Politica

Cos’è l’Obamagate? Il ruolo dell’Italia

Negli ultimi giorni si parla di ‘Obamagate’, che vedrebbe l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama l’orchestratore principale nella montatura dell’ormai conosciuta inchiesta Russiagate

A paventare ipotesi che fanno riflette è l’attuale governante della Casa Bianca Donald Trump, il quale non ha risparmiato tweet negli ultimi giorni. “Se fossi un senatore o un deputato non me ne starei con le mani in mano: la prima persona che chiamerei sul banco dei testimoni per far luce sul più grande crimine politico della Storia americana è il suo perpetratore: Barack Obama. Senatore Lindsey Graham, pensaci tu”.

A dire di Trump, sempre tramite Twitter, il suo predecessore “nelle sue ultime settimane cercò di sabotare la nuova Amministrazione”, montando l’inchiesta poi conosciuta come Russiagate.

Il fatto

I fatti risalirebbero al lontano 5 gennaio 2017, a dieci giorni di distanza dell’investitura ufficiale di Donald Trump alla presidenza degli States. Quel dì, l’ex presidente Barack Obama, il suo vice Joe Biden, l’allora direttore dell’Fbi James Comey e il vice ministro di Giustizia Sally Yates si incontrarono per discutere sulle interferenze russe nelle elezioni del 2016. In quell’incontro venne fuori per la prima volta il nome di Michael Flynn, generale papabile per la candidatura come Consigliere per la sicurezza nazionale. Dunque, sostiene il Tycoon, proprio quel giorno il suo predecessore iniziò a progettare l’escamotage che avrebbe portato successivamente al suo impeachment.

Dopo aver ottenuto il posto, e a distanza di un mese circa, Flynn si dimise per aver mentito al vice presidente Mike Pence e all’FBI sui suoi rapporti con l’ambasciatore russo Sergey Kislyak: primo personaggio di spessore a cadere nell’ambito di quell’indagine. Poi ritrattato: difatti il ministro della Giustizia William Barr chiede di lasciar cadere le accuse. Un’ipotesi per ora frenata da un giudice federale.

Nel frattempo, nel giorno di mercoledì 14 maggio, a seguito della desecretazione di alcuni documenti riservati effettuata dal direttore ad interim della National Intelligence Richard Grenell, sono stati resi pubblici i i nomi degli esponenti e funzionari dell’Amministrazione Obama che decisero di “smascherare” Flynn, all’epoca intercettato, rimuovendo gli omissis dai rapporti riservati: compiendo, a giudizio di Trump, un illecito.

Quella di ‘mascherare’ una persona sotto sorveglianza è una pratica alquanto conosciuta da parte dell’intelligence e serve a far conoscer il contenuto presente nei documenti d’indagine ma per i Rep è ora la prova della caccia alle streghe. Tanto più che fra quei profili eccellenti spiccano l’ex direttore della Cia John Brennan, l’allora direttore della National Intelligence James Clapper, Joe Dine e l’ex direttore dell’Fbi James Comey.

Il coinvolgimento dell’Italia

Secondo i detrattori e, ipotesi da verificare, un ruolo chiave in suolo italico averebbe l’ex ambasciatore USA in Italia, John Phillips. L’allora ambasciatore chiese, nel periodo della transizione Obama-Trump, il demascheramento del Generale Flynn, riguardante l’intercettazione spionistica con soggetti esteri, nelle quali sarebbe stato ascoltato un cittadino americano, che avrebbe certificato il coinvolgimento (presunto) dell’Italia.

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Veronica Mandalà

Palermitana di nascita, sono laureata in Media, Comunicazione Digitale e Giornalismo all'Università "La Sapienza" di Roma. Appassionata scrutatrice della realtà in tutte le sue sfumature, mi occupo di attualità, politica, sport e altro.
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