Intervista a Silvia Salemi sul nuovo singolo “Potrebbe essere”

Atteso ritorno per l'artista siciliana che il prossimo 7 luglio pubblicherà il suo nuovo progetto discografico, intitolato "23".

Sono trascorsi dieci anni dall’ultimo progetto discografico di Silvia Salemi, che nel frattempo si è sposata, ha creato una famiglia e ha cresciuto le sue due bambine, continuando a studiare e laureandosi ma, al tempo stesso, mantenendo un filo conduttore con il suo pubblico attraverso il suo impegno televisivo. A poche settimane dall’uscita del suo atteso settimo album intitolato “23”, anticipato dal singolo “Potrebbe essere”, abbiamo incontrato l’artista siciliana per scoprire il suo stato d’animo alla vigilia di questo atteso ritorno.

Ciao Silvia, cominciamo dal tuo nuovo singolo “Potrebbe essere”, in radio dal 9 giugno. Cosa rappresenta per te questa canzone? “Questa canzone racchiude tutti gli anni in cui sono stata assente dalla musica e, al tempo stesso, rappresenta il mio ritorno alla musica. Atmosfere estive, riportate sia nell’arrangiamento che nelle sonorità, ma anche un racconto interiore che si è accumulato negli anni, perché questa canzone è stata scritta dieci anni fa, per poi essere perfezionata e suonata in questi ultimi mesi, rappresentando quello che sono diventata nel tempo”.

Il brano anticipa il tuo nuovo album “23”, in uscita il prossimo 7 luglio, che arriva a dieci anni di distanza dal tuo ultimo progetto “Il mutevole abitante del mio solito involucro”, la strada che hai seguito è un’altra o hai cercato di proseguire su stessa scia? “Si tratta un album completamente diverso, principalmente perché non ci sono solo brani suonati, come nel mio lavoro precedente che era molto introspettivo ed ermetico, ma troverete molta elettronica a livello musicale e molta più immediatezza nei testi. Rispetto a quando avevo vent’anni è venuto fuori il mio lato interiore, non ho delle certezze e delle risposte perché sono ancora in cammino per trovarle, però i passati della mia vita sono sicuramente chiariti. Le canzoni nascono in una maniera più fluida senza farsi troppe domande, in questo modo, ho realizzato un qualcosa che mi soddisfa e rispecchia totalmente”.

Con te hanno collaborato grandi musicisti, tra cui Francesco Tosoni, Roberto Pirami e Martina Bertini. Com’è stato collaborare con loro? “Francesco ha co-prodotto con me l’album ed è arrangiatore di tutte le dieci tracce, Roberto è un grandissimo batterista che ha anche una scuola di musica, mentre Martina è una bassista che anche lei insegna, insomma, rappresentano dei punti fermi per chi suona e conosce la musica, assolutamente capaci di generare seguito e proseguiti perché sono veramente in gamba”.

Come autori, invece, chi ha collaborato con te alla stesura dei testi? “In questo nuovo album è presente Andrea Amati, che ha scritto per numerosi altri artisti, ma anche una grande firma della regia e della sceneggiatura italiana: Giovanni Veronesi, che ha scritto uno dei prossimi singoli, intitolato ‘Credo’, dando una pennellata ancora più sociale a questo lavoro discografico, perché racconta la nostra realtà in modo poetico, affabulante, trovando una chiave di lettura descrittiva molto particolare”.

Hai appena terminato il programma “Piccole luci”, in che modo sei attratta dalla televisione? La vivi come un far conoscere la tua arte o più come un mettersi alla prova con altre forme di intrattenimento? “In realtà la vivo come entrambe le cose, soprattutto, per mettermi in gioco, esplorare e imparare altre cose. La mia esigenza è sempre stata quella di comunicare qualcosa agli altri, qualsiasi mezzo va bene per esprimere un pensiero. Trovo non ci debbano essere limiti alla creatività, non importa il punto di partenza bensì quello di arrivo. Sulla scia di ‘Piccole luci’, dal 20 giugno sarò impegnata su Rai Uno con una rubrica settimanale all’interno di ‘Estate in diretta’, intitolata ‘A casa di Silvia’, che racchiuderà una serie di racconti sociali con ospiti che racconteranno le proprie vite e le proprie storie”.

