Processo Costa Concordia: Schettino in Cassazione giovedì

A fare ricorso alla Cassazione sia Schettino che la Corte d'Appello di Firenze

Questo giovedì mattina, in cassazione, inizierà l’udienza del processo che vede coinvolto l’ex comandante Francesco Schettino, ritenuto il principale responsabile dell’incidente successo alla nave da crociera Costa Concordia, incidente causato da un incauto avvicinamento all’Isola del Giglio la sera del 13 gennaio 2012, concluso con l’urto sugli scogli, e nel quale perirono 32 persone, tra passeggeri e membri dell’equipaggio.

A ricorrere alla Corte Suprema sia Schettino, che ritiene eccessiva la condanna inflittagli di 16 anni ed 1 mese di reclusione, sia la Procura della Corte di Appello di Firenze, la quale aveva chiesto ben 27 anni di carcere per l’ex comandante, dato che secondo essa Schettino, oltre all’errata manovra, si rese reo anche di aver abbandonato la nave mentre le operazioni di evacuazione erano ancora in corso e sulla Concordia si vivevano attimi di assoluto terrore. Tra le varie accuse le più gravi sono: omicidio colposo plurimo, lesioni plurime colpose, naufragio colposo, abbandono di nave, mancate comunicazioni alle autorità marittime.

Questa maxi-udienza, dopo che la costituzione delle parti civili che non hanno ancora raggiunto un accordo definitivo di transazione con Costa, verrà poi aggiornata ad altra data; la data prevista era il 4 maggio, ma in quel giorno c’è la settimana di sciopero delle penali, per cui molto probabilmente il tutto verrà rinviato a data da destinarsi. L’unica certezza è che i tempi per agire non potranno essere eccessivamente lunghi dato che il 14 luglio del 2019 gli eventuali reati cadranno in prescrizione. Al momento l’ipotesi più probabile è quella che vede la conferma dei 16 anni e 1 mese di reclusione, come deciso dai processi di 1′ e di 2′ grado.

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Sognatore per antonomasia, ritiene che la verità vada ricercata e non creduta per sentito dire. Appassionato di testi antichi i quali ritiene vadano letti per ciò che raccontano, senza volerne alterare il significato, con figure retoriche inesistenti, per veicolare una verità che non esiste. Poeta spesso malinconico. Ama definirsi "Destista"