Scandalo Facebook, Zuckerberg: “Abbiamo sbagliato”

L’ideatore di Facebook avverte: useranno ancora Facebook per condizionare le elezioni di metà mandato americane.

Zuckerberg

Sono responsabile di quello che è successo. Abbiamo fatto degli errori, c’è ancora molto da fare. Abbiamo la responsabilità di proteggere le vostre informazioni” – scrive così il suo primo messaggio Mark Zuckerberg in risposta alle critiche piovute negli ultimi giorni circa lo scandalo legato alla vendita di oltre 50 milioni di account Facebook alla Cambrigde Analytica.

Abbiamo la responsabilità di proteggere i vostri dati, e se non riusciamo a farlo non meritiamo di essere al vostro servizio. Stiamo lavorando per capire esattamente cosa è successo e assicurarsi che non accada mai più. La buona notizia è che molte misure per prevenire tutto questo sono state già prese anni fa. Chiedo scusa e sono disponibile a testimoniare davanti al Congresso americano” – conclude così il suo lungo post sulla sua pagina Facebook. Sicuramente è un Mark scosso quello che scrive, che sa di avere tutti gli occhi del mondo puntati addosso e che attendono sue risposte concrete.

Cambridge Analytica

Il programma Cambridge Analytica

Il programma di raccolta e analisi dei dati fu avviato da Cambridge Analytica sotto la supervisione si Steve Bennon, stratega della campagna politica e uomo di fiducia di Donald Trump. Chris Wylie, la talpa che ha smarcherato il giro dei dati, ritiene che Bennon, tre anni prima di entrare alla Casa Bianca, abbia attuato un piano ambizioso: costruire profili ad hoc e precisi di milioni di elettori americani su cui testare i messaggi populisti e verificarne la loro presa ed efficacia. Un’analisi inquietante, se confermata, dal momento che l’intera campagna politica Trump si è basata su slogan populisti.

Intanto Alexander Kogan non ci sta a passare per il capro espiatorio. “Mi usano come capro espiatorio, sia Facebook sia Cambridge Analytica, ma la verità è che tutti sapevano tutto e tutti ritenevamo di agire in modo perfettamente appropriato dal punto di vista legale” – ribatte ai microfoni di Bbc Radio 4. Lo psicologo di Cambridge e ideatore dell’app con cui ha raccolto e analizzato i dati per poi rivenderli alla C.A. nega di aver ingannato chiunque e ritiene quei dati ininfluenti nella schiacciante vittoria ottenuta da Trump.

La mia idea – dice ancora alla Bbc – “è che mi vogliono usare fondamentalmente come capro espiatorio, sia Facebook sia Cambridge Anayltica. Mentre noi onestamente pensavamo di agire in modo perfettamente appropriato, pensavamo tutti di fare una cosa davvero normale.” Ma cosa c’è di davvero normale in tutto questo flusso di dati? Lo stesso Kogan afferma che gli stessi fossero più adatti a danneggiare la campagna del miliardario newyorkese piuttosto che favorirla. Dunque sarebbe solo un’esagerazione tutta questa situazione.

L’allarme di Zuckerberg

A smentire le parole di Kogan ci pensa lo stesso Zuckerberg che lancia un allarme serio. ” Sono certo che qualcuno sta cercando di usare Facebook per influenzarle“, riferendosi alle elezioni di metà mandato nel quale gli americani saranno chiamati a rinnovare gran parte del congresso americano. “Sono certo che c’è una seconda edizione di tutto quello che è stato lo sforzo della Russia nel 2016, ci stanno lavorando. E sono certo che ci sono nuove tattiche che dobbiamo essere sicuri di individuare e fronteggiare” – prosegue l’ideatore di Facebook in un’intervista alla CNN.

In questo frangente il colosso dei Social torna a salire in borsa dello 0,77%, poco rispetto agli ultimi anni, ma la parola di proteggere le informazione delle persone da parte di Zuckerberg inizia a dare frutti.

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La Class Action e i dubbi europei

L’America ha deciso di difendersi e dunque è scattata la prima class action contro Facebook e Cambridge Analytica. L’azione legale è stata presentata presso la Corte di San Josè in California e verte sulle motivazioni di richiesta danni derivate dalla mancata protezione dei dati. Quest’ultimi, raccolti senza il consenso e l’autorizzazione degli utenti, avrebbero, secondo i legali, avvantaggiato la campagna e la vittoria di Donald Trump.

