Cinema

La luce sugli Oceani di Derek Cianfrance: Recensione del Film

Presentato in concorso alla Mostra di Venezia 2017La luce sugli oceani (The light between oceans) è il nuovo film del promettente Derek Cianfrance, regista già notato per film come Blue ValentineCome un tuono, entrambi interpretati da Ryan Gosling. Qui il regista mette mano su un romanzetto di L.M. Stedman per portare sul grande schermo un melodramma romantico di forte ispirazione classica. Protagonista assoluta la coppia del momento: Alicia Vikander e Michael Fassbender, che sfruttando la loro sintonia di coppia riescono a trasmettere tutto il dolore dei rispettivi personaggi.

La trama del film

Ambientato in Australia e dopo la prima guerra mondiale, il film racconta del taciturno e solitario Tom Sherbourne, guardiano del faro di una piccola isola australiana situata tra l’Oceano Indiano e l’Oceano Australe. La sua grigia esistenza si colora quando conosce la vivace e sorridente Isabel Graysmark, che presto diventerà sua moglie. La solitudine della coppia potrebbe essere alleviata da una dolce attesa che però non arriva e quando arriva fallisce. Isabel è distrutta dal dolore, ma il destino le dà una seconda opportunità: una barca con degli uomini morti giunge alle rive dell’isola e a bordo c’è una bambina ancora viva. Isabel decide di prendersi cura di lei facendole da madre e convincendo un riluttante Tom a non denunciare la morte degli uomini. Qualche tempo dopo, una donna di nome Hannah Roenfeld (Rachel Weisz) verrà alla ricerca del marito e della figlia scomparsi.

Il commento al film

La luce sugli Oceani sa tirare fuori tutto il dramma di questa coppia, rendendolo struggente impiegando due attori che sembrano talvolta volersi rifare a Richard Burton ed Elizabeth Taylor, mentre la fotografi di Adam Arkapaw si preoccupa di alleggerire la tensione saliente intrinseca al film, mentre la regia risulta piacevolmente divisa tra Wyler e Lean, e in particolare tra Cime tempestose La figlia di Ryan. Tuttavia, il film ha come unica pecca quella di voler aggiungere troppa tensione ad un dramma già di per sé struggente, che finisce quindi per risultare di un’amarezza alquanto insopportabile negli ultimi trenta minuti. Ma si fa seguire nonostante ciò, risulta piacevole sotto diversi punti di vista ed è un tentativo coraggioso.

 

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Claudio Rugiero

Laureato in DAMS all'Università degli Studi di Torino e diplomato in Filmmaking presso la Scuola Holden, ha frequentato diversi workshop di sceneggiatura e critica cinematografica, formando la sua esperienza anche presso alcuni Festival cinematografici (Torino, Bobbio e Venezia). Già redattore presso "Darkside Cinema" e "L'Atalante", è autore di racconti, soggetti e sceneggiature, nonché regista di un cortometraggio, "Interno familiare". Nel 2016, un suo soggetto per lungometraggio è stato tra i finalisti al Pitch in The Day- Concorso Opere prime.

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