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Jeff Bezos, il Fondatore di Amazon diventa l’uomo più ricco del mondo

Amazon vola in borsa e Jeff Bezos è a un passo dal diventare il cosiddetto “uomo più ricco del mondo”. La stima è di Bloomberg che, insieme a Forbes, annualmente stila la classifica dei maestri del capitalismo.

Nonostante Bezos detenga solo il 17% della società da lui fondata, il suo patrimonio mobiliare si stima sia intorno ai 25 miliardi di dollari; cifra capace di competere con imprenditori di lunga data come Bill Gates o Armancio Ortega, il proprietario di Zara. La crescita di Amazon, però, non è da intendere solo sulla scala economica ma anche sulla scala sociale e relazionale.

Amazon, successi e prospettive del colosso commerciale

In Italia l’azienda americana è riuscita in pochi anni a mandare definitivamente in pensione il piccolo commercio, in particolare nel settore tessile ed hi-tech, ma anche – e qui c’è il risultato sorprendente – le catene commerciali del capitalismo all’italiana. Grandi catene di elettronica e di abbigliamento soffrono un’emorragia di introiti senza pari. L’impersonalità di una grafica intuitiva ed essenziale ha sostituito la professionalità del venditore nello store; le consegne ultrarapide hanno sostituito l’immediatezza dell’acquisto; la disponibilità di referenze ha messo in difficoltà qualsiasi magazzino.

Amazon diventa una Banca, a breve anche in Italia

Quella dell’e-commerce è una rivoluzione che non si è ancora pronti ad affrontare in Italia. In un paese in cui l’economia è viva grazie alle piccole e medie imprese e la cultura della “flessibilità” lavorativa si traduce in disoccupazione diffusa, il monopolio settoriale porta costi non ripagati dai benefici. Concetto ben chiaro anche negli Stati Uniti, non è un segreto che nelle metropoli le piccole attività commerciali non reggono il peso delle spese da affrontare; ma nella patria dei brand la trasformazione è quasi obbligata. In Canada e USA, Amazon è spaccio alimentare (groceries), casa editrice, produttrice di film e serie TV, rete di ristoranti, streaming di musica e addirittura banca per microcredito.

L’esportazione di questi servizi nel Vecchio Continente è solo questione di tempo, e se l’impatto sull’economia locale verrà ben gestito, può essere un’occasione per portare innovazione via posta in aree in cui qualità del commercio non v’è mai stata.

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Matteo Squillante

Napoletano di nascita, attualmente vivo a Roma. Giornalista pubblicista, mi definisco idealista e sognatore studente di Storia e Culture Globali presso l'Università di Roma Tor Vergata. Osservatore silenzioso e spesso pedante della società attuale. Scrivo di ciò che mi interessa: principalmente politica, cinema e temi sociali.
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