Oliviero Olly Riva e Max Finazzi degli Shandon si raccontano a Newsly.it (Esclusiva)

Oliviero Olly Riva e Max Finazzi degli Shandon si raccontano a Newsly.it (Esclusiva)

La maggior parte dei ragazzi cresciuti a pane e Ska-Punk conosceranno sicuramente gli Shandon, una tra le più grandi band del panorama italiano/europeo non solo Ska, ma anche alternative rock, connotazione più che meritata visto la loro continua evoluzione musicale, complice il mix di suoni e la poliedricità del lead-singer Oliviero Olly Riva, che negli anni, come un po’ successo con Mike Patton, cantante dei Faith No More, ha sperimentato e creato una sua identità in diversi progetti musicali, tutti diversi gli uni dagli altri. Questione sicuramente di un forte estro e genio creativo e proprio grazie a questa creatività smisurata, la band scioltasi di comune accordo nel 2004 è finalmente tornata in attività, sotto una nuova veste e sonorità, qualcosa che a detta di Max Finazzi, componente storico e trombone della band, si può definire in una sola parola: Groove. A gennaio 2012 la band si riunì dopo ben 8 anni per il Reunion Tour, serie di live in giro per tutta l’Italia. Un periodo molto importante quello del 2012, in cui è ritornata a galla tutta la nostalgia e la malinconia da parte dei fans, i quali, non avrebbero mai voluto che la band chiudesse il progetto con ultimo Sixtynine, probabilmente l’album più emotivo, sofferto e sentito da parte di Olly e complesso. Avrebbero voluto ancora di più e quel “di più” è finalmente arrivato.

Il 20/11/2015 sul sito www.shandon.it , Olly ha dedicato una lettera ai fans in cui prometteva un nuovo album e serie di tour. In regalo per chi è sempre stato fan del progetto, la cover di Locked Out Of Heaven dell’artista Bruno Mars.

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Noi di Newsly.it abbiamo avuto il piacere di parlare con Oliviero Olly Riva e Max Finazzi in merito al ritorno della band.

A: Come ci si sente ad aver riunito gli Shandon dopo ben 11 anni dallo scioglimento?

Olly: Tutto è arrivato naturalmente, in modo spontaneo, come sai arrivo da un processo musicale e creativo che non si è mai fermato, quindi per me ci sono state solo pagine che giravano ma non c’è mai stato uno stop così lungo da dire: “Sono dodici anni che mi sono fermato”, questo perché ho suonato dieci anni con i The Fire, ho suonato con i Goodfellas e adesso con i Soulrockets. Per me c’è la musica e fine, una pagina si chiama Shandon, un’altra Fire e così via. Fondamentalmente sono tutte espressioni che partono al 99% da me, scrivo, arrangio, produco e creo io le grafiche. Sono un po’ il factotum dei miei progetti, il ragazzino che ama giocare con i giocattoli nuovi ma al contempo con i vecchi, è sempre bello incontrare chi segue e apprezza i miei diversi progetti e come ho detto, con gli Shandon tutto è arrivato in modo in spontaneo. Da due anni a questa parte mi sono riavvicinato allo SkaCore, al Rocksteady, Raggae e al Soul, sia ascoltandolo che suonandolo, dato che con Ferdi dei Bluebeaters ho molti generi musicali in comune. 

A: Cosa ti ha spinto esattamente a riunire gli Shandon? Sarà stato il tuo seguito che finalmente ti ha convinto a riportare in vita il progetto?

Olly: Non proprio, sono felice di ciò che gli Shandon hanno lasciato al pubblico ma su queste cose sono fatto un po’ a modo mio, ovviamente mi fa piacere sapere quanto siamo stati importanti per il nostro pubblico ma le cose le faccio prevalentemente per me, quando le sento e sono sicuro di poter dare un buon contenuto. 

A: Quando è scattata esattamente la voglia di ritornare insieme? Qualcosa di prima o dopo il Reunion Tour? 

Olly: Ho una visione della musica molto personale, io la faccio per me, fortunatamente è anche un lavoro, a tratti retribuita e a tratti no, la musica è passione, quando sento dire “Hai finito i soldi, perciò hai riunito la band o cose simili” , mi viene da ridere, non ho di certo bisogno di soldi per comprarmi qualche droga o vivere una vita da Rockstar. Io sono uno che a quarant’anni fa ancora musica, lavoro come tutti per pagarmi l’affitto e mi rattrista perché mettermi sullo stesso piano di personaggi che hanno fatto soldi in passato e vogliono ritagliarsi una fetta di mercato, da una parte lo capisco, ma dall’altra sarebbe ipocrita dire “è solo per la gloria”, ormai lo fanno soprattutto per mestiere. Di certo oggi i NOFX non suonano più nei centri sociali, ma non è questione di genere ovviamente, chiunque fa musica non pensa soltanto a suonare. Personalmente in me è tornata la voglia di suonare insieme, soprattutto con Max, con il quale ho fatto un viaggio da cui lui ha scritto il libro SUBLIME, che consiglio di leggere a tutti, c’è molto affetto tra me e lui, tanto che ci siamo riavvicinati e adesso, suoniamo di nuovo insieme. 

Max: Personalmente è sempre stato un mio desiderio, da quando la mia avventura si fermò a Not So Happy To Be Sad. Ho sempre amato gli Shandon, sia come componente che come fan, sono stati un passaggio molto importante della mia vita e lo sono anche adesso.

A: Effettivamente è più giusto tornare quando si sente di fare la cosa giusta che fare un album non sentito. 

