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Marcello Pittella resta ai domiciliari per lo scandalo sanità

Dopo quasi cinquanta giorni dall’inizio degli arresti domiciliari, al Presidente della Regione Basilicata Marcello Pittella e ai suoi legali, Emilio Nicola Buccico e Donatello Cimadomo, è arrivata la risposta del Tribunale del Riesame. I giudici hanno respinto la richiesta di remissione in libertà e quindi confermato gli arresti domiciliari per il Governatore lucano perchè, se tornasse libero, alto sarebbe il rischio di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio.

Pittella resterà dunque serrato nella sua casa di Lauria (Potenza) e nonostante lo scandalo che lo ha coinvolto e di cui i giudici lo accusano non accenna a dare le dimissioni, seppur sia stato sospeso dal suo incarico, inchiodato dalla Legge Severino.

Lo scandalo che ha coinvolto il Governatore lucano ha nella sanità il punto focale, ma attorno ad esso ruota un meccanismo di corruzione e clientelismo nella politica locale e nella Chiesa non indifferente. L’inchiesta della Guardia di Finanza e della Procura di Matera che il 6 Luglio scorso ha portato agli arresti di Pittella era partita già un anno e mezzo prima, dopo la denuncia da parte di un ex dipendente di una cooperativa di un tentativo di truffa all’Asl di Matera per irregolarità nel servizio di trasporto di persone infermi, svolto da personale non assunto.

L’inchiesta si è concentrata in particolare sulle raccomandazioni e le manipolazioni dei concorsi nelle nomine ai vertici della sanità lucana e il Presidente Pittella, a tal proposito, è stato accusato di falso e abuso d’ufficio. Il pm Pietro Argentino ha parlato di “concorsi letteralmente truccati“, procedure di concorso viziate, verbali ideologicamente falsi e di distruzione dei verbali contenenti i punteggi realmente conseguiti dai candidati “raccomandati”. Tra i concorsi in questione c’erano quelli per il posto a tempo indeterminato da dirigente amministrativo e quelli per otto posti da assistente amministrativo, gli ultimi riservati ai disabili. E’ proprio in riferimento al concorso riservato ai disabili che gli investigatori avrebbero trovato due nomi evidenziati in verde sulla lista, la cosiddetta “lista verde” di Pittella. Ad essere coinvolti nello scandalo sono anche Maria Benedetto, direttore amministrativo Asm, che avrebbe redatto la lista dei candidati, e Pietro Quinto, commissario straordinario dell’Azienda Sanitaria di Matera e in precedenza direttore generale della stessa. Il pm Argentino ha definito Quinto il “collettore delle raccomandazioni che promanano da Pittella” e infatti a incastrare il commissario straordinario sarebbe stato anche un video di una delle telecamere piazzate nell’ufficio della Benedetto che mostra il passaggio di mano dei pizzini con i nomi dei raccomandati. Questo incontro con la Benedetto si sarebbe svolto subito dopo un altro incontro tra Quinto e Pittella a Matera. Probabilmente però Quinto e Pittella non erano estranei alle indagini sui concorsi truccati, dato che le intercettazioni contengono indicazioni piuttosto “mediate” tra loro e tra gli altri indagati.

Pietro Quinto è stato accusato di corruzione e turbata libertà degli incanti e ad essere sotto accusa non sono solo i vertici delle aziende sanitarie lucane ma anche quelli dell’Asl di Bari, esponenti della Chiesa e i loro familiari e un docente dell’Università di Bari che avrebbe ottenuto incarichi legali da Pietro Quinto dopo aver agevolato la carriera universitaria del figlio, Giuseppe Quinto. Le indagini hanno coinvolto più di 30 persone, dei quali due sono in carcere, venti agli arresti domiciliari e otto con obbligo di dimora.

L’alto numero di indagati e accusati e gli ambienti di provenienza tanto vari dimostrano fortemente quanto scrisse nell’ordinanza di custodia cautelare nei primi di luglio il gip di Matera Angela Rosa Nettis. Pittella è senza dubbio il “deus ex machina di questa distorsione istituzionale” ma la ratio che muove questo sistema è sempre la stessa (aggiungerei, da anni ormai), “la politica a soddisfacimento dei propri bisogni di locupletazione e di sciacallaggio di potere e condizionamento sociale”. Inoltre il fine di questo scellerato sistema è ampliare il consenso elettorale e scambiarsi favori con i politici di pari schieramento e delle regioni limitrofe.

La stato deleterio e basato sulla logica del clientelismo in cui i lucani vivono da tempo è stato anche sottolineato perfettamente dalle motivazioni del Tribunale del Riesame il 22 Agosto scorso. I giudici hanno infatti riconosciuto un “quadro sociale degradato” in cui vi sono “interessi distorti in ampi settori della vita pubblica, della politica e della Chiesa”, dove le raccomandazioni sono all’ordine del giorno e a discapito del pubblico interesse, dell’efficienza e dell’imparzialità degli apparati amministrativi. I legali di Pittella hanno aspettato le motivazioni del Tribunale del Riesame per annunciare il ricorso in Cassazione, parlando di “quadro indiziario lacunoso” e di “argomentazioni meramente congetturali”. Oltretutto, da qualche giorno, non sono più soli nel collegio difensivo poichè Pittella si è rivolto a un nuovo avvocato, anzi a un avvocato cassazionista più noto di altri: Franco Coppi (difensore in passato di Giulio Andreotti, Silvio Berlusconi e Sabrina Misseri).

Come suddetto, Pittella non vuole dare le dimissioni e l’ormai superato Consiglio Regionale rimane ancora in piedi e operativo e a sentirne gli effetti sono soprattutto i rappresentanti dei partiti opposizione come Gianni Liggieri del Movimento 5stelle che lamenta l’opportunismo della nuova modifica alla legge elettorale per le elezioni regionali, modifica che andrebbe a favore proprio dello stesso Pittella e del PD, nel caso volesse ricandidarsi a Presidente di Regione. La nuova norma prevede infatti che la data del voto e dei comizi elettorali sia fissata 60 giorni prima delle elezioni, mentre in precedenza la data era fissata a 3 mesi prima della scadenza naturale della carica. Per Liggeri la Basilicata e i suoi cittadini sono”ostaggio dell’arroganza di questo ormai ex-presidente” che a quanto pare, prima ancora che dai lucani, è considerato una figura politica e sociale pericolosa, per non dire criminale, da parte della giustizia italiana.

 

Anna Loschiavo

Studentessa di Studi dell'Africa e dell'Asia e laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università Di Roma La Sapienza, sono appassionata di politica, storia e cultura africana. Scrivo per informare me stessa e gli altri di argomenti a cui la stampa nazionale non presta la giusta attenzione.

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