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TeatroSenzaTempo e Lovecraft Tales nell’Intervista a Mary Ferrara

Nell‘intervista rilasciata a Newsly.it l’autrice e regista teatrale Mary Ferrara racconta il progetto “TeatroSenzaTempo” e l’ultimo spettacolo su Lovecraft. La sua passione per l’arte e la comunicazione l’hanno orientata inizialmente verso il giornalismo, diventando critico teatrale, cinematografico e musicale. Ha studiato il linguaggio teatrale con Antonio Nobili come allieva ed assistente alla regia. E’ anche attrice, oltre che regista, di opere teatrali e liriche. Dal 2010 è vicepresidente e docente dell’Accademia “TeatroSenzaTempo” a Roma.

Mary Ferrara, autrice, attrice, regista teatrale e di opere liriche, giornalista. La comunicazione è nel tuo DNA. Quando è nata questa passione? “Dopo il percorso di studi in Economia, ho partecipato ad un Master per Addetto Stampa e Comunicatore D’Impresa. Avendo un’azienda di famiglia, volevo concentrare le mie energie nell’effettuare un cambiamento sostanziale e soprattutto concorrenziale, sfruttando una capacità di cui ero certa: la scrittura. Il fatto è che mi sono innamorata della materia ed ho iniziato a formarmi in tal senso e dopo una serie di vicissitudini, sono arrivata a quello che oggi faccio. A questo punto credo sia un destino che doveva solo compiersi”.

E’ difficile far diventare una passione un lavoro poi? “Credo che dipenda molto dallo spirito di sacrificio e la tenacia. Unito ovviamente a un pizzico di fortuna e la possibilità di capire i segnali che la vita. C’è stato un momento in cui dovevo scegliere se fare un salto nel buio o rimanere ancorata a vecchi sistemi. Ho fatto un salto nel buio. Avessi avuto meno coraggio, oggi probabilmente non risponderei a queste domande!”

Cosa è per te la comunicazione? Mi interessa saperlo perché è ciò che faccio anch’io. “Esistono due tipi di comunicazione, parlando di macroaree (chiamiamole così): la comunicazione personale, con sé stessi, e la comunicazione con la realtà che ci circonda. A volte vanno di pari passo altre no. Di una cosa però hanno bisogno entrambe: la verità. Essere onesti con sé stessi vuol dire esserlo anche con il mondo circostante. E l’onestà stimola la curiosità. Ci porta ad indagare per informare, far conoscere. Comunicare è questo, far intendere alle persone (noi stessi e gli altri) che esiste qualcosa di utile, che ci può far crescere, evolvere o semplicemente divertire. Importante è stimolare, sempre in modo positivo e costruttivo”.

Dal 2010 ti occupi dell’Accademia “TeatroSenzaTempo” di Roma. Come è nato questo progetto e quali difficoltà incontri maggiormente ogni giorno nell’insegnamento e nella preparazione di uno spettacolo? “E’ nato per caso, dall’incontro con Antonio Nobili. Abbiamo scoperto di avere la stessa visione su cosa significhi l’Arte e cosa sia voler dare la possibilità, a chi ha un sogno, di realizzarlo. Da quel momento, senza sosta, lavoriamo a quello che è una missione più che una professione. Le difficoltà maggiori riguardano dover insegnare un mestiere penalizzato in tante forme, da quella giuridica (non ha ancora un collocamento specifico) a quella pratica, infuso tra crisi e sistema non meritocratico che purtroppo è il sigillo del nostro paese. Per quanto possa sembrare intellettuale, l’attore è come un artigiano. Deve lavorare con i suoi strumenti con la stessa cura e pazienza di un falegname o orafo. Nella preparazione di uno spettacolo, difficoltà particolari non ne incontro. Se trattiamo saggi, conosco gli allievi e so dove possono arrivare con la formazione che hanno avuto fino a quel momento. Con i professionisti, mi aiuta un buon intuito. Riesco a capire dove possono arrivare e quale valore aggiunto possono dare ad un testo. Punto in ogni caso sulle risorse, dall’attore pretendo tutto quello che può darmi. Il mio è un teatro minimalista, non amo scenografie sontuose. L’attore deve riempire la scena, scoprendo ogni volta possibilità di cui non era a conoscenza”.

