Politica

Governo 2018: chi aiuterà Di Maio ad avere una maggioranza?

Come tutti sanno, dopo le elezioni politiche 2018, non è ancora chiaro chi abbia vinto e chi avrà modo di formare un nuovo Governo. L’unica certezza è la sconfitta del Centrosinistra che, come spesso capitato nella storia recente di questo Paese, potrebbe, paradossalmente, essere l’ago della bilancia.

Tutti si chiedono chi aiuterà Luigi Di Maio, leader di quel Movimento 5 Stelle uscito dalle urne come primo partito, a formare un Governo, ma la domanda ancora più immediata che ci si pone è se sarà Di Maio a ricevere l’incarico dal presidente Mattarella.

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Il dilemma del Movimento 5 Stelle

È indubbio che qualsiasi tipo di maggioranza dovrà passare dal Movimento 5 Stelle: infatti, qualsiasi altra maggioranza, oltre che essere da un punto di vista politico alquanto discutibile, non godrebbe del necessario margine per operare. Gli ultimi cinque anni passati mettendo in atto un’opposizione dura e pura contro i Governi PD sono stati la linfa vitale che ha portato al risultato dei pentastellati che conosciamo, risultato importante ma non sufficiente a tenersi le mani libere da ogni alleanza con quei partiti da sempre disprezzati.

A questo punto, se l’obiettivo è quello di dare un senso al gran consenso ricevuto il 4 marzo, un’alleanza si rende necessaria e, pertanto, bisogna scegliere l’alternativa che risulterebbe più digeribile alla base. In queste ore sono diversi i simpatizzanti del Movimento che chiedono a gran voce un intervento del Partito Democratico a loro sostegno e quello che fino a pochissimo tempo fa era il nemico assoluto adesso si è trasformato in una possibile zattera di salvataggio.

L’alternativa sarebbe un accordo con la Lega Nord di Salvini, altro mezzo vincitore di questa tornata elettorale, che da solo potrebbe rappresentare un alleato abbastanza gradito a buona parte dell’elettorato, ma che, però, porta in dote con sé Forza Italia, componente importante di quel Centrodestra di cui Salvini ha da poco preso la leadership. Il leader del Carroccio in queste ore sta negando ripetutamente di volere sostenere maggioranze diverse da quella di Centrodestra e i motivi che ci vengono in mente, al di là delle frasi di circostanza, sono principalmente due: i grillini non sosterrebbero mai alcun Governo che non sia guidato dal proprio leader, costringendo qualsiasi alleato a una posizione subordinata, e, in secondo luogo, lasciare il terreno appena conquistato del Centrodestra per lanciarsi in un’alleanza che non ha futuro potrebbe rappresentare per Salvini un passo falso nella sua ascesa politica.

La terza ipotesi sarebbe quella di lavorare per la mancata formazione di un Governo e un ritorno al voto il prima possibile per provare a portare a casa una maggioranza assoluta che però questa legge elettorale difficilmente permette di ottenere a una singola lista.

E il PD?

In tutto questo, come detto, c’è il Partito Democratico che, pur avendo ottenuto il peggior risultato della sua storia, rischia di essere l’ago della bilancia in questa intrigatissima situazione. Renzi ha negato a gran voce l’ipotesi di un accordo con l’M5S e, pur avendo rassegnato le sue dimissioni, ha tenuto l’incarico fino all’insediamento del prossimo Governo, in modo tale da tenersi la possibilità di essere lui a stabilire le strategie del suo partito. Nonostante le spinte di una delle tante anime del PD verso un accordo con i pentastellati, è probabile che i dem replichino la strategia del Movimento nel 2013: negare ogni aiuto all’avversario e mettersi all’opposizione in attesa di vedere cosa gli altri saranno capaci di fare.

Sarebbe estremamente stupido limitare l’analisi di un tonfo storico solo a questo, ma è innegabile che essere partito di Governo uscente sia stato un grosso limite per i democratici in questa campagna elettorale. È chiaro che quando si ha la maggioranza in Parlamento si ha una notevole limitazione nelle promesse elettorali che, più di quelle delle opposizioni, possono facilmente essere viste dagli elettori come promesse da marinaio.

A questo punto per la Sinistra sono venuti al pettine tutti i nodi dalla caduta del muro di Berlino in poi e il grande lavoro di ricostruzione che dovrà avviare richiede una tranquillità non compatibile con la partecipazione a maggioranze ”strane”. Al di là della rivincita morale di vedere i propri grandi accusatori venire a chiedere aiuto e la paura di sprofondare ancora di più in caso si dovesse votare nuovamente tra pochi mesi, non sembrano esserci motivazioni logiche affinché il Partito Democratico possa andare in soccorso dei ”mezzi vincitori” di queste elezioni. Sia chiaro, non c’è alcuna ironia in queste parole: il sistema politico italiano non permette a nessuno di vincere realmente le elezioni, se non con quell’Italicum bollato da tutti come una pericolosa minaccia alla democrazia.

Emanuele Terracciano

Nato ad Aversa (CE) il 22 agosto 1994 e laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno. Collaboro con i siti di Content Lab dal 2015 occupandomi di sport, politica e altro.

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