Attualità

Pop Revolution, mostra su Andy Warhol a Cava dei Tirreni

 “Se volete sapere tutto su di me, vi basta guardare la superficie: dei miei quadri, dei miei film e della mia persona. Dietro non c’è niente.” Così amava definire la sua arte Andy Warhol  un artista non convenzionale, paradossale, dissacrante ma anche sincero, che ha saputo legare il suo nome ad un nuovo modo di produrre arte dettando le sue regole, e dando vita alla Pop Art, una vera e propria rivoluzione culturale.

IL MARTE Mediateca Arte Eventi

Fino al 18 giugno 2018, IL MARTE Mediateca Arte Eventi di Cava de’ Tirreni (bellissima ed elegante cittadina dal borgo medievale, non lontano da Salerno), ospita la mostra “Andy Warhol Pop Revolution” a cura di Marzia Pasqualone.

Questa è la quarta Grande Mostra dopo quelle dedicate a Marc Chagall, Joan Mirò e Pablo Picasso, che rende omaggio ad uno degli artisti più innovativi del XX secolo che ha reinventato il concetto di espressione artistica, diventando un vero e proprio archetipo per le generazioni a venire, ispirando non solo pittori, ma anche stilisti, fotografi, musicisti e registi.

Nelle sale di questo meraviglioso complesso della Città Metelliana, sono esposte 46 opere a testimonianza di quello che è considerato uno dei maggiori esponenti della pop art,  Le opere in mostra, provengono dalla Galleria Deodato Arte.

La Mostra gode inoltre del patrocinio del Consiglio Regionale della Campania, della Provincia di Salerno, del Comune di Cava de’ Tirreni e del Matronato della Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee. Tra i partner dobbiamo segnalare la BNL per Telethon, la Fondazione Sinapsi, l’Associazione C’è cultura su Marte e MusEolo.

Mostra Andy Warhol

ANDY WARHOL  POP REVOLUTION”

C’è da dire che è la prima volta che in Campania e, più in generale nel sud Italia, arriva una mostra con così tante opere di Andy Warhol, alcune addirittura inedite, come le sperimentazioni digitali di Warhol, opere che sono state da lui prodotte con il software Graficraft del mitico Amiga 1000, il primo personal computer multimediale che 30 anni fa scelse Andy Warhol come testimonial per realizzare un’opera al Lincoln Center di New York. A Cava dei Tirreni, quindi, nella mostra alla Mediateca Marte è possibile vedere delle opere che rimasero su dei vecchi floppy disk negli archivi della Warhol Foundation e che furono ritrovate nell’aprile del 2014 e recuperate quasi tutte grazie a software particolari.

Il pregio di questa mostra è di essere completa e ben allestita. Mano mano che si attraversano le sale si snoda un racconto che non solo rappresenta l’evoluzione di un artista eccezionale, visionario e precursore dei suoi stessi tempi, ma anche la creazione di un genere: quello dell’arte seriale popolare, di cui Warhol fu maestro sperimentatore prima, e abile imprenditore poi.

A trentuno anni dalla morte, vedendo le sue opere possiamo affermare che il mondo è diventato come lui lo aveva serigrafato. In esse si legge tutto il disincanto di un artista che vede l’arte assoggettata alle leggi del mercato e privata di purezza. Più che un Arte Pop, è un arte di massa, ossia prodotta in serie e pertanto anonima, come solo possono essere i tanti oggetti che popolano il vivere quotidiano e che sono volutamente banali. Eppure questi prodotti diventano la specifica più nota dell’arte di Andy Warhol, il cui obiettivo era porre l’attenzione su questi oggetti, talmente ordinari da provocare scalpore. Ecco, allora che lo stesso oggetto quotidiano, riprodotto in serie, assume una forte valenza simbolica, fino ad assumere le connotazioni di una vera opera d’arte.

Le opere di Andy Warhol si riconoscono subito, hanno un impatto visivo che nessun altro artista è mai riuscito ad ottenere: infatti nessuno, fino a quel momento, era abituato ad osservare il volto di Marilyn Monroe, quello di Mao tse Tung o Lisa Minnelli, come modelli di comunicazione.

Osservando attentamente le opere in mostra emerge in maniera dirompente il concetto innovativo che Andy Warhol vuole trasmettere: ovvero la forza che le immagini esercitano sulle menti delle persone. Quindi da qui ne deriva che l’arte va consumata, proprio come un qualsiasi oggetto commerciale, e va replicata in un moto perpetuo, modificandone i contorni, ma non i concetti, mostrando sempre una grande attenzione al colore e alle sue sfaccettature.

In questa stessa mostra, oltre alle opere di Warhol è possibile ammirare anche opere di altri artisti quali Marco Lodola, Mr. Brainwash, Takashi Murakami, Felipe Cardeña, Tomoko Nagao, Mr. Savethewall, e altre opere che vengono da collezioni private tra cui alcune di Keith Haring.

 

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Antonio Caporaso

Antonio Caporaso è nato a Salerno, vive a Portici. Laureato in Giurisprudenza, è fotoreporter dal 1990. Insieme con Jacopo Naddeo, dal 2016 ha costituito un laboratorio per le arti fotografiche in Pellezzano (Sa). Ha partecipato a numerose mostre e concorsi fotografici. Scrive libri e collabora con alcune riviste e case editrici nazionali.
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