Cinema

“Los decentes” di Lukas Valenta Rinner in concorso al Torino Film Festival 2016: Recensione

Il film più nudo (nel senso letterale del termine) del Festival è l’argentino Los decentes di Lukas Valenta Rinner. Un film originalissimo e che si evolve in maniera lenta e sorprendente nel corso della narrazione

Belén (Iride Mockert) è una timida e non certo attraente cameriera al servizio di una bionda e ricca signora borghese, che dietro il carattere mite e gentile cela i residui della classe a cui appartiene, correggendo in maniera soffocante la propria dipendente. Belén è a disagio al confronto con la classe borghese e, al di fuori delle mura domestiche, sogna la liberazione sessuale, ma il senso del pudore la trattiene.

Quando un giorno Belén scopre, a due passi da casa, l’esistenza di una comunità new age che ha abbandonato ogni bene terreno, trascorrendo le giornate nel nudismo più totale e stando a contatto con la natura. Il nudismo esibito dei corpi imperfetti (grassi, vecchi, tatuati) degli aderenti a questa comunità attrae l’attenzione di Belén, che si sente per la prima volta accolta e a suo agio. La perdita del senso del pudore è il momento più interessante e cruciale sia del percorso iniziatico intrapreso da Belén, che conduce ora una doppia vita, sia del film stesso.

Ma questa nuova comunità, che è stata fondata dai membri più anziani con l’intenzione di lottare fino alla morte per la propria libertà. attira l’attenzione degli abitanti della strada che intendono sfrattarli. Ma per Belén e gli altri la libertà è un bene troppo prezioso e hanno giurato di lottare per essa fino alla fine, e faranno di tutto per impedire che nessuno gliela porti via…

La libertà intesa come ritorno al giardino dell’Eden, ad una vita nel regno animale. Questo rappresenta la comunità di nudisti ritratta da Rinner, i cui membri lottano con la non-violenza (almeno apparentemente) contro la comunità dei decenti, dei borghesi, di quelli che indossano gli abiti. Ma sono loro stessi i veri “decenti” del titolo, che la società bolla ogni giorno come “indecenti”.

Questa comunità però ha un sotto-testo pericoloso, come quella che formano i bambini del villaggio de Il nastro bianco. Il film argentino sembra molto ispirato a Kynodontas di Yorgos Lanthimos, di cui sembra condividerne i silenzi. Più che raccontare, il film rappresenta, ma è una rappresentazione originale e piacevole, bella dal punto di vista del ritmo visivo, che ogni tanto tocca vette altissime (come l’inquadratura che ritrae Belén come Venere ne “la Primavera” di Botticelli). E se all’inizio il film può sembrare l’ennesima ostentazione del mondo new age, il finale lascia molto da pensare.

https://www.newsly.it/avant-les-rues-chloe-leriche-al-torino-film-festival-2016-recensione

Tag

Claudio Rugiero

Laureato in DAMS all'Università degli Studi di Torino e diplomato in Filmmaking presso la Scuola Holden, ha frequentato diversi workshop di sceneggiatura e critica cinematografica, formando la sua esperienza anche presso alcuni Festival cinematografici (Torino, Bobbio e Venezia). Già redattore presso "Darkside Cinema" e "L'Atalante", è autore di racconti, soggetti e sceneggiature, nonché regista di un cortometraggio, "Interno familiare". Nel 2016, un suo soggetto per lungometraggio è stato tra i finalisti al Pitch in The Day- Concorso Opere prime.
Back to top button
Close
Close