I sospetti si allargano anche all’Europa e nella fattispecie alla Gran Bretagna. Theresa May si dice preoccupata dai sospetti di abuso dei dati di milioni di utenti facebook da parte delle due società. Per questo ha incoraggiato l’authority garante della tutela dei dati personali di indagare a fondo nella faccenda e ha intimato sia Facebook, sia la Cambridge Analytica a collaborare. Intanto però spuntano indiscrezioni circa l’eventuale coinvolgimento in alcuni progetti del Ministero della difesa britannico con la Scl, società di consulenza da cui è nata la Cambridge Analytica. Fino al 2013 il Ministro ha accordato un posto in una determinata lista, una sorta di lasciapassare, accordato ad aziende che lavorano per il governo in settori sensibili e ammesse alla conoscenza di determinati dati riservati.

Il garante della Privacy Antonello Soro, intervenuto a Sky TG 24, ha dichiarato come “La dimensione degli utenti su Facebook  è così grande da condizionare gli sviluppi dell’umanità. Quando questo potenziale è usato per mandare a un numero elevato di utenti una serie di informazioni selettivamente orientate per poi condizionare i singoli comportamenti, questo passaggio cambia la natura delle democrazie nel mondo e l’allarme deve essere altissimo“.

In Italia l’attenzione resta alta

Intanto in Italia l’attenzione resta alta sulla possibile vendita di informazioni circa gli utenti italiani. “Al pari delle associazioni dei consumatori americane, il Codacons sarà la prima organizzazione italiana a depositare una class action contro Facebook. Se saranno accertate condotte illecite circa l’uso dei dati sensibili degli utenti, la loro profilazione a fini politici e l’avvio di campagne di comunicazione a carattere elettorale, chiameremo la società a rispondere dei danni prodotti ai cittadini italiani iscritti al social network” – ad annunciarlo è il presidente Carlo Rienzi, che si dice pronto a difendere oltre 30 milioni di italiani che sarebbero stati danneggiati moralmente da un eventuale utilizzo illegale dei propri dati.

Se vogliamo essere noi e non un inafferrabile Grande Fratello a decidere il nostro destino, dobbiamo sbrigarci a costruire un quadro regolatorio che protegga la democrazia, ma dobbiamo anche indagare a fondo su cosa è successo in questi anni. Per questo il mio primo atto da parlamentare sarà la proposta di legge per l’istituzione di una commissione d’inchiesta sul caso di Cambridge Analytica e sulle fake news, anche alla luce di quanto ha confermato l’Agcom, ovvero che nel 2012 quelle tecniche sono state utilizzate anche da un partito italiano” – è quanto chiede Michele Anzaldi del PD, precisando ancora come “ l’enorme potere di Facebook e degli altri social network sta proprio in questo. Nella capacità di guidare i nostri comportamenti, facendoli aderire ai desideri dell’inserzionista. Questo potere ha spostato la pubblicità dalla tv e dai giornali per concentrarla nei social network. Ma un conto è se in ballo c’è la vendita di un prodotto. Un altro, è se l’elezione di un presidente o la permanenza di uno stato nell’ Ue dipendono non dalla volontà dei cittadini ma da un algoritmo, magari creato con il supporto e i fondi di uno stato estero. La premessa di questi meccanismi è l’eccessiva libertà d’azione concessa ai social network, se non vere e proprie irregolarità e illeciti, nel trattare i nostri dati. Lo scandalo di Cambridge Analytica ha dimostrato che siamo di fronte a rischi democratici pericolosissimi.

Se tornassimo indietro di oltre 50 anni, nel 1949, vedremmo come le parole, gli eventi, la società descritte da un visionario dell’epoca chiamato George Orwell, narrata egregiamente nel libro 1984, siano di grandissima attualità. Un passò di quel libro mi colpì. ” Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero sia libero, gli uomini siano gli uni diversi dagli altri e non vivano in solitudine… a un tempo in cui la verità esista e non sia possibile disfare ciò che è stato fatto: dall’età dell’uniformità, dall’età della solitudine, dall’età del Grande Fratello, dall’età del bipensiero… Salve!

Pubblicato da Davide D'Aiuto

Laureato in Scienze dell'Informazione editoriale, pubblica e sociale, amo scrivere più di qualunque altra cosa al mondo. Il giornalismo è la mia vita. Quando non scrivo viaggio e scatto fotografie perché adoro scoprire il mondo e leggerlo come un libro.