“Latte di Soia”, disco di esordio di Postino: Recensione

Postino, dopo il singolo “Blu” arrivato in poco tempo al quarto posto della classifica top 50 Viral Italia, esce con l’album sulla lunga distanza.

Postino

Samuele Torrigiani, in arte Postino, con “Latte di Soia” è al suo esordio. Dentro troverete la leggerezza e il mal di vivere della giovinezza, in chiave elettro pop con assoli, chitarre, ospiti e cori. Il modo di cantare del cantante e autore dei testi è coinvolgente, da crooner (intimo) disperato che si vuoi far sentire bene bene da lei e vuole sapere tante cose: vuole delle risposte.

“Blu” apre il disco con un cantato ebbro di tristezza, per descrivere uno stato d’animo di un ragazzo dal cuore spezzato che ripensa a lei, quando ci si scambiava emozioni e gioie, ma adesso tutto è un ricordo che non tornerà nel quotidiano. Non resta che lasciarsi andare per sfogare la propria malinconia e ci si aggrappa alla propria soddisfazione di avere un cuore blu, come a dire profondamente triste.

“Anna ha vent’anni” è una canzone sulle illusioni dei ventenni nel momento in cui si rendono conto che la realtà, la maggior parte delle volte ti allontana dai sogni e il mondo del lavoro è certo: ti ingabbierà e ti cambierà. Si scherza col personaggio di Anna per raccontare il male di una generazione che ha sempre meno speranze e sogni, quando va a sbattere col bisogno naturale dell’indipendenza economica. Il ritmo di un xilofono accompagna la sequenza di ciò non avverrà, la verità detta chiaramente in faccia ad Anna. La melodia delle tastiera diventa confortante per chiudere questo momento di consapevolezza.

Un pianoforte apre “Ambra era nuda” e rimane intenso e caloroso fino alla fine per immergersi in un fotogramma preciso. L’ultima volta che ci si era visti che diventa importante da ricordare e analizzare per capire cosa potrebbe essere successo. Qual è il motivo della rottura. Il modo di cantare di Samuele sa raccontare nelle sfumature quando ci si sente sospesi e i cori accentuano i toni malinconici.

“Quando non parli” in un loop da disco si cerca la dimensione giusta per comunicare con lei. L’unica soluzione è, parafrasandolo, annullarsi l’uno con l’altra con la pioggia che fa da colonne sonore. In un discorso che diventa uno sfogo, alla fine si arriva a sperare di aver penso anche, come canta Samuele, le ultime paure.

“Quella scatola” per racchiudere in un oggetto che dà il LA a quello che rappresenta la perdita di lei. In un vortice melodico che aumenta di intensità per rappresentare la rabbia di non avere più lei che non badava ai difetti.

Un disco che sembra scritto col cuore in mano.

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