Sciopero Femminista Globale dell’8 marzo 2019: Motivazioni

Il movimento italiano contro la violenza di genere promuove l’interruzione delle attività nella giornata internazionale della donna.

Sorto a Roma sotto l’influenza argentina, il movimento “Ni Una Menos” (“Non Una di Meno”) combatte oggi, in Italia e nel mondo, contro la violenza e le gerarchie di genere. Una piattaforma improntata, sin dalla genesi, all’urlo della giustizia e della parità di sessi, sovrastati nel quotidiano da un’oppressione articolata dal carattere strutturale e sistemico.

In Italia una donna su tre tra i 16 e i 70 anni è stata vittima della violenza di un uomo, quasi 7 milioni di donne hanno subito violenza fisica e sessuale. Ogni anno vengono uccise circa 200 donne dal marito, dal fidanzato o da un ex. Un milione e 400 mila donne hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni di età. Un milione di donne ha subito stupri o tentati stupri. 420 mila donne hanno subito molestie e ricatti sessuali sul posto di lavoro. 

Lo sostengono i dati statistici registrati e riportati dal sito ufficiale di Non Una di Meno, caldo dello sciopero indetto nella giornata dell’8 marzo. Il movimento promuoverebbe infatti l’interruzione di tutte le attività, lavorative e non, per le intere 24h della giornata Internazionale della donna. Una ricorrenza dalle sembianze festive che si fa oggi portatrice di tragici avvenimenti, nello scenario di una realtà che, più che la donna, celebra una patriarcale idea della stessa.

“Incrociamo le braccia e rifiutiamo i ruoli e le gerarchie di genere”  recitano i passaparola femministi in voga sul web. Stimolate dall’unione e dalla comune collaborazione ad un progetto che unisce e che deve unire uomini e donne, le iniziative del movimento combattono i passi falsi di una società ancora arretrata. Dagli atti di esplicita violenza ai più taciuti attacchi alle libertà storicamente affermate, Non Una di Meno scende in piazza contro il disegno di legge Pillon, la legge Salvini, la finta flessibilità del congedo di maternità.

Non festeggia, ma reclama diritti, rivendicando la lecita e dovuta possibilità di scelta, autogestione, decisione sulla propria vita e sul proprio corpo. Una piattaforma contestata nelle forme di manifestazione che tuttavia spopola di anno in anno a livello intercontinentale, forte del dialogo e della prosecuzione di una lotta epocale.

“Scioperiamo per inventare un tempo nuovo. Se le nostre vite non valgono, noi scioperiamo!”