Cronaca

Protesta del latte in Sardegna: Motivazioni

Invasa dalla protesta contro il crollo del prezzo del latte, la Sardegna è stata inondata dal getto di migliaia di litri di latte. Dopo episodi di pubblica affermazione e a seguito dei tentativi di confronto con i giocatori e la società del Cagliari Calcio, la contestazione dei pastori sardi arriva al caseificio Pinna di Thiesi (Sassari), una delle più grandi industrie del settore caseario sardo. Davanti allo stabilimento e agli uffici dell’azienda, alcuni contestatori avrebbero svuotato all’esterno e all’interno degli uffici bidoni contenenti 50 litri di latte cadauno, dopo averne già dispersi sull’asfalto circa 30mila. La protesta giunge oggi nello scalo di Porto Torres, a Sassari, dove oltre un centinaio di allevatori, fermato un mezzo trasportatore di carni suine francesi, hanno gettato gran parte del carico a terra, chiedendo l’intervento delle autorità sanitarie e denunciando “le pessime condizioni della merce destinata al mercato locale”. Un’azione placata dalle forze dell’ordine, la cui soluzione non sembra plausibile neppure pensando ad un dialogo costruttivo. I pastori, sostenuti talvolta dai Medici Veterinari della Sardegna, rivendicano imperterriti il valore della propria produzione, per di più con il sostegno esplicito del ministro delle Politiche Agricole e del Turismo Gian Marco Centinaio: “Hanno ragione, hanno perfettamente ragione, poi le modalità le lascio a voi. Sabato e domenica sarò in Sardegna perché voglio parlare con loro, sapere da loro se quello che decideremo è una cosa che può essere accettata. Non posso pensare che ci siano operatori che vengono pagati così poco”  afferma il ministro.

Un’insurrezione ormai in corso da giorni, che richiede un intervento decisivo a livello istituzionale. Secondo gli ultimatum odierni, se non si troverà una soluzione in pochi giorni alla vertenza sul prezzo del latte, sarà annunciato il blocco dei seggi in tutta l’Isola per le elezioni regionali di domenica 24 febbraio. L’annuncio, derivante dal coordinamento dei pastori, reclama il ricorso a mezzi d’intervento nel minor tempo possibile, minacciando di un eventuale blocco della regione in fase d’impegno politico ed elettorale. Aggiungono: “Non entrerà nessuno a votare: non è che non andiamo a votare, non voterà nessuno, blocchiamo la democrazia, ognuno si assuma le proprie responsabilità”.

Contro le logiche di un mondialismo capitalista prevaricante, una mano d’opera ereditaria di tradizione e dedizione, è oggi in preda ad una chiara manifestazione di disagio e perdita. Lo diffondono le voci del web e le video testimonianze dei lavoratori sardi, in balìa di logiche economiche ostili al loro stesso operato, ma ancora decisi a difendere il ruolo nazionalmente rivestito nel corso di questi anni.

 

 

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