Quali sono gli argomenti a te cari che desideri portare in scena? “Vado molto a istinto. Si recita, si scrive e si dirige se c’è una necessità. E se non c’è, bisogna trovarla. Quindi direi che mi approccio al lavoro cercando di trovare qualcosa che mi spinga a farlo, chiedendomi perché e cercando naturalmente di far nascere la necessità agli attori. L’unica differenza è che con gli allievi attori, ho un occhio di riguardo alla loro formazione quindi la scelta del testo dipende molto, oltre che dalla necessità artistica, da quella pratica”.

Ora sei in scena come autrice del testo e regista al Centro studi Cappella Orsini a Roma con “Lovecraft Tales” fino ad ottobre, testo tratto dai racconti di H.P. Lovecraft con Alessio Chiodini, Silvia magazzù e Andrea Famà. Come mai hai scelto di trarre un testo dai racconti di questo autore bello ma complesso, un autore che non tutti conoscono? “Nel 2011 volevo portare in scena un testo con due personaggi che avesse come tema il brivido. Così ripescando nella memoria è venuto fuori Lovecraft. Una sfida portare la letteratura a teatro, che richiedeva comunque la necessità di una drammaturgia. La sfida fu vinta ma la accantonai per dare spazio ovviamente alle esigenze accademiche. Ma è stato uno di quegli amori che non dimentichi, così l’ho riproposto lo scorso anno con un nuovo cast, con qualche modifica alla drammaturgia. Ha ripreso vita, piacendo molto anche questa volta. Allora mi sono detta: ‘perché non proporlo anche ad un pubblico straniero visto che l’autore da noi è di nicchia ma all’estero è conosciuto e molto amato?’ Ed è nato questo evento, che ho voluto sperimentare nella cornice senza tempo che regala il Centro Studi Cappella Orsini affiancata da tre bravissimi e talentuosi giovani attori: Alessio Chiodini (diplomato ormai anni fa, perla della nostra accademia e della sottoscritta) che interpreta Alexander nella versione italiana, Silvia Magazzù (diplomanda dell’accademia) allieva modello che interpreta Alice in entrambe le versioni e Andrea Famà, attore versatile e scrupoloso. Un cast artistico di cui vado molto fiera e che affronta ogni replica come se fosse la prima, con energia e generosità.  Ma sono fortunata anche ad avere un ottimo cast tecnico di supporto: Matteo Maria Dragoni (assistente alla regia), Virginia Menendez (trucco), Martina Milani (assistente alla produzione) e Laura Mancini (ufficio stampa). Tutti loro sono entrati con me nel magico mondo di Lovecraft, per questo ogni cosa è curata nei dettagli, emoziona e regala un momento di teatro che lascia il segno”.

Quali messaggi trasmette questo spettacolo teatrale? “Lovecraft era geniale, romantico, poetico nello scrivere di mondi e creature immaginarie. Anche i mostri assumevano dei contorni umani. Mi piacerebbe che le persone capissero, uscendo dalla sala, quanto potenziale è presente nell’essere umano in termini psicologici ed emotivi. Quanto il nostro mondo interiore, se esplorato, può rivelarci delle sorprese e soprattutto, quanto il teatro riesca ancora ad affascinare, senza filtri ed effetti speciali”.

Puoi svelare qualcosa dei tuoi progetti futuri? “Come già hai detto sopra, fino ad ottobre saremo in scena con Lovecraft. Sempre per il Cappella Orsini, c’è in previsione uno spettacolo unicamente in lingua inglese ma lo definiremo a breve. Ad ottobre, precisamente l’8 ottobre, saremo al Teatro Orione per una rassegna su Oscar Wilde. Una giornata intera dedicata allo scrittore nella quale verranno proposti tre spettacoli (Il Fantasma di Canterville, Il ventaglio di Lady Windermere e il De Profundis) e seguirò la regia del Fantasma di Canterville, affiancata da Alessio Chiodini. A febbraio sarò in cartellone al Teatro Lo Spazio con uno spettacolo, War, scritto da Chiara Alivernini, adattato e diretto da me. E per concludere, sto lavorando ad un testo per i ragazzi del laboratorio di Musical. Tratto una biografia, ma ancora non posso svelare nulla. Magari nella prossima intervista!”

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Daniela Merola

Sono Daniela Merola, giornalista, blogger, scrittrice e presentatrice eventi culturali, sono ufficio stampa di librincircolo.it e ricominciodailibri.it, sono socia della libreria iocisto. Sono appassionata di spettacolo, teatro e editoria, amo il calcio e il tennis. La comunicazione è la mia forza, mi piace mettermi alla prova con le presentazioni e la recitazione.
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