Il web, dal tuo punto di vista, rappresenta una risorsa o un ostacolo per chi come te fa musica? “La rete è assolutamente una risorsa, anche perché l’industria discografica è andata a gambe all’aria, proprio perché non ha saputo intercettare il valore dello streaming e di tutto quello che di positivo può derivare dal mondo del web. Per la musica rappresenta una grandissima risorsa, se saputa sfruttare, mentre se la collochiamo in un versante più generale legato ai giovani, la rete è uno strumento che va monitorato perché può rappresentare troppo spesso un pericolo. Bisogna sempre essere presenti e, per quanto riguarda ad esempio il cyber bullismo, anche molto attenti. Per il resto, invece, lo vedo come uno mezzo positivo, che crea occasioni di lavoro e sviluppa facoltà universitarie, un mondo nuovo che si apre a numerosi vantaggi”.

A proposito di web, tornando al presente, da qualche giorno è uscito anche il videoclip di “Potrebbe essere”, diretto dal più grande regista musicale che è Gaetano Morbioli. Cosa avete voluto rappresentare insieme con queste immagini? “Il concetto di possibilità rappresentato dai lacci, il fatto di poterti slegare da un qualcosa in qualsiasi momento e, al tempo stesso, rimanere legato a un sentimento. Un sentimento in divenire, in via di sviluppo, potrebbe essere così come potrebbe anche non essere. Potremo essere solo amanti, potrai essere l’amore della mia vita, oppure neanche ricordami di te domani. Una serie di legami da cui, alla fine del video, mi libero pur rimanendo col dubbio che tutto possa esistere e tutto si possa realizzare. Aleggia il dubbio, lo stesso che ognuno di noi si porta dentro quotidianamente, anche rispetto alla propria realtà, al proprio Paese, alla politica, perché viviamo in una fase di transizione in cui ogni cosa può essere tutto, un tempo decisamente condizionale”.

Un pensiero su Sanremo? “Ho tantissimi ricordi che mi legano a questa manifestazione, a cui ho preso parte quattro volte: nel ’96 tra i giovani con ‘Quando il cuore’, nel ’97 con il mio più grande successo ‘A casa di Luca’, nel ’98 con “Pathos” e nel 2003 con ‘Nel cuore delle donne’. Ma devo dirti la verità, a Sanremo quest’anno non c’ho pensato, tant’è che il disco esce a Luglio, quindi non ho avuto alcuna tentazione. Stiamo parlando la più importante vetrina musicale che ci è rimasta, ma la vivo con grande serenità e umiltà, perché è una di quelle belle occasioni che se arrivano bene, ma se non arrivano bisogna comunque rimboccarsi le maniche e continuare a lavorare su altro”.

Fare quello che si vuole e che ci rappresenta, secondo te, è il vero privilegio che ci rende liberi o non schiavi di un sistema? “Così come per questo mio nuovo progetto, bisogna cercare di produrre con i giusti tempi dettati dalla propria ispirazione e non da logiche di mercato, sentendosi dire che se non fai una determinata cosa rischi di uscire dal giro. Sai quante volte mi sono sentita dire questa frase? Mi sono sempre detta che andava bene comunque, che sarebbe stato più arduo rientrare, ma rappresentava un rischio che dovevo prendere, una responsabilità che mi sentivo di assumere per me, per la mia famiglia, per ciò che mi sono sentita di fare. Solo grazie a questo oggi mi sento felice, contenta di ritornare, perché continuare a spremere un qualcosa che in quel momento non c’è, alla fine, lo trovo disonesto nei confronti del pubblico. Ma parlo di un mio di limite, perché poi ci sono artisti dotati di una grande capacità produttiva che riescono a fare un disco all’anno, realizzando prodotti di grandissima qualità. Non siamo tutti uguali, ma nella mia onestà intellettuale mi sono sentita di fare così. Ho sempre cercato di seguire e rispettare le mie esigenze, magari dettate da un momento, ma mai quello che gli altri impongono, perché credo che solo se siamo corretti verso noi stessi riusciamo ad esserlo anche con gli altri”.

Alle tue bimbe, infine, quali valori vorresti insegnare? “Questi di cui ti ho parlato e tanti altri, ma non so se ci sto riuscendo, è quello a cui punto e che spero di fare. Non è semplice, perché i figli cambiano quotidianamente, le loro esigenze mutano continuamente, quello che noi genitori dobbiamo cercare di fare è rimare per loro un punto fermo di riferimento, una certezza, restando al loro fianco ed essere pronti ad ascoltarli quando ne hanno bisogno. Quello che mi auguro è proprio questo, che quando mi osservano pensino di avere di fronte un punto di riferimento, una guida, che per loro ci sarà sempre”.

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica e spettatore interessato di tutto ciò che è intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.