Cinema

“Noces” alla Festa del Cinema di Roma: recensione del film di Stephan Streker

Un film su una libertà negata, quella di poter scegliere cosa fare della propria vita.

Il film, ambientato in Belgio, racconta la storia di Zahira, una ragazza di 18 anni figlia di pakistani. L’aver raggiunto la maggior età la mette di fronte ad una scelta impostale dalla tradizione del suo Paese di origine: deve prendere marito. Come i suoi genitori, che si sono conosciuti il giorno stesso del matrimonio, Zahira dovrà sposare un pakistano tra i tre contendenti che le vengono mostrati in foto.

Integrata nella vita occidentale, Zahira si rifiuta di fare la sua scelta, e scappa di casa, rifugiandosi dalla sua amica Aurore. Combattuta tra il desiderio di decidere da sola della propria vita e la paura di ferire la sua famiglia, Zahira chiede il consiglio e il conforto del fratello Amir, suo affezionato confidente. In ballo ci sono la sua libertà o l’onore della sua famiglia che, in caso di un suo rifiuto della tradizione, verrebbero allontanati dalla comunità.

Il film di Stephen Streker corre dritto verso un finale inevitabile che aleggia nell’aria per tutta la durata della storia. Un soggetto che è purtroppo verità per moltissime donne mussulmane. In alcuni casi, la storia di Zahira pare caricata un po’ troppo (ad inizio film la ragazza è incinta ed è combattuta dal dubbio dell’abortire oppure no), ma anche questo può essere letto come una sottolineatura dell’importanza data alla tradizione comunitaria.

Tutto ciò che si può nascondere non arreca danno. E infatti Zahira ha tutto l’appoggio della sua famiglia per l’aborto. Prima del matrimoni l’imene le verrà ricucito e tutto si sistemerà. Quello che non può essere perdonato è il suo rifiuto alla luce del sole.

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