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Scandalo Facebook: Zuckerberg parla al Senato

E’ il Ceo di Facebook, Mark Zuckerberg contro 44 Senatori americani. L’ideatore del Colosso Social si presenta in aula con un completo blu, teso, occhi sbarrati e una folla di fotografi e giornalisti pronto ad accoglierlo. Sarà l’audizione più importa che dovrà affrontare: lo scandalo Cambrigde Analytica pesa come un macigno sulle sue palle e l’America ha preteso spiegazioni esaustive.

La sua difesa era già stata pubblicata e dunque Mark Zuckerberg, dopo le scuse via social, era pronto a farlo in pubblico, a mostrare i primi passi di cambiamento che la sua azienda è pronta a fare e a compiere. Lui che in pubblico ha avuto sempre difficoltà e non si è mai dimostrato sicuro, non è a suo agio nemmeno dinanzi i 44 senatori.

Verso un nuovo Facebook

La prima parola spetta al Ceo che inizia ricordando come il popolare Social Network sia nato in una stanza, la sua, di un College americano. Una giustificazione per gli errori, da trentatreenne e giovanissimo, che sono stati ampiamente commessi e che non nega. Una strategia, probabilmente studiata a tavolino, per risultare più umano, più semplice e meno complicato di come vogliano farlo apparire, con l’ingenuità e l’inesperienza tipica di un ragazzino alle prime armi.

Ma c’è dell’altro, molto altro. “Non è sufficiente costruire strumenti, dobbiamo assicurarci che vengano utilizzati a fin di bene. Sappiamo che Cambridge Analytica potrebbe aver raggiunto 87 milioni di persone. Ci vorrà del tempo, ma andremo fino in fondo e ci assicureremo che non accada più“. Un’inversione di rotta molto forte che fa presagire “un cambiamento filosofico più ampio” all’interno dello stesso Facebook. Si ritiene colpevole, rispendendo ad una domanda di un senatore, circa i contenuti della piattaforma. “Sono d’accordo, siamo responsabili del contenuto” – sostiene lo stesso Mark: una prima vera rivoluzione nel mondo tecnologico dal momento che moltissime aziende preferiscono presentarsi come semplici piattaforme neutrali e non Media Company.

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Cambridge Analytica e i Troll russi

Come mai nel 2015, quando avete capito che Cambridge Analytica era entrata in possesso di quelle informazioni, non avete avvertito gli 87 milioni di utenti?” E’ il senatore Bill Nelson a porre questa domanda al fondatore del Colosso Social entrando nel merito del caso. “Abbiamo chiesto di cancellare quei dati a Cambridge Analytica e ci siamo fidati della risposta. E’ stato chiaramente un errore. Non è facile evitare gli sbagli quando si costruisce un’azienda del genere in un garage nel 2004 e si arriva a due miliardi di utenti” – risponde secco Mark, ammettendo sempre con la stessa ingenuità, o superficialità, gli errori che potevano essere evitati a priori.

Subito dopo è il turno della senatrice Dianne Feinstein che chiede ulteriori spiegazioni circa i troll russi e le fake news introdotte nelle pagine americane. “E’ uno degli errori che mi ha più ferito” – ribatte l’amministratore di Facebook – “ma da allora stiamo monitorando molto meglio le elezioni in tutto il mondo. Entro fine anno avremo 20 mila persone dedicate solo alla sicurezza. Abbiamo chiuso 470 account fasulli legati al Cremlino negli Usa e oltre 200 in giro per il mondo.

Non basta questa risposta a tranquillizzare i Senatori tutti, che a più riprese continuano a chiedere numeri precisi e dati precisi. “Mi faccia controllare e tornerò da lei con i dati” si difende Zuckerberg dimostrando anche quanto poco sappia, o ostenti di non sapere, sulle dinamiche che si sono sviluppate e regolano il suo Social.

L’ammissione e il tradimento 

Dalla bocca dell’amministratore del Colosso Social esce però un’ammissione importante, a tratti sconvolgente e pericolosa: i dati raccolti da Kogan, oltre 90 parametri raccolti prima del 2015 tramite l’app This is your digital life su circa 300 mila persone e la loro rete di amicizia raggiungendo quasi 87 milioni di utenti, acquistati poi dalla Cambridge Analytica, sono stati ampiamente venduti anche ad altre società. Zuckerberg si è detto prontissimo ad indagare quali siano tutte quelle app che hanno acquisito impropriamente dati di utenti, come fatto da Kogan, e poi venduti. Dunque non solo Cambridge Analytica, ma potrebbero essere molte di più le società coinvolte.

La frecciata arriva dal Senatore democratico Blumenthal, il quale mette il Ceo dinanzi la cruda realtà: ha tradito il contratto con i suoi utenti nel momento in cui ha sottoscritto accordi con parti terze, cedendo loro i dati di utenti inconsapevoli, prima che ci si rendesse conto dell’errore e delle conseguenze nel 2015. E quindi il Senatore si chiedeva come mai nessuno è stato licenziato per aver gestito in così malo modo l’intera situazione? Una domanda che ha messo in imbarazzo non poco l’ideatore di Facebook, il quale ha preferito il silenzio e qualche incespicata parola, segno di non sapere cosa rispondere.

La posizione politica e il Monopolio

Intanto perviene l’ennesima domanda scomoda. “Siete o non siete una piattaforma neutrale? E qual è la posizione politica dei dipendenti che fanno moderazione?“. A porla, malamente tra l’altro, è il Senatore repubblicano Ted Cruz che incalza Zuckerberg sul tema pericoloso della neutralità. A prova lo stesso senatore Cruz espone un dossier dove viene dimostrato che alcune pagine social, aperte anche da esponenti del partito repubblicano, siano state cancellate e censurate in passato. Zuckerberg saggiamente non risponde, anche a causa della mal formulata domanda.

Il Senatore Graham affronta invece un tema più complesso: la concorrenza di facebook. “Se non voglio comprare una Chevrolet, compro un’altra auto. Ma se non voglio usare Facebook, cosa uso? Quali sono i vostri concorrenti?” domanda il Senatore e l’ideatore di facebook espone una serie di competitors tra i quali ci sono Twitter e Google. Una risposta che non convince questa volta e viene fatto notare come “non le sembra di essere in un monopolio?“. Zuckerberg risponde con una semplicità disarmante tanto da strappare qualche sorriso al pubblico che assiste. Mark non pensa semplicemente di essere in un monopolio.

Facebook gratuito o a pagamento?

L’ennesima domanda di un senatore, si basa sulle recenti dichiarazioni Sheryl Sandberg che in una recente intervista lasciava intravedere una possibilità di mettere la piattaforma a pagamento. “Ci sarà sempre una versione di Facebook gratuita” ribatte Zuckerberg assicurando che ci sarà sempre una piattaforma gratuita. I proventi e i sostentamenti arriveranno dalla pubblicità, ma proprio quest’ultima è stata la causa scatenante di questo scandalo.

Dopo quasi 5 ore di colloquio le risposte date convincono Wall Strett, ma non i senatori forse, dove le azioni di Facebook cominciano a risalire già dalle prime ore di interrogatorio a cui il Ceo si è sottoposto.

In queste 5 ore i senatori che avevano posto le domande piano piano andavano via, un segnale non incoraggiante, liberando sempre più l’aula. Al termine Zuckerberg si è ritrovato completamente solo in aula, segno inequivocabile che a quei senatori importavano di più i 5 minuti di gloria, che la verità ad uno scandalo per molti aspetti inquietanti.

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Davide D'Aiuto

Laureato in Scienze dell'Informazione editoriale, pubblica e sociale, amo scrivere più di qualunque altra cosa al mondo. Il giornalismo è la mia vita. Quando non scrivo viaggio e scatto fotografie perché adoro scoprire il mondo e leggerlo come un libro.
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