Protesta studenti contro alternanza scuola-lavoro: siamo manodopera a basso costo

Gli studenti denunciano la loro condizione: "siamo merce nelle mani delle aziende, manodopera a basso costo".

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Comincia oggi il primo sciopero organizzato da un collettivo di studenti medi e universitari i quali si riuniranno nelle piazze di tutta Italia per protestare contro l’alternanza scuola lavoro, le scarse risorse riservate all’istruzione pubblica e le condizioni dell’edilizia scolastica.  Alle manifestazioni, indette in 70 città, i ragazzi si presenteranno tutti in tuta blu, per scioperare contro lo sfruttamento, davanti ad aziende e uffici scolastici regionali. A fondamento della protesta, gli studenti portano statistiche che non lasciano spazio ai fraintendimenti, dopo una ricerca dell’Uds emerge che il 57% degli studenti è costretto a seguire percorsi di alternanza non attinenti al proprio corso di studi, il 40% ha dichiarato violazioni dei diritti sul luogo di lavoro, il 38% ha dichiarato di essere stato costretto a pagare per seguire un percorso obbligatorio.

Afferma Francesca Picci, coordinatrice nazionale dell’Unione studenti; “questo è il primo sciopero contro l’alternanza scuola lavoro, chiediamo al ministero dell’Istruzione che fine abbia fatto lo statuto delle studentesse e degli studenti in alternanza scuola-lavoro e il codice etico per le aziende. Siamo stanchi di aspettare. Viviamo sulla nostra pelle i disagi di questo modello di alternanza scuola-lavoro, noi siamo studenti, non merce nelle mani delle aziende

Claudia Pratelli, responsabile scuola del partito di Sinistra italiana, così si esprime: “non andranno a scuola e non si presenteranno nelle aziende o negli enti presso i quali svolgono i percorsi di alternanza. Si sottrarranno per un giorno a percorsi che sono spesso squalificati e svilenti, a volte addirittura pericolosi. Si sottrarranno a un meccanismo che produce sfruttamento. Siamo dalla loro parte”. È con la legge 107 che è stato introdotto l’obbligo dell’alternanza, e con questo: “disastri, di cui ne pagano le conseguenze ragazze e ragazzi che perdono ore di scuola per essere scaraventati in esperienze spesso inadeguate rispetto alla capacità formativa. Esperienze che si traducono troppe volte in vero e proprio lavoro gratuito. Per questo motivo la battaglia degli studenti riguarda un mondo del lavoro impoverito e precario, riguarda quei quasi 4 milioni di lavoratori in nero di cui l’Istat ha dato conto, riguarda tutte e tutti coloro chiamati a ‘regalare’ lavoro in cambio di chissà quale futuribile opportunità”. Queste le parole della Sinistra italiana.

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Ribadisce la ministra Fedeli “l’alternanza scuola-lavoro serve per dare nuove competenze trasversali ai ragazzi”. Sottolinea che non c’è alcuno sfruttamento, non si è mai parlato di apprendistato, ma semplicemente di innovazione didattica.  “Sicuramente, bisogna controllare di più, è il lavoro che sto facendo da quando sono arrivata

 La protesta è anche degli universitari

In piazza ci saranno anche gli universitari per denunciare i tirocini-sfruttamento. “Siamo stanchi di vedere i nostri percorsi di studi degradati a manodopera a basso costo per enti, privati e imprese, con la campagna Formazione precaria abbiamo lanciato un’inchiesta, con lo scopo di portare alla luce lo sfruttamento nei percorsi accademici” afferma Andrea Torti, coordinatore nazionale di Link Coordinamento universitario.

 

Ecco cosa servirebbe agli studenti

Servono maggiori risorse, per un’ Istruzione gratuità ma di qualità. “La scuola e l’università non devono essere asservite al profitto degli sfruttatori, semmai devono cambiare il mondo del lavoro. L’istruzione deve essere garantita a tutti abolendo il numero chiuso all’università e istituendo il reddito di formazione universale” dice Martina Carpani, coordinatrice nazionale di Rete della conoscenza.

 

Così si pronuncia l’Ibm

Enrico Cereda, presidente e amministratore delegato di Ibm Italia, afferma: “l’alternanza scuola lavoro rappresenta uno dei più efficaci strumenti per avvicinare i percorsi formativi delle scuole al mondo del lavoro. La Germania, che con grandi sforzi è riuscita a farlo, beneficia oggi di quei risultati con un’economia forte e trainante per l’Europa. Come per tutte le cose, anche questo tipo di programma può essere oggetto di miglioramenti ma la sua indispensabilità va sottolineata con forza”