Politica

Governo 2018: l’impasse istituzionale

59 giorni non sono stati sufficienti per la formazione del Governo. Dopo il 4 Marzo tutti i partiti sono saliti al colle dal Presidente della Repubblica per il consueto giro di consultazioni senza approdare a nessun accordo. Mattarella ha affidato allora l’incarico esplorativo alla Presidente del Senato Maria Casellati, il suo ruolo doveva essere quello di sondare il terreno per favorire la trattativa tra il Movimento 5 stelle e la coalizione di centrodestra: fallito.

È toccato quindi al Presidente della Camere Roberto Fico guidare il tavolo diplomatico ed appianare le differenze tra il Partito Democratico ed il Movimento 5 stelle: fallito questo ultimo tentativo a complicare la situazione sono giunte le elezioni regionali in Molise e Friuli Venezia Giulia, terminate con due vittorie del centrodestra.  Oggi , dopo aver constatato l’impossibilità di un accordo, l’unica soluzione possibile sembra essere il voto a Giugno. L’origine di questo impasse risiede in 4 persone, 4 cardini principali dei propri partiti e delle decisioni politiche nazionali. Analizziamo quindi nel dettaglio l’origine delle incomprensioni che bloccano la formazione del governo: Luigi Di Maio e Matteo Salvini, leader rispettivamente del Movimento 5 stelle e della Lega, sono i vincitori delle elezioni e toccherebbe loro la diretta formazione dell’esecutivo, obiettivo semplice e realizzabile se non fosse che Di Maio ha posto come unica condizione l’esclusione dal governo di Silvio Berlusconi, a sua volta leader di Forza Italia e nostra terza figura chiave. La proposta dei penta stellati è stata respinta da Salvini con un netto no e così la prima possibilità di accordo si è arenata. I pentastellati hanno rivolto allora lo sguardo verso sinistra, grazie a Roberto Fico hanno incontrato una delegazione DEM e riscontrato una fievole apertura, subito suturata però dall’ex segretario Matteo Renzi, il quarto attore in gioco, che pur non essendo più ufficialmente alla guida del suo partito continua ad esercitare una notevole influenza. Le sue dichiarazioni, sostenute da altri membri del Pd, hanno di fatto precluso anche questa opzione e fatto calare il sipario su eventuali accordi per il governo. Restano solo trincee dunque, insieme a sospetti, proclami e tante promesse, quello che emerge chiaramente però è la netta impressione che in fondo siano tutti desiderosi di tornare semplicemente alle urne.

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