Cinema

La belle époque: Recensione in anteprima del film di Bedos

Al cinema dal 7 Novembre uscirà La belle époque di Nicolas Bedos, giovane e promettente regista francese. Il grande cast scritturato include anche Fanny Ardant e Daniel Auteuil, ecco la nostra recensione

La belle époque è il nostro vero periodo felice. Giocando sul doppio significato della locuzione francese, il regista Nicolas Bedos dirige un film sulla potenza del ricordo e dell’amore.

L’inizio del film è assolutamente fuorviante: una breve sequenza ci mostra una cena tra personaggi di alto rango di inizio Ottocento: siamo nella Belle Epoque storica. All’improvviso irrompono dei militari con armi automatiche e persone con telefoni e tablet: è tutto un set, non di un film ma di altro.

Uno dei protagonisti, Antoine (Guillaume Canet) è un imprenditore che per compiacere clienti facoltosi li immerge nel loro periodo storico preferito. Grazie a set mirabolanti ed attori compiacenti vengono ricreati ambientazioni storiche, particolari eventi del passato o in ultimo momenti appartenenti al proprio vissuto.

Un’impresa stravagante ma comunque ricca di clienti. Antoine è infatti un malato del controllo e alla costante ricerca della perfezione. I genitori di Antoine sono in crisi e sono sul punto di separarsi. Marianne (interpretata da una grande Fanny Ardant) e Victor (altrettanto ottimo Daniel Auteil) si sono conosciuti negli anni ’70 ma la loro passione è ormai declinata, ed arrivano a lasciarsi.

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Per risollevare l’umore del padre, da tempo depresso, Antoine gli regala un esperienza di viaggio nel tempo. Il marito abbandonato decide di ritornare in un preciso giorno del 1974, quando i due si conobbero per la prima volta.

Malinconia e straniamento: rivivere i propri ricordi artificialmente

Il film in questo frangente assume tratti malinconici al limite con l’inquietante: molti dei disegni di Antoine vengono utilizzati per ricreare un set identico a quello dei suoi ricordi e la donna che interpreterà sua moglie da giovane (Doria Tillier) impara a memoria le battute da recitare.

È un’evidente operazione di finzione a cui Victor – come ha sottolineato il regista – crede volontariamente. Non c’è inganno se non nella misura in cui il personaggio vuole credervi. L’esperienza va ovviamente avanti: verranno fuori tutte le problematiche dovute alla realtà illusoria vissuta, ma allo stesso tempo gli eventi saranno da stimolo per ulteriori riflessioni.

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Sono tanti altri, comunque, gli intrecci pensati da Nicolas Bedos per questo film che ha già raccolto il favore della stampa alla Festa del Cinema di Roma. In prima istanza la presenza di un cast di tale spessore dona ampio respiro al film: non esistono particolari individualismi, ogni ruolo si compenetra fino a fornire uno sguardo di insieme allo spettatore.

Spunti di cinema: La belle époque strizza ironicamente l’occhio alle costruzioni da Nouvelle Vague

D’altronde non potrebbe essere altrimenti. Anche se il regista ha affermato che riferimenti al mondo del cinema non siano stati voluti in fase di scrittura, è un film fortemente meta-cinematografico. Viene affrontato il tema del regista-Dio e di quando la finzione possa compenetrarsi nella realtà. Bedos, tuttavia, tiene a precisare che il suo film non vuole essere una sorta di Truman Show francese: è il personaggio che si sottopone liberamente all’inganno.

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Esistono alcuni “abusi di potere” da parte di Antoine giustificati con un lapidario (“io sono uno sceneggiatore”), ma comunque la mistificazione è un tema che fa assolutamente riflettere.

Il cast di stelle lavora perfettamente in maniera corale

Dall’altra parte, invece, c’è la vita: amori, delusioni, bugie, tutto serve a dare una connotazione fortemente umana e fragile ai protagonisti, i quali attori riescono ad esaltare al meglio. La finta-vera ambientazione storica dà adito al regista di idealizzare un epoca passata e di riproporre con gran forza il tema della nostalgia. In questo Daniel Auteil è immenso: il suo personaggio non può che far ridere da una parte (è un uomo di base molto cinico), ma anche intenerire dall’altra. Vedere un uomo di mezza età lottare con i fantasmi del proprio passato è pur sempre emozionante.

Dal punto di vista tecnico La Belle Epoque è certamente un film all’altezza di tale sceneggiatura e di tali prove attoriali. La fotografia, in particolare, è al centro dell’attenzione nei finti set di Antoine ed è fondamentale per la riuscita del film vero e proprio. Per ricreare gli ambienti del ricordo e per differenziare la realtà dall’illusione, la fotografia è molto attenta a restituire ogni tipo di sfumatura cromatica.

Ironia prima di tutto: La belle époque è soprattutto una commedia

Come si diceva prima, anche in questo caso gli spunti meta-cinematografici non sono da trascurare: quando Victor si muove sul set per lui costruito, somiglia particolarmente ad un attore in procinto di girare una scena di un film. Bedos ha parlato di satira di una certa idea di mondo cinematografico, ma il discorso potrebbe essere più profondo.

La Belle Epoque è un film comunque molto ironico: nonostante le costruzioni filmiche per rivivere ricordi possano far pensare ad una puntata di Black Mirror, non si avverte assolutamente il senso di oppressione e di angoscia. Tutto è trattato con leggerezza ed i dialoghi ben scritti aiutano ad iscrivere il film nel registro della commedia. Aggiungendo ottime interpretazioni e un comparto tecnico sicuramente all’altezza, La Belle Epoque si candida ad essere uno dei film rivelazione di questa stagione.

Matteo Squillante

Napoletano di nascita, attualmente vivo a Roma. Giornalista pubblicista, mi definisco idealista e sognatore studente di Storia e Culture Globali presso l'Università di Roma Tor Vergata. Osservatore silenzioso e spesso pedante della società attuale. Scrivo di ciò che mi interessa: principalmente politica, cinema e temi sociali.

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