Governo 2018, Di Maio: “Voto a Giugno”

Renzi chiude ufficialmente a Di Maio ma i Dem sono spaccati. Berlusconi: “governo a guida centro-destra”.

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Entra nella fase calda, anzi caldissima, la trattativa di governo tra il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico. Lo show dell’ex segretario PD, Renzi, a Che tempo che fa” da Fabio Fazio ha irritato e non poco i vertici del Movimento che aspettavano un’apertura, responsabile, dei Dem. Il “chi ha perso non può andare al governo” sa tanto di dietrofront e spaccatura tra pro renziani e anti-renziani all’interno del partito. Una mossa avventata, quella di Renzi, che però non chiude definitivamente la possibilità di trovare delle riforme comuni da attuare prima del ritorno alle urne.

Deciderà la direzione, il referendum tra gli iscritti… Ma ci sono 52 senatori Pd, almeno 48 devono votare la fiducia a Di Maio per far partire il suo governo. Non ne conosco molti che voterebbero una fiducia a Di Maio. Se i vincitori non riescono a fare un governo, prima di tornare a votare siamo disponibili a ragionare di riforme costituzionali con tutti, ma la prima proposta deve venire dai vincitori. La nostra è stata già bocciata con il referendum del 4 dicembre 2016“.

Di Maio: al voto subito

Il voto del Friuli Venezia Giulia suona tanto di condanna, dopo il fallimento in Molise, per i grillini. Terzi, dietro alla coalizione di Destra e al PD, Di Maio inizia a sentire una certa stretta e si prepara a chiedere nuove elezioni.

Il M5S in modo serio si è impegnato totalmente per rispettare il voto dei cittadini. Visto che abbiamo ottenuto un risultato straordinario ma non abbiamo ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi non ho mai pensato che sarebbe stato facile ma non avrei mai immaginato che sarebbe stato impossibile: è vergognosa la maniera in cui tutti i partiti stanno pensando tutti al proprio orticello e alle poltrone. 

In queste settimane alcuni ci hanno criticato per aver provato a firmare un contratto di governo con gli uni o con gli altri. Io quest’azione la rivendico, il M5S è post ideologico, le nostre idee non sono né di destra né di sinistra, le idee o sono buone o sono cattive. E avevamo tutta l’intenzione di portare a casa il risultato, lo abbiamo dimostrato concentrando il dibattito sui temi e non sulle poltrone. 

Questa è una legge elettorale assurda (voluta dal Pd e dal centrodestra) che permette anche a forze che perdono le elezioni come Forza Italia e Fdi di rivendicare una pseudo-vittoria in nome di una coalizione di comodo. In ogni caso, come avevo detto e ripetuto più volte in campagna elettorale, visto che abbiamo ottenuto un risultato straordinario ma non abbiamo ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi, ci siamo rivolti alle forze politiche per far partire un governo di cambiamento sulla base di un contratto che comprendesse i temi prioritari per gli italiani.” Parole che provano a invertire la tendenza elettorale che vede gli italiani abbandonare i grillini.

Sul suo profilo facebook il Leader del Movimento si rivolge a Salvini chiedendo di rivolgersi, assieme a lui, al Presidente della Repubblica, Mattarella, per ottenere nuove elezioni.

A questo punto non c’è altra soluzione, bisogna tornare al voto il prima possibile, poi ovviamente deciderà il presidente Mattarella. Tutti parlano di inserire un ballottaggio nel sistema elettorale ma il ballottaggio sono le prossime elezioni quindi io dico a Salvini, andiamo insieme a chiedere di andare a votare e facciamo questo secondo turno a giugno. Facciamo scegliere i cittadini tra rivoluzione e restaurazione“.

Grillo difende Di Maio

La difesa di Di Maio arriva da chi non ti aspetti: Beppe Grillo scende in prima persona per proteggere il suo Leader dai continui attacchi.

