Referendum 4 dicembre 2016, cosa cambia se vince il Si?

Referendum 17 aprile, Affluenza alle ore 19.00

Mancano poche ore al Referendum Costituzionale, fissato per il 4 dicembre. Gli italiani saranno chiamati a dare il proprio assenso o diniego su: abolizione Cnel, province e riduzione del Senato. Nel caso vincesse il No, tutto resterebbe come prima, ma nel caso di vittoria del Sì, Palazzo Madama cambierà completamente partendo proprio dal numero di membri.

I senatori diventeranno solo 100 dai 315 attuali: 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 senatori di nomina presidenziale (i senatori a vita). Ciascuna regione dovrà avere non meno di 2 senatori (un sindaco e un consigliere). Per quanto riguarda i senatori a vita, dureranno solo 7 anni, tanti quanti il Capo dello Stato che li ha nominati e non potranno essere confermati per un secondo mandato. Tra di loro ci saranno anche gli ex Presidenti della Repubblica nominati senatori a vita al termine del mandato, salvo rinuncia. Per essere eletti senatori, inoltre, si deve aver compiuto i 18 anni d’età, rispetto agli attuali 40 d’età minima per presentarsi come candidato. La durata del mandato dei senatori sarà la stessa degli organi delle istituzioni territoriali nei quali sono stati eletti.

Ci saranno continue elezioni nel Senato (per via dello scioglimento dei consigli regionali) e l’assemblea di Palazzo Madama non sarà mai sciolta completamente: né ogni 5 anni, come Montecitorio, né in via anticipata. Periodicamente rinnovata, anzi, il Senato potrebbe cambiare maggioranza politica anche più volte nel corso della legislatura corrente. Nel caso passasse il Sì, in più, per eleggere i nuovi senatori regionali ci sarà una legge ordinaria, da varare entro 6 mesi dall’approvazione della riforma, che stabilirà le modalità di voto.

Sulla conformità delle scelte dei cittadini, è stata tuttavia già depositata la proposta “Chiti”. Tale proposta suddivide il territorio delle regioni in tanti “collegi”: per ogni collegio può essere presentato un solo candidato da ciascuna lista. Con questo ddl l’elettore dunque riceverà il giorno delle elezioni due schede: una per il rinnovo del consiglio regionale, l’altra per i senatori attribuiti alla regione che, se eletti, saranno anche consiglieri regionali. Nel frattempo, in attesa della nuova legge, varranno le disposizioni transitorie così come stabilite dall’art.39. Per quanto riguarda gli stessi senatori l’indennità viene abolita: manterranno uno stipendio da sindaco o da consigliere regionale, con diaria e rimborso spese per l’esercizio del mandato. In aggiunta ci sarà l’immunità parlamentare per i senatori: non potranno essere arrestati o sottoposti ad intercettazioni senza l’autorizzazione del Senato.

Cambio quasi radicale anche in quanto a funzioni. Se la Camera ha la funzione d’indirizzo politico, il controllo dell’operato del governo e “la fiducia”, il Senato non solo dovrà rappresentare le istituzioni territoriali (controllore delle politiche pubbliche e pubblica amministrazione), ma si occuperà anche di Europa in materie comunitarie e trattati Ue.

Inoltre il Senato dovrà eleggere due giudici della Corte costituzionale mantenendo le competenza legislative generali solo in alcuni ambiti. Tra questi ci sono le leggi costituzionali, le leggi elettorali, referendum popolari, minoranze linguistiche e le leggi relative ai territori. La funzione legislativa ordinaria è esercitata dalla sola Camera dei deputati, ma ogni disegno di legge approvato da Montecitorio, viene inviato al Senato. Palazzo Madama, entro 10 giorni, può esaminarlo e proporre entro 30 giorni, modifiche del testo. Le modifiche andranno comunque viste ed approvate dalla Camera, che si pronuncerà in via definitiva. Cambia anche il ruolo del presidente del Senato: nel caso passasse il sì, il presidente del senato non avrebbe più a sostituire il presidente della repubblica nel caso di necessità. Ma il ruolo andrebbe direttamente al presidente della Camera, divenendo il “numero due” dello Stato.

Referendum Costituzionale 2016 Sondaggi: Aggiornamenti al 3 dicembre