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Lockdown totale in Italia, ma è davvero necessario?

La possibilità di un lockdown nazionale incombe in Italia, attualmente falcidiata dal trio di varianti legate al coronavirus che mettono a dura prova gli sforzi sin qui condotti per arginarne la diffusione

Le tre varianti individuate ad oggi sono inglese, brasiliana e sudafricana, ognuna delle quali presenta una sintomatologia più o meno simile. Esistono poi altre varianti cosiddette minori, di ridotta incisività e pericolosità: sette tipi isolati negli Stati Uniti e una tipologia definita rarissima individuata nei giorni scorsi a Napoli.

Differenze tra variante inglese, brasiliana e sudafricana

Il sequenziamento è il procedimento utilizzato per identificare le varianti, dunque decriptare l’impronta genetica dell’agente patogeno, in questo caso del coronavirus. Grazie a questa tecnica complessa ed efficace, è possibile rintracciare i sintomi che più o meno accomunano le tre varianti principali: dolori muscolari e osteoarticolari, febbre, nausea, stanchezza, spossatezza e alterazione del gusto e dell’olfatto.

È chiaro che la sintomatologia cambia nei casi più gravi, in cui si verificano reazioni infiammatorie che possono causare ad esempio la polmonite interstiziale, a cui si accompagnano il mutamento delle proprietà del sangue e la formazione di coaguli. Raramente il virus attacca organi vitali come il cuore o il sistema digerente.

Un capitolo a parte merita la variante B.1.525 (“italiana”), isolata per mezzo di un programma di sequenziamento utilizzato in collaborazione tra la Federico II di Napoli e l’Istituto Pascale, grazie al quale è stato possibile individuare le mutazioni della proteina Spike, ovvero il veicolo di trasmissione col quale il coronavirus si insedia nelle cellule per infettarle.

Le Regioni italiane colpite dalle varianti inglese, brasiliana e sudafricana

Nel nostro paese varia l’incidenza di queste mutazioni, ragion per cui è fondamentale stilare una classifica indicativa che riassume le Regioni maggiormente colpite. Nel caso specifico:

  • variante inglese: registra un’incidenza del 18% nei nuovi casi di contagio e la sua diffusione è attestata all’88% sul territorio nazionale, ciò significa che le uniche regioni non intaccate da questa mutazione sono nell’ordine Valle d’Aosta, Sardegna, Basilicata e provincia autonoma di Trento;
  • variante brasiliana: rispetto alla prima evidenzia meno incisività e propagazione, ciò vuol dire che le zone più colpite sono Lombardia, Liguria, Umbria, Toscana;
  • variante sudafricana: considerata un autentico spauracchio per la letalità, essa è particolarmente presente in Lombardia, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna e Campania.

Lockdown in Italia, il parere degli esperti

Occorreva fare la premessa di base per capire se sia necessario attuare un nuovo lockdown che possa frenare la trasmissione delle varianti sopracitate. È chiaro che la situazione attuale non lascia ben sperare come ribadiscono da settimane virologi importanti come Walter Ricciardi, Andrea Crisanti e Massimo Galli, i quali invocano a gran voce una chiusura nazionale.

Secondo il consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza “è urgente cambiare subito la strategia di contrasto al virus SarsCov2: è necessario un lockdown totale in tutta Italia immediato, che preveda anche la chiusura delle scuole facendo salve le attività essenziali, ma di durata limitata”.

Sulla stessa linea si colloca il primario dell’ospedale Sacco di Milano, Massimo Galli, seppur protagonista di una piccola querelle avvenuta con il nosocomio lombardo. Intervenuto a Mattino 5 nei giorni scorsi, l’infettivologo aveva lanciato l’allarme: “Però guardi caso io mi ritrovo ad avere il reparto invaso da nuove varianti, e questo riguarda tutta quanta l’Italia e fa facilmente prevedere che a breve avremo problemi più seri. Questa è la realtà attorno alla quale è inutile fare ricami”. Dichiarazioni successivamente smentite proprio dall’ospedale Sacco con una nota: “Tali affermazioni al momento attuale non rappresentano la reale situazione epidemiologica all’interno del Presidio”. “Nel periodo dal 23 dicembre 2020 al 4 febbraio 2021 – riporta il chiarisce il comunicato -, sono stati ricoverati 314 pazienti positivi a Covid. I dati raccolti hanno rilevato la presenza di 6 pazienti positivi alla variante Uk su un totale di 50 casi che, in ragione delle loro caratteristiche, sono stati sottoposti a sequenziamento”.

Anche il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, concorda con Ricciardi. “Un lockdown totale per 2 settimane farebbe abbassare la curva per poter riprendere il tracciamento, altrimenti bisognerà continuare con stop&go per tutto il 2021”, ha spiegato ai microfoni di L’Italia s’è desta, trasmissione di Radio Cusano Campus.

La necessità di adottare misure adeguate per contrastare la diffusione delle varianti è la prerogativa di Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova. D’accordo con il pensiero esternato dai suoi colleghi, Crisanti ribadisce che “bisogna fare poche cose, ma chiare. Bisogna dire agli italiani che non è finita, bisogna chiamarli all’ultimo sacrificio. Lo può chiamare lockdown o zona rossa, ma bisogna bloccare la trasmissione del virus”.

C’è poi chi si pone in controtendenza e non reputa necessario il lockdown. Uno di questi è Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive dell’Ospedale San Martino di Genova, il quale ha esposto la sua tesi nel programma L’Aria che Tira, condotto da Myrta Merlino su La7. “Se avessimo pronte 15 milioni di dosi di vaccino per il Coronavirus direi che sono d’accordo con il lockdown perché servirebbe a bloccare la diffusione del virus, ma non le abbiamo e comunque non saremmo in grado di farle, quindi sarebbe una misura scientifica non corretta”, ha sottolineato Bassetti, individuando nella vaccinazione l’arma giusta per sconfiggere le varianti. “Più è lenta – conclude l’infettivologo -, più il virus scappa e crea nuove varianti che possono sfuggire alla protezione, la preoccupazione di noi medici è inversamente proporzionale ai vaccini”.

È dello stesso avviso il virologo Roberto Burioni, che consiglia a puntare sul vaccino piuttosto che invocare nuovi lockdown “che servono solo a guadagnare tempo”. “L’importante è usare bene il tempo guadagnato – chiosa Burioni su Twitter -. In primavera eravamo costretti a impiegarlo per costruire reparti di rianimazione, adesso fortunatamente possiamo utilizzarlo per vaccinare a più non posso. Muoviamoci”.

 

 

 

 

 

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Veronica Mandalà

Palermitana di nascita, sono laureata in Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo all'Università "La Sapienza" di Roma. Appassionata scrutatrice della realtà in tutte le sue sfumature, mi occupo di attualità, politica, sport e altro.
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