Olly: Io sono anche favorevole al fattore nostalgia ma gli anni passano e cambia anche la vita degli artisti e dei fans, non si può restare radicati nella convinzione che nulla cambi, prendi ad esempio quelle persone che ascoltano quel tipo di Punk nato e morto più di trent’anni fa. Siamo nel 2015 e amo vivere il presente, c’è semplicemente la musica fatta bene o male, se arriva, bene, se non arriva altrettanto. Non si vive nelle mode, ma nel proprio percorso musicale,  ci si deve evolvere, non posso più fare musica come la facevo a sedici anni, all’epoca ero incazzato con il mondo e adesso no, a 41 anni ho una famiglia, una moglie e non posso più parlare delle stesse cose. In tutta sincerità, l’ultimo album degli Shandon ha ovviamente radici nel passato ma è comunque un album odierno. Continuare a fare dischi come nel 91 non ha più senso. 

A: Andando oltre Sixtynine, ci sarà una nuova fase per gli Shandon? Come è cambiata la formazione?

Olly: In realtà ogni disco degli Shandon ha avuto formazioni differenti e non capisco, pensa che io non ero nemmeno il primo cantante, lo era Fabio e soprattutto nella band, io sono stato il primo bassista. Tutti i dischi hanno avuto formazioni diverse ma al 90% le canzoni erano mie e lo stile cambiava proprio in base a come artisticamente e musicalmente cambiavo io. La produzione per me è importante quanto comporre, scrivere e fare parte di una band. Sono un produttore proprio per questo e Sixtynine è arrivato in una fase delicata, perché si poteva capire cosa stesse accadendo al gruppo già soltanto ascoltando l’album. Mi sentivo di fare canzoni più tristi, meno Ska, più Rock perché era così che mi sentivo in quel momento. Vivo la musica molto su di me e questo disco nuovo l’ho scritto pensando a come canto, scrivo e compongo adesso, non sono più quello che urla, sono più portato al sound dei SoulRockets, dei The Fire, dei nuovi ascolti che ho e degli stessi che ho per gli Shandon.

Sarà un album sincero e semplicemente più sereno.

A: Max una fase preferita degli Shandon?

Max: Assolutamente si, come ben sai ho suonato in tutti gli album degli Shandon tra cui Fetish e  Not So Happy To Be Sad, l’unico in cui non ho suonato è 69. Ho amato entrambe le fasi, come le canzoni Adondo e Liquido, è stata una fase importante visto che ho collaborato anche a livello di testi all’interno della band. 

A: Ti senti un po’ il Mike Patton italiano? Hai sempre cambiato genere, stile e portato a termine grandi album, restando coerente con quello che sentivi. La vedi anche tu così?

Olly: Se mi paragoni a Mike Patton mi onori, purtroppo non mi sento nemmeno un’unghia sua, però l’umiltà è la prima cosa, come la dignità musicale. Per fare questo tipo di generi differenti devi avere una crescita personale, non puoi cantare come canteresti nel Punk una canzone Soul, devi costruirti delle basi solide di conoscenza. I Soulrockets attualmente sono la mia priorità e sono il massimo della serenità ed espressività. 

A: Quali sono le canzoni a cui sei emotivamente più legato? Gli Album?

Olly: Personalmente amo Not So Happy e Sixtynine, sono album che ho scritto con un forte entusiasmo e quando si fa qualcosa di emotivamente vicino a come ci si sente, escono sempre grandi cose. In più Sixtynine ci ha portato ad avere una forte considerazione anche all’estero, una band che respira un sound più universale e non vicino alla provincia come un tempo, diventammo in quel momento più internazionale e che voleva fare la differenza. In parte ci siamo anche riusciti. Come canzoni invece Noir, che è nata in tournée europea, Washing Machine, Time e Heaven in Hell che me la sono addirittura tatuata. 

A: Come ti trovi a suonare con la nuova formazione? 
Olly: In tutta sincerità, la formazione è “nuova” ma in realtà ho sempre suonato con i ragazzi che attualmente sono la line up degli Shandon. Alecs ad esempio è stato il batterista dei The Fire è un musicista creativo, in grado di vestire i miei pezzi esattamente come li voglio, ha la musicalità che altri batteristi che basano tutto sulla tecnica non hanno. Anche il bassista dei FDMI, William Nicastro suona e ragiona in questo modo come anche Massa, il chitarrista, che è dotato di questa grande creatività. 

A: Del nuovo album, puoi dirmi quale ritieni la migliore canzone? 

Max: La mia preferita è Heart Attack, è quella che personalmente mi ha emozionato di più, si sente molto quello che è il vecchio e il nuovo sound degli Shandon.

A: Collaborazioni importanti? 

Max: Sicuramente quella con Bunna degli Africa Unite.

A: Come vivi il rapporto con i fans? 

Max: Adoro ascoltare le storie dietro agli Shandon, cioè quello che la band ha lasciato alle persone, ognuno ha avuto un modo diverso di approcciarsi al progetto e tutti hanno qualcosa da raccontare. Persone che si sono innamorate con le nostre canzoni, amicizie consolidate e tanto altro. Mi piacerebbe davvero tanto raggruppare in un libro tutti questi racconti.

A: Se potessi riassumere l’album in una sola parola quale sarebbe? 

Max: Credo che sarebbe GROOVE, attualmente è quello che mi ha restituito band e disco, c’è molta grinta, energia e felicità dietro questo progetto.

Intervista di Antonio Preziosi

Foto di Emanuela Giurano ©

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