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In Kazakistan si sta diffondendo una polmonite più grave del coronavirus?

La Cina lancia l’allarme per una nuova epidemia più temibile del covid in Kazakistan che replica con una secca smentita

Secondo le autorità cinesi in Kazakistan starebbe circolando una nuova polmonite più pericolosa del coronavirus.

Il Kazakistan smentisce le accuse provenienti dalla Cina che a sua volta fa un passo indietro sulla gravità di questa nuova presunta epidemia. Scopriamo cosa sta succedendo in Kazakistan.

Secondo l’ambasciata cinese una nuova epidemia peggiore del coronavirus avrebbe colpito il Kazakistan. Questa misteriosa polmonite avrebbe causato 1772 vittime nelle regioni di Aktobe, Atyrau e Shymkent colpendo anche dei cittadini cinesi.

Pechino ha smentito in parte le accuse al Kazakistan cancellando dal comunicato stampa il riferimento all’elevato tasso di mortalità della presunta nuova polmonite. Sulla stessa scia si è espressa anche l’OMS che riconduce questi casi a pazienti positivi al covid-19 non diagnosticati.

La smentita del Kazakistan

Non si è fatta attendere la replica del Ministero della Salute kazako che ha accusato i media cinesi di aver diffuso delle fake news senza alcun fondamento. Secondo le autorità kazake sono stati registrati dei casi di polmoniti in pazienti, che seppur hanno mostrato sintomi simili a quelli del coronavirus, non sono risultati positivi al test per la rilevazione del covid-19.

Una pratica in linea con le direttive fornite dall’OMS che ha smentito la nascita di una nuova epidemia. Mike Ryan responsabile del programma emergenze ha tranquillizzato l’opinione pubblica e sottolineato che la situazione in Kazakistan è sotto osservazione. L’impennata dei contagi secondo l’OMS è dovuta al mancato riconoscimento della positività da coronavirus nei pazienti ricoverati e tenuti sotto osservazione negli ospedali.

Il Kazakistan ed altri stati dell’Asia centrale hanno sottostimato i dati relativi alla diffusione del covid-19 derubricando i casi in semplici polmoniti. Un approccio purtroppo assai diffuso dovuto al numero di test effettuati o frutto di una ben definita strategia di falsificazione.

Alla base dell’allarme lanciato dall’ambasciata cinese vi è dunque una presunta manipolazione dei dati e non la nascita di una nuova epidemia.

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