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Indagato l’ex abate di Montecassino: sottratti fondi dell’8 per mille

Fermato dalla Guardia di Finanza l’ex abate di Montecassino, Don Pietro. L’accusa è pesante, droghe, appartamenti e hotel di lusso, ostriche e champagne, viaggi in Sudamerica e notti di gloria a Londra tutto pagato con i soldi della Chiesa, quelli dell’8 per mille. Nominato da Papa Ratzinger come abate del convento il primo gennaio del 2008, nemmeno nove mesi e don Pietro prende in mano anche i numeri di conto custoditi dall’Abbazia. Il 27 di novembre del 2008 preleva dal conto dello Ior 141mila euro.

È il primo prelievo di una lunga serie, oltre a 4 appartamenti a Roma e San Vittore del Lazio. In quello stesso periodo i soldi vengono spesi per una vasta gamma di divertimenti dalla droga sino ai viaggi in Brasile. Due anni dopo essere stato nominato Abate Don Pietro viene ricoverato al San Camillo di Roma. Ed è lì che, sottoposto a esami, emerge che l’abate potrebbe aver abusato di ecstasy, grazie alle tracce di cocaina rinvenute nell’urina. La vicenda però viene in seguito archiviata. Il 12 marzo 2013 preleva di nuovo una grande somma di denaro, ben 202 mila euro in contanti, per poi passare altri soldi dal conto di Montecassino, che dovevano essere destinati alla Caritas, a uno aperto presso il Monte dei Paschi.

Nel 2013 si dimette per motivi di salute dal suo ruolo, dopo aver prelevato 208 mila euro di cui una buona parte intestati al fratello, e il 12 giugno Papa Francesco accetta le dimissioni. Pagati con i soldi della Chiesa, quelli dell’8 per mille. Cene in ristoranti di lusso a Londra da 700 euro, dove dopo il 2013 si era trasferito per tenere “rapporti con la chiesa anglicana”. Cene a base di ostriche e champagne, riusciva a spendere anche 34mila euro al mese. A Londra, riporta il Corriere, “per un soggiorno in un hotel aveva speso 7mila euro, 2mila al Principe di Savoia di Milano”. E poi le notti di Rio, altri fiumi di denaro spesi per lui e gli amici. Per il giudice “la sequenza delle operazioni fa risultare inequivoco l’intento di celare il tracciato delle somme prelevate dai conti dell’Abbazia e della Diocesi. L’esame dei flussi finanziari documenta in modo diretto la predisposizione di accurati sistemi operativi”.

Soldi in uscita che non tornavano alla diocesi e alle banche stesse. La segnalazione dell’Uif, l’Unità di informazione finanziaria di Bankitalia, è quella che ha fatto scattare l’allarme. Poi l’indagine e i tracciati delle carte di credito che rivelano una vita di lusso al di la dell’immaginazione, come quella volta che spese 2mila euro nella boutique di Ralph Lauren.

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