L’entusiasmo di Luigi viene propagandato come fosse bramosia di potere e la sinistra frou frou gioca la carta di un’improbabile supremazia intellettuale, ridicola, figlia di accordi con quello che hanno sempre chiamato ‘Caimano’. E’ la perfezione del parassita: cerca nutrimento dalle stesse forze che lo hanno sconfitto” – scrive sul suo blog Grillo che prosegue – “il Pd e FI in agiscono con una sincronia perfetta: quando si tratta di sopravvivere tramite il camuffamento sono efficientissimi“.

Spaccatura nei Dem 

Alta, anzi altissima, tensione in queste ore a Via del Nazareno dove è il segretario reggente, Martina, questa volta ad attaccare il suo partito dopo lo show di Renzi. “Ritengo ciò che è accaduto in queste ore grave, nel metodo e nel merito. Così un partito rischia solo l’estinzione e un distacco sempre più marcato con i cittadini e la società. Servirà una discussione franca e senza equivoci perché è impossibile guidare un partito in queste condizioni e per quanto mi riguarda la collegialità è sempre un valore, non un problema” – escludendo dunque almeno per il momento le sue dimissioni, ma al contempo stesso ammette l’ingovernabilità all’interno di un partito, quello Dem, sempre più anarchico.

“In queste ore stiamo vivendo una situazione politica generale di estrema delicatezza. Per il rispetto che ho della comunità del Partito Democratico porterò il mio punto di vista alla Direzione Nazionale di giovedì che evidentemente ha già un altro ordine del giorno rispetto alle ragioni della sua convocazione. Servirà una discussione franca e senza equivoci perché è impossibile guidare un partito in queste condizioni e per quanto mi riguarda la collegialità è sempre un valore, non un problema.”

Ritengo ciò che è accaduto in queste ore grave nel metodo e nel merito. Così un Partito rischia solo l’estinzione e un distacco sempre più marcato con i cittadini e la società; si smarrisce l’impegno per il cambiamento e non si aiuta il Paese. Per questo continuo a pensare che il Pd abbia innanzitutto bisogno di una vera ripartenza su basi nuove” – conclude Martina.

All’attacco dell’ex segretario anche il ministro della cultura, Dario Franceschini, che sembra non aver particolarmente apprezzato l’uscita fuori luogo di Renzi. “E’ arrivato nel Pd il tempo di fare chiarezza. Dalle sue dimissioni Renzi si è trasformato in un Signornò, disertando ogni discussione collegiale e smontando quello che il suo partito stava cercando di  costruire. Un vero leader rispetta una comunità anche quando non la guida più“.

Renzi, bisogna passare dal mugugno alle proposte

Guerini intanto invita alla calma e alla riflessione poiché quello dei Dem “è un dibattito, in cui ci sono opinioni note, anche giudizi diversi sui passaggi che sono di fronte al Paese. Ma dobbiamo, anche attraverso un dibattito serio e non reticente ma che sia teso alla coesione della nostra comunità, lavorare insieme, anche in queste ore. Giovedì ci confronteremo come si confronta un partito come il nostro, ma adesso, per favore, proviamo ad abbassare i toni.

La Destra compatta

Chi sta guadagnando da questa disputa e questa staticità intanto è solo la Destra italiana che prima in Molise e poi in Friuli si dimostra compatta, unita e solida. Per questo Berlusconi è tornato alla carica per un governo a guida centro-destra.

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“Il centro-destra  unito si conferma vincente e accresce ancora i suoi consensi. Questo conferma una volta in più che siamo non soltanto la prima coalizione del Paese, ma anche quella più in sintonia con gli umori e le esigenze degli elettori. Sul piano politico complessivo questa è una ragione in più per affidare al centro-destra la guida del governo nazionale. Gli italiani stanno rapidamente abbandonando i 5S – specifica il leader di Forza Italia – e questo conferma ancora una volta che i grillini sono considerati del tutto inadatti a governare, sia una regione, sia a maggior ragione l’intero Paese.”

Pubblicato da Davide D'Aiuto

Laureato in Scienze dell'Informazione editoriale, pubblica e sociale, amo scrivere più di qualunque altra cosa al mondo. Il giornalismo è la mia vita. Quando non scrivo viaggio e scatto fotografie perché adoro scoprire il mondo e leggerlo come un libro.