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Scandalo Facebook: inserzionisti britannici minacciano di abbandonare il Social

Le scuse e l’ammissione di responsabilità da parte di Mark Zuckerberg arrivate sul suo profilo social nella serata di ieri non sono bastate a tranquillizzare gli animi dei mercati e a rassicurare gli inserzionisti. Anzi proprio questi ultimi minacciano di abbandonare il Social Network dopo lo scandalo datagate e il sospetto di abuso dei dati di oltre 50 milioni di utenti. Ciò sarebbe emerso da una riunione dell’ISBA, il massimo organismo che rappresenta le maggiori agenzie pubblicitarie della Gran Bretagna.

Il troppo è troppo” riferisce David Kershaw, proprietario del colosso M&C Saatchi, il quale conferma anche che la minaccia di passare ad altre piattaforme non è affatto un bluff in mancanza delle dovute garanzie a tutela dei dati personali e sulla sicurezza degli stessi. Intanto dopo un leggero rialzo il titolo di Facebook subisce un ulteriore crollo perdendo l’1,63%.

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Mozilla stoppa le campagne pubblicitarie facebook

Dalle minacce c’è chi è passato direttamente all’azione: stiamo parlando di Mozilla. L’organizzazione no – profit, ideatrice del brower FireFox, ha deciso di sospendere le campagne pubblicitarie sul social Facebook, in seguito allo scandalo dei datagate. Mozilla riconosce, e fondamentalmente apprezza, la piattaforma social come ottimo mezzo di Advertising. Facebook è una delle migliori piattaforme, non a caso la stessa Mozilla vanta 2 miliardi di utenti, “per raggiungere il pubblico per tutte le aziende e gli sviluppatori, sia che si tratti di una società multimiliardaria sia di una non-profit. Ma” – aggiunge l’organizzazione – “la notizia ci ha spinti a esaminare un po’ più a fondo le attuali impostazioni di privacy predefinite di Facebook, dal momento che supportiamo la piattaforma con il denaro che spendiamo in annunci pubblicitari. Anche se crediamo di dover ancora imparare molto, abbiamo riscontrato che le impostazioni predefinite garantiscono ancora l’accesso a molti dati, in particolare in relazione alle app di terze parti“. Dunque solo quando le misure proposte da Zuckerberg verranno attuate, Mozilla deciderà di ritornare indietro.

Dopotutto la stessa Organizzazione ha tenuto a precisare come anche una petizione online abbia chiesto a Facebook di bloccare le impostazioni circa le autorizzazioni ad app terze al fine di garantire una più corretta privacy per l’utente finale. Quelle attuali, sempre secondo Mozilla, “lasciano molte domande e molti dati in giro. Se giochi, leggi notizie o fai dei quiz su Facebook, è probabile che tu stia facendo quelle attività tramite app di terze parti e non attraverso Facebook stesso. Le autorizzazioni predefinite che Facebook offre a quelle terze parti attualmente includono i dati della tua formazione e lavoro, la città corrente e i post sulla tua cronologia“.

Le minacce da parte dell’ISBA

L’Isba intanto fa sapere che intende fare sul serio e vuole esercitare una pressione concreta sull’ideatore di Facebook. L’organismo vanta al suo interno oltre 3000 aziende, una forza notevole se si pensa al mercato britannico. Non la M&C Saatchi, il tuo proprietario afferma che ” dal punto di vista dei consumatori i social network restano un servizio straordinario in cambio del quale tu condividi i tuoi dati. Ma credo sia un accordo che la maggior parte dei consumatori accetta solo finché quei dati non vengono fatti oggetto di abuso, come accade ora“, ma anche la multinazionale Unilever, che per voce del suo manager marketing sostiene il boicottaggio di Facebook e non solo. “Non possiamo avere un ambiente nel quale i nostri clienti non si fidano di quello che trovano online” – afferma senza mezzi termini Keith Weed.

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Twitter e Google finiscono nel ciclone

Anche se non direttamente coinvolte, anche Twitter e Google finiscono inesorabilmente per subire la stessa sorte di Facebook. In borsa entrambe perdono: 1,66% per Google e 2,05% per Twitter. Entrambe, assieme al colosso Social, sono coinvolte nel Russiagate: le loro piattaforme sono state usate per creare Troll ad hoc, di origine russa, per fare propaganda e influenzare le ultime elezioni americane che hanno visto trionfare sempre lui, Donald Trump.

Le falle nei sistemi di sicurezza tra le aziende della Silicon Valley appare ora evidente e chiaro a tutti. Il direttore della sicurezza informatica di Twitter, Michael Coates, ha usato proprio un tweet per annunciare come il suo tempo nei social stia per giungere al termine. Non va meglio in casa Google, dove Michael Zalewsky, direttore dell’Information Security Engineering, ha annunciato sempre tramite tweet che dopo 11 anni lascerà l’azienda di Mountain View.

Gli effetti negativi dello scandalo datagate iniziano a produrre i primi sintomi di una bomba che sembra aver un raggio ben più ampio di quello sino ad ora immaginato. Di sicuro siamo solo agli inizi di una lunga battaglia informatica, economica e soprattutto politica.

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Davide D'Aiuto

Laureato in Scienze dell'Informazione editoriale, pubblica e sociale, amo scrivere più di qualunque altra cosa al mondo. Il giornalismo è la mia vita. Quando non scrivo viaggio e scatto fotografie perché adoro scoprire il mondo e leggerlo come un libro.
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