d’Inghilterra) e Emmeline Pankhurst.

E’ ancora lunga la strada da percorrere per poter dichiarare di essere uguali agli uomini, ma le donne sono forti e sanno farsi valere, le donne più degli uomini, sanno essere completamente libere.

“Non ho particolari talenti, sono soltanto appassionatamente curioso” (Albert Einstein). Ha studiato Festival Manager presso la Giffoni Academy. Appassionata di libri, cinema, arte e musica. Sognatrice ma realista, scrive per la sua sete di curiosità.