Musica

”Sad Dolls and Furious Flowers” album Dead Cat in a Bag: Uscita e Canzoni

Hanno chiamato un bel po’ di amici musicisti il trio dei Dead Cat in a Bag per quest’album nuovo. Luca “Swanz” Andriolo alla voce, alle chitarre, alle percussioni; Andrè Bertola al violino e Scardanelli al piano. Suonano anche altri strumenti e assieme agli altri musicisti, questo disco vicino al folk nelle viscere della terra, diventa un viaggio emozionante pieno di pagine fitte di storie da raccontare.

Ci sono delle canzoni che sembrano prometterti che andrà tutto bene: le canzoni lecca ferite che giocano questo ruolo consolatorio nel presente e positivo, incoraggiante per il futuro. I Dead Cat in a Bag da quel che percepisco all’ascolto appartengono fortemente a questa categoria.

Una porta cigolante si apre per il vento insistente che entra dentro tremando in “Sad Dolls” con Kim Williams che annuncia che è davvero troppo tardi per rimediare.

“Not a Promise” con il cantante che incanta con il suo discorso amoroso rotto quasi dal pianto e una tromba, quella di Ivan Bert, porta alla tristezza un fiore. Francesca Musnicki alla viola, al violino e al violoncello riempie le pieghe di storie magiche e così si può andare avanti in qualche modo consolati.

In “The Voice You Shouldn’t Hear” la sensualità di un violino suonato con un approccio rock che si contrappone al noise fa da intervallo alla calma e delicatezza delle ballate mormorate, come la malinconia dei nonni avvinti da troppi ricordi il “The Place You Shouldn’t Go”.

“Le Vent” mentre le foglie si accarezzano tra di loro ci si perde dentro i propri ricordi con lei, quando ancora ci apparteneva ma ormai il vento li sta facendo volare via e il violino ne accompagna il viaggio verso l’oblio.

Una versione molto elegante e carnale di “Venus In Furs” di Lou Reed, dove Swanz con la voce riesce e coinvolgere ed emozionare con rispetto verso l’autore, come anche in “The Clouds” dalla canzone “Che cosa sono le nuvole” di Domenico Modugno.

Alla guida degli strumenti elettronici Carlo Barbagallo, super ospite in alcuni brani, ma dà il suo meglio nell’ottima “Furious Flowers” che chiude il disco dove una  sorta di passeggiata storta con i tasti di un piano che si tengono per mano per non cadere e verso la fine la melodia del violino rafforzata dalla mandola e dal flauto armeno: il duduk fanno diventare l’atmosfera più armonica e danno la buonanotte.

Un disco da brividi emozionali.

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