Cinema

Oscar miglior film straniero 2017: le pellicole candidate

Il 3 ottobre sono state chiuse le presentazioni delle varie nazioni che hanno scelto il loro film papabile all’Oscar per il miglior film straniero, vinto l’anno scorso dall’Ungheria con il capolavoro di Laszlo Nemes, Il figlio di Saul.

I nove semi-finalisti verranno annunciati a dicembre e a gennaio, in concomitanza con la cerimonia dei Golden Globe, in cui alcuni di loro concorreranno forse anche là in questa categoria, verranno annunciate le nomination agli Oscar e, quindi, la cinquina finale. I tempi sono lunghi e quindi, per questa categoria soprattutto, se ne comincia a parlare molto prima.

Sono in molti a sperare in Neruda di Pablo Larraín, anche se alcuni pensano che sia un film scomodo per l’Academy, che tuttavia aveva in precedenza candidato No- I giorni dell’arcobaleno. Dopo il Cile, dalla Germania sembra arrivare il suo più acerrimo nemico: Toni Erdmann di Maren Ade, film molto apprezzato dalla stampa internazionale e a Cannes erano in molti a invocare la Palma d’oro. Un caso analogo è avvenuto a Venezia con l’argentino El ciudadano ilustre di Mariano Cohn e Gustavo Duprat, quindi tra i papabili. Sempre a Venezia ma fuori concorso, il coreano The Age of Shadows di Kim Jee-woon è stato additato come uno dei papabili, ma la Corea non è mai stata troppo tenuta in considerazione dagli USA.

Le ferite di guerra bruceranno ancora? Altro film generalmente molto apprezzato che pure si candida automaticamente a semi-finalista è Elle di Paul Verhoeven. La Francia con una mossa un po’ azzardata, ma neanche tanto, ha scelto questo e la dicotomia Huppert-Verhoeven potrebbe funzionare. Due possibili outsider potrebbero essere il macedone The Liberation of Skopje dell’attore Rade Serbedzija suo figlio Danilo e il norvegese The King’s Choice di Erik Poppe. Ma attenzione anche al finlandese The Happiest Day in The Life of Olli Maki di Juho Kuosmanen. Alcuni sostengono che il venezuelano Ti guardo di Lorenzo Vigas, vincitore del Leone d’oro 2015, possa avere buone chance, complice una sceneggiatura di Guillermo Arriaga. Da non trascurare neanche il film di Jonas Cuarón, Desierto.

E l’Italia? Difficile dire se un film come Fuocoammare verrà preso in considerazione. Il film di Gianfranco Rosi ha conquistato l’Orso d’oro al Festival di Berlino e un premio così internazionale potrebbe giocare a suo favore, ma il film è forse più “festivaliero” che non incline ai canoni dell’Academy.

L’India ha scelto il bel Interrogation di Vetri Maaran, visto l’anno scorso a Venezia in sezione Orizzonti, che è forse un gradino indietro nella classifica dei più papabili. E se l’Academy volesse dare spazio ad opere più piccole si potrebbero fare i nomi di The Idol di Hany Abu-assad (Palestina), Sparrows di Runar Runarsson (Islanda) e The Black Hen di Min Bahadur Bham (Nepal), ma anche il colombiano Alias Maria di José Luis Rugeles. Film come Paradise, The Salesman, Sierra Nevada, Julieta E’ solo la fine del mondo portano rispettivamente i nomi di Konchalovsky, Farhadi, Puiu, Almodóvar e Dolan, ma hanno davanti a sé un percorso forse più difficoltoso.

Due film buoni ma con pochissime chance sono, invece, Death in Sarajevo di Denis Tanovic e Appena apro gli occhi- Canzone per la libertà di Leyla Bouzid.

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Claudio Rugiero

Laureato in DAMS all'Università degli Studi di Torino e diplomato in Filmmaking presso la Scuola Holden, ha frequentato diversi workshop di sceneggiatura e critica cinematografica, formando la sua esperienza anche presso alcuni Festival cinematografici (Torino, Bobbio e Venezia). Già redattore presso "Darkside Cinema" e "L'Atalante", è autore di racconti, soggetti e sceneggiature, nonché regista di un cortometraggio, "Interno familiare". Nel 2016, un suo soggetto per lungometraggio è stato tra i finalisti al Pitch in The Day- Concorso Opere